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e università e gli istituti di ricerca europei sono estremamente abili nel produrre ricerche di qualità, meno nel realizzare appieno il proprio potenziale innovativo. Portare la ricerca sul mercato è il compito che sempre più frequentemente si accollano, con fortune alterne, gli uffici per il trasferimento tecnologico (UTT) delle università: alcuni operano in modo estremamente professionale, mentre altri sono composti da personale part-time, senza formazione specifica o addirittura dagli stessi ricercatori. La rete di UTT ProTon Europe, simile all’American Association of University Technology Managers (associazione statunitense di esperti nella gestione delle tecnologie), nasce dunque con l’obiettivo di elevare ai massimi livelli il rendimento di tutti i suoi membri tramite la condivisione delle conoscenze e delle esperienze.
“Quella che si occupa di trasferimento di conoscenze è una professione giovane, che sta però facendo passi da gigante”, afferma Ernst Max Nielsen, del segretariato di ProTon Europe (con sede a Bruxelles). “Non esistendo corsi formali di formazione o istruzione, chi vi si affaccia per la prima volta può apprendere le pratiche migliori soltanto dai professionisti di lungo corso, i quali svolgono un duplice ruolo: dialogano con gli accademici e gli uomini d’affari e, per poter fare da tramite, ne comprendono necessità e cultura”.
Le necessità dei membri
ProTon Europe è stata creata da circa 200 delegati nel 2003, durante una conferenza a Valencia (Spagna). Per prima cosa è stato indetto un ampio sondaggio tra i suoi membri, al fine di identificare necessità e desideri della categoria e in seguito soddisfarli ideando servizi su misura. Ne è risultata una domanda elevata di tavole rotonde di formazione relativamente a vari argomenti, tra cui:
- avvio e gestione di un UTT;
- brevettazione e gestione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI);
- rilascio di licenze;
- imprese spin-off e universitarie (campus companies);
- collaborazione tra università e industria.
“Per le nostre nuove scuole europee di formazione”, spiega Nielsen, “basandoci su questi argomenti abbiamo sviluppato vari moduli che i delegati possono scegliere in base alle loro necessità. La formula è stata collaudata a maggio scorso con 50 UTT, dai quali ha ricevuto un punteggio medio di 4,3 su 5”. In seguito a questo eccezionale risultato, la prima tavola rotonda (tenutasi a Brno, Repubblica ceca, nel luglio 2004) venne dedicata ai nuovi arrivati e agli UTT alle prime armi. Delegati di 16 paesi scelsero cinque moduli ciascuno, rilasciando ancora una volta commenti estremamente positivi. I veterani nel campo del trasferimento delle conoscenze potranno invece affinare le proprie abilità durante un corso di formazione per esperti previsto nei primi mesi del 2005.
Brevettazione e DPI
“Per la gestione dei diritti di proprietà intellettuali, le prassi migliori sono essenziali”, commenta Nielsen. “Gli inventori devono riuscire a divulgare le loro scoperte al momento giusto, in modo da poter proseguire con le ricerche mentre le nuove conoscenze vengono già sfruttate commercialmente. Al contrario, senza il tempismo giusto sia la brevettabilità che l’utilità pubblica delle invenzioni potrebbero andare in fumo. Uno dei risultati di maggior rilievo finora ottenuti da ProTon Europe è la creazione di un insieme di criteri utili a classificare il materiale brevettabile. Si tratta di un ottimo esempio di come l’associazione sia in grado di trasferire metodologie ed elevare gli standard e consente di fornire consulenza in merito alle dimensioni e allo staff di cui un UTT ha bisogno per un dato numero di ricercatori”.
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La rete ProTon Europe è stata lanciata durante un incontro a Valencia nel novembre del 2003. |
I moduli della tavola rotonda coprono molti altri compiti e abilità, tra cui l’avviamento di un’azienda, la gestione finanziaria, le relazioni pubbliche, l’acquisizione dei finanziamenti, la redazione dei contratti, la legislazione aziendale e numerosi dettagli relativi alla gestione aziendale poco noti al ricercatore medio. ProTon Europe si prefigge di pubblicare un manuale composto da studi esemplificativi per illustrare le buone pratiche in relazione a ciascuno di questi argomenti.
Crescita continua
ProTon Europe è cresciuta rapidamente: nata nel 2003 per volontà della Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa Gate2Growth(1), volta ad aiutare imprenditori e nuove aziende, la rete ha già visto l’iscrizione di 150 membri in poco più di un anno. “ProTon Europe ormai è diventata il maggior gruppo europeo nel suo genere”, spiega Nielsen, “ed è la testimonianza di come stiamo innalzando lo status di questa professione. Entro il 2006 prevediamo di arrivare a comprendere tra le 400 e le 600 organizzazioni pubbliche di ricerca, per un totale di diverse migliaia di dipendenti”.
“Il nostro obiettivo è formare una federazione di associazioni nazionali di trasferimento di tecnologie piuttosto che essere una loro copia. Intendiamo fungere da loro rappresentante unico a livello politico nei confronti dell’industria, dei governi nazionali e della Commissione: la categoria deve poter discutere con tutte le parti in causa. Una federazione di questo tipo ha la capacità di stabilire un insieme di regole universali utili a proteggere i suoi membri dalla pressione e dallo sfruttamento a opera dell’industria. Se tutti capiscono le regole e vi si conformano, le tecnologie possono essere trasferite in maniera strutturata”.
“Il rischio che la nostra crescita possa essere avvertita come una minaccia ai danni delle associazioni già esistenti è una realtà e ne siamo consapevoli, soprattutto perché all’inizio l’iscrizione è gratuita”, ammette Nielsen. “Dipendiamo dal lavoro diligente di molte persone. La nostra sfida consiste nel trovare la formula della sostenibilità, perché la federazione possa operare avvalendosi di una cooperazione totale”.
Alla rete ProTon Europe viene spesso richiesto di collaborare alla creazione di nuove associazioni: a ottobre 2004, a Varsavia (Polonia), ha organizzato con notevole successo un corso per l’istituzione di un’associazione polacca per il trasferimento di tecnologie, mentre durante la seconda conferenza annuale, svoltasi allo University College di Dublino (Irlanda) nel novembre 2004, si è raggiunto un accordo sul partenariato responsabile, che mira a stabilire standard di cooperazione fra le organizzazioni pubbliche di ricerca e l’industria.
(1) Vedere “Rischi e ricompense: un clima che cambia”, numero 5/02
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