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l programma Innovazione e PMI si sta impegnando a fondo per promuovere l'uso dei brevetti tra le piccole e medie imprese (PMI) a dominante tecnologica, in quanto strumento atto a tutelare la proprietà intellettuale e al tempo stesso a produrre redditi supplementari mediante i diritti di concessione. Ma il programma stesso gestisce anche un considerevole portafoglio di brevetti.
Utile sul capitale investito
Il portafoglio risale ai primi progetti svolti dai centri di ricerca comunitari durante i primi anni Cinquanta, principalmente nel campo dell'energia nucleare. Poiché durante gli anni Settanta la portata e le proporzioni delle attività condotte dal Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione europea si sono ampliate, il portafoglio è anch'esso cresciuto. "Più di recente, esso si è ampliato ulteriormente in settori di ricerca a orientamento industriale, come l'elettronica, le tecnologie dell'informazione, i materiali avanzati e la biotecnologia", spiega Luis Ferrão, capo della cellula specializzata che gestisce il portafoglio. "Attualmente il portafoglio contiene oltre 1 000 brevetti e domande di brevetto introdotte in tutto il mondo, che abbracciano un'ampia gamma di tecnologie. Attualmente riceviamo un flusso di circa 20 domande di brevetto all'anno. Ma prevediamo che questa cifra aumenterà". Ogni anno per proteggere la proprietà intellettuale comunitaria si spende oltre 1 milione di euro in onorari per consulenze e in tasse per la richiesta di brevetti. Queste risorse sono focalizzate sulle tecnologie che presentano potenzialità per lo sfruttamento commerciale nell'arco dei 20 anni di efficacia del brevetto. Secondo Ferrão l'utile sul capitale investito derivante dai brevetti nazionali e internazionali che ne risultano è in aumento. "Nel 1998 sono stati firmati sette nuovi contratti di licenza e altri sono in trattativa", egli spiega. Il rilascio di licenze viene svolto in stretta collaborazione con il dipartimento di trasferimento di tecnologia del CCR.
Contare le pecore
Egli cita l'esempio di un metodo innovativo destinato a identificare gli esemplari bovini e ovini, sviluppato nell'ambito di un progetto collaborativo dall'Università Autonoma di Barcellona, dalla società spagnola Gesimpex e dall'Istituto dei sistemi, dell'informatica e della sicurezza di Ispra, nell'ambito di un contratto di ricerca con la Direzione generale VI (agricoltura). Il 'bolus ruminal' brevettato è un cilindro di ceramica contenente un transponditore passivo convenzionale del tipo utilizzato nelle chiavi delle automobili moderne. "Il bolus viene inserito nel secondo rumine dell'animale, dove resta imprigionato", spiega Cristophe Korn, dell'Istituto dei sistemi. "I codici identificativi di un gran numero di animali possono essere rilevati rapidamente facendo passare il bestiame attraverso un corridoio di lettura munito di un'antenna e di un lettore appositamente studiati. Attualmente a diverse aziende è stata concessa la licenza di commercializzazione della tecnologia in Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Messico e Brasile. È probabile che il maggiore risalto assegnato al trasferimento tecnologico nel programma di lavoro del CCR nell'ambito del Quinto programma quadro produrrà un volume e una varietà ancora maggiori di domande di brevetto, dice Ferrão. La cellula da lui diretta ricercherà in particolare nuovi modi per tutelare le invenzioni relative al software, dato che finora il software in quanto tale in Europa non può essere brevettato.
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