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Cosa possono imparare le società della conoscenza dalle società di cacciatori-raccoglitori

Il progetto interculturale LEK, finanziato dall’UE, ha mostrato come le conoscenze degli indigeni locali spesso accumulate da pochi, vanno a beneficiare i più.
Cosa possono imparare le società della conoscenza dalle società di cacciatori-raccoglitori
Spesso si dice che viviamo in una “società della conoscenza”, nella quale la generazione, la conservazione, lo scambio e l’applicazione di informazioni aumenta continuamente il capitale umano. Allo stesso tempo la ricerca nelle nazioni industrializzate mostra anche che un accesso impari a questi sistemi di conoscenza (spesso dovuto a ostacoli legati all’istruzione) ha come risultato un vantaggio solo per pochi.

Questa ricerca però “non ha preso in considerazione l’importanza che la condivisione e la collaborazione potrebbe avere per capire la natura adattabile della conoscenza,” secondo il professor Reyes-García dell’Istituto di scienza e tecnologia ambientale, Universitat Autònoma de Barcelona (ICTA-UAB). Il professore dell’Istituto catalano per la ricerca e gli studi avanzati (ICREA) sottolinea che in generale c’è una carenza di ricerca empirica e comparativa sull’influenza che la cultura può avere sulla conoscenza.

In un’era in cui molti problemi, come i cambiamenti climatici, richiedono un impegno collaborativo, capire questo processo di conoscenza adattabile potrebbe essere fondamentale. Insieme al suo team, il professor Reyes-García ha cominciato a studiare la conoscenza ambientale locale (Local Environmental Knowledge, LEK) tra le popolazioni indigene. Il progetto LEK ha esaminato in particolare le implicazioni della conoscenza ambientale locale per la “società della conoscenza” e in secondo luogo, come le politiche per la biodiversità nelle foreste tropicali influenzano il sostentamento delle popolazioni indigene.

Uno studio rivoluzionario sulla conoscenza ambientale locale

Mentre studi precedenti sulla conoscenza ambientale locale erano stati svolti normalmente in una sola ambientazione, limitando così le generalizzazioni, questo progetto ha analizzato il funzionamento dinamico di tale conoscenza in tre società di raccoglitori-cacciatori: i Tsimani (foraggiatori-orticoltori dell’Amazzonia boliviana), i Baka (semi-nomadi del Bacino del Congo) e i Punan Tubu (cacciatori-raccoglitori del Borneo). Queste società sono state scelte per via della loro relativa indipendenza dall’economia formale, dall’istruzione e dai sistemi sanitari.

I ricercatori hanno vissuto con le comunità per un anno e mezzo usando una serie di strumenti qualitativi (ad es. interviste) e quantitativi (ad es. tracce GPS) per raccogliere dati. Per assicurare risultati validi, lo studio ha usato un metodo investigativo che era culturalmente specifico ma anche comparativo in senso inter-culturale, per analizzare la conoscenza riguardante gli alimenti selvatici, le piante medicinali, l’agricoltura e la caccia. L’analisi multivariata, tra le altre, è stata usata per ottenere stime dei benefici della conoscenza per (i) salute, (ii) stato nutrizionale e (iii) produttività dell’agricoltura e della ricerca del cibo. I dati hanno poi permesso di fare generalizzazioni sia sui vantaggi apportati dalla conoscenza ambientale locale che sulle condizioni alle quali essa è adattabile o meno.

Per queste piccole società, lo studio mostra che la conoscenza ambientale locale ha contribuito a migliorare la salute e l’alimentazione, la gestione della biodiversità e le pratiche agricole sostenibili. Questo ha importanti implicazioni per le pratiche di salvaguardia. Per esempio, uno dei risultati è che chi aveva un livello più alto di conoscenza ambientale aveva maggiori probabilità di osservare l’impatto dei cambiamenti climatici sui sistemi locali, risultati che aiutano gli scienziati a prendere in considerazione mezzi di adattamento efficaci. Come indica il prof. Reyes-García, ignorando la conoscenza ambientale locale, “condanniamo le società a reinventare una complessa ruota di risposte di adattamento ai cambiamenti.”

Dal punto di vista politico, nel tentativo di evitare pratiche distruttive come il disboscamento, spesso le attività di salvaguardia si concentrano sulla prevenzione di qualsiasi accesso umano alla natura, anche a fini di sussistenza. Però l’essere dipendenti dalle risorse della foresta tropicale (per cibo, medicine, riparo ecc.), usando allo stesso tempo le foreste in modo sostenibile, potrebbe fare delle popolazioni indigene i custodi più qualificati di questo ambiente. Lo studio quindi raccomanda approcci “bio-culturali” che integrino la cultura e le sfide delle società indigene e promuovano il trasferimento inter-generazionale delle conoscenze.

Condividere i benefici della conoscenza come una possibile strategia di adattamento della comunità

Forse il risultato della ricerca di portata più vasta è stata la costatazione che anche se la conoscenza in sé non era diffusa in modo uguale nelle società, i benefici di tale conoscenza lo erano. Per esempio, chi aveva una conoscenza ambientale generale più alta non aveva necessariamente uno stato nutrizionale più alto rispetto al resto della società. Anche se questo a prima vista può sembrare paradossale, la ricerca ha concluso che ciò era dovuto alla natura di queste società basate sulla condivisione, la collaborazione e la reciprocità.

Come sostiene il prof. Reyes-García, “i risultati non solo ci permettono di capire meglio sistemi di conoscenza prima trascurati, ma forniscono anche meccanismi alternativi per guidare la produzione e l‘uso della conoscenza”. Continua spiegando che poiché la scienza europea investe in programmi come “Scienza con e per la società”, i risultati del suo team, “invitano i responsabili delle politiche a rafforzare i meccanismi che promuovono e facilitano la condivisione di informazioni e la divulgazione di risultati scientifici nella società; per massimizzare i benefici sociali e sviluppare percorsi che facilitino il trasferimento di conoscenze sia locali che scientifiche ai responsabili delle politiche a tutti i livelli”.

Il prof. Reyes-García ritiene che, sebbene al di là dell’oggetto delle attuali collezioni di dati, l’ipotesi che un livello di conoscenza collettiva generale più alto (anche a spese del singolo individuo) potrebbe costituire una strategia di adattamento per le comunità, potrebbe meritare ulteriore attenzione.

Per maggiori informazioni, consultare:
Sito web del progetto

Fonte: Sulla base di un’intervista con il coordinatore del progetto

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