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Maggio 2003

 
Notizie politiche

POLITICA INDUSTRIALE

 


Pensare in piccolo e agire insieme

 
    In molte delle recenti comunicazioni della Commissione destinate a migliorare le condizioni in cui opera l'industria, si raccomanda di ascoltare le imprese, di pensare in piccolo, e di coordinare il processo di elaborazione delle politiche.

Raggiungere gli obiettivi europei in campo sociale e ambientale non sarà possibile senza una forte base industriale.

Raggiungere gli obiettivi europei in campo sociale e ambientale non sarà possibile senza una forte base industriale.

U na recente comunicazione della Commissione intitolata La politica industriale in un'Europa allargata ( 1 ) colloca risolutamente la competitività dell'industria manifatturiera al centro degli obiettivi di Lisbona, partendo dall'osservazione che la vitalità e il dinamismo dell'industria sono essenziali per raggiungere e mantenere le ambizioni generali dell'Europa in campo sociale, ambientale e sulla scena internazionale. In particolare, la comunicazione invita ad affrontare l'elaborazione delle politiche mediante approcci settoriali e sottolinea che per creare condizioni adatte allo sviluppo dell'industria nella strategia UE di sviluppo sostenibile sono necessari interventi non solo nell'ambito del pilastro economico, ma anche in quello sociale e in quello ambientale.

Jean-Pierre Bou, della direzione generale per le Imprese della Commissione europea spiega gli antecedenti: "Stiamo osservando che la contrazione dell'industria manifatturiera è solo un'impressione, mentre la crescita del terziario è strettamente collegata all'esternalizzazione e alla ristrutturazione del settore manifatturiero, che quindi presenta un forte aspetto moltiplicatore della crescita economica". Inoltre, dalla complessità dei fattori che incidono sulla competitività industriale e dalla nostra esperienza delle analisi di impatto emerge che è necessario adottare un approccio più coordinato, in cui le politiche sociale, dell'istruzione, del commercio, ambientale e di R&S siano coordinate a sostegno degli obiettivi della politica industriale". In tutti i settori

L'innovazione, la formazione e l'imprenditorialità sono fattori chiave che meritano particolare attenzione e la relazione evidenzia esempi di settori industriali che presentano necessità specifiche:

• L'industria chimica svolge un ruolo fondamentale, perché è un fattore decisivo per gran parte delle produzioni successive ed è una delle principali fonti di introiti da esportazione, ma deve far fronte alla scarsità di competenze e a normative sempre più rigorose in campo ambientale e sanitario. Per questa ragione, per restare competitive le iniziative volte all'elaborazione delle politiche devono avvenire nel contesto trasversale del settore chimico.

• Il settore della biotecnologia è intensamente innovativo e conta su una folta presenza di piccole imprese. A parte alcuni esempi di livello mondiale, in questo settore la capacità innovativa è sempre più distanziata da quella degli Stati Uniti. I tempi di sviluppo troppo lunghi compromettono l'accesso ai finanziamenti; i regolamenti per la protezione dei consumatori aggravano il carico amministrativo; e i brevetti sono un'attività costosa, che spesso scoraggia le imprese dall'innovare. La Commissione ha proposto una strategia integrata che prende in considerazione al tempo stesso le esigenze del settore e le istanze della società, strategia che poggia su una molteplicità di strumenti propri alla tutela dei consumatori, all'ambiente e ad altre aree politiche.

In ogni settore occorre un equilibrio adeguato tra i tre pilastri, ma l'Europa non sarà mai competitiva senza un'industria dinamica. Come sottolinea Bou: "Tutte le aree politiche devono funzionare in modo coordinato se si vuole che le condizioni in cui opera l'industria migliorino e contribuiscano a raggiungere gli obiettivi di Lisbona". Ascoltare attentamente

Un'altra comunicazione, Pensare in piccolo in un'Europa che si allarga ( 2 ) riassume quattro rapporti distinti che insieme formano il "pacchetto PMI". La comunicazione contiene numerosi messaggi riguardanti quello che occorre fare, e riferisce anche i risultati positivi. Il messaggio chiave è che l'Europa deve dare maggiore ascolto alle piccole imprese. Le PMI e i loro dipendenti non sono capaci di far conoscere le proprie istanze, perché possono pensare di avere problemi più urgenti che dialogare con il governo. Renate Weissenhorn della DG Imprese sottolinea che: "Si fa troppo poco perché le piccole imprese vengano ascoltate quando e dove conta, ossia quando le politiche e la legislazione sono in via di preparazione. Vi sono alcune eccezioni: per esempio lo Small Business Council, nel Regno Unito, consiglia il governo in merito alle politiche; le organizzazioni imprenditoriali finlandesi contribuiscono alla stesura dei progetti di legge; e in Danimarca i gruppi di sperimentazione imprenditoriale consigliano in merito all'impatto normativo. Ma ci vuole di più".

Un risultato positivo è che gli Stati membri stanno scambiando buone pratiche e attuano un processo di apprendimento reciproco: un sistema di garanzia di mutui svedese si è ispirato a sistemi analoghi finlandesi e olandesi; una politica dei cluster in Belgio è ispirata a modelli presi in Francia, Austria e in altri paesi. Recentemente la Commissione ha intrapreso un miglioramento delle sue stesse pratiche, introducendo nuove norme minime di consultazione per l'elaborazione delle sue iniziative politiche. Una di queste norme riguarda un periodo di consultazione di otto settimane. Pensare anzitutto in piccolo

L'ascolto non è la sola cosa necessaria, insiste Weissenhorn: "Abbiamo bisogno di una cultura del "pensare anzitutto in piccolo", in tutte le aree del processo di elaborazione delle politiche e della normazione, a tutti i livelli". Poiché le misure nel campo della politica delle imprese sono principalmente di competenza nazionale, è importante diffondere il messaggio di "pensare anzitutto in piccolo". Le piccole imprese, inoltre, sono interessate da svariate aree politiche, come le normative sul commercio, le politiche sociali e sull'occupazione, e le normative ambientali. Nell'organico della Commissione europea è stato creato l'incarico di rappresentante per le PMI per fare in modo che nei servizi della Commissione sia difesa l'esigenza di "pensare anzitutto in piccolo". Tra i successi del rappresentante per le PMI figurano: un trattamento più favorevole per le PMI nell'ambito del Capital Adequacy Framework, il cosiddetto accordo Basilea-II, e misure più compatibili con le PMI nei programmi comunitari (1) La politica industriale in un'Europa allargata, comunicazione della Commissione , COM(2002) 714, http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/industry/index.htm
(2)
Pensare in piccolo in un'Europa che si allarga , comunicazione della Commissione, COM(2003) 26, http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/sme-package/index.htm

Info

  • J-P. Bou, Commissione europea, DG Imprese
    Tl. +32 2 296 3875
    (email removed)
  • R. Weissenhorn, Commissione europea, DG Imprese
    Tl. +32 2 295 2014
    (email removed)


   
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