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Ricercatori e responsabili delle politiche dell’UE discutono sulle sfide per i diritti umani in Europa

Durante l’incontro annuale della sua assemblea generale, tenutosi a Bruxelles a giugno 2016, il progetto FRAME finanziato dall’UE ha ospitato diversi dibattiti politici sull’attuale stato della politica per i diritti umani nell’UE.
Ricercatori e responsabili delle politiche dell’UE discutono sulle sfide per i diritti umani in Europa
Le tre tavole rotonde, che comprendevano una serie di interventi di alto profilo da parte di rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni europee e di organismi professionali e ONG, si sono tenute presso la Biblioteca reale del Belgio il 6 giugno 2016. I tre argomenti trattati erano i diritti umani in relazione ai diritti economici e sociali, la crisi migratoria in corso e il terrorismo.

Diritti sociali ed economici

Durante la prima tavola rotonda, dedicata all’argomento più generale di come i diritti umani influenzano i diritti economici e sociali dei cittadini dell’UE, molti degli interventi hanno posto l’accento su come le recenti crisi economiche dell’UE, a partire dalla crisi finanziaria del 2008, hanno avuto un impatto negativo sui diritti umani nell’ambito dell’UE. La prof.ssa Karin Lukas dell’istituto Ludwig Boltzmann, ha sostenuto che una delle principali questioni riguardava il fatto che il processo decisionale in materia fiscale e le considerazioni sui diritti umani non sono collegati a livello politico. Ha sostenuto che questo è successo per esempio in Grecia e che nella formulazione dei vari programmi di austerity per il paese non sono state incluse raccomandazioni su come garantire i diritti economici e sociali dei cittadini. Ha suggerito quindi che una soluzione potrebbe essere lo svolgimento di valutazioni specifiche dei diritti umani da parte dei governi, in modo da identificare problemi specifici e quindi poter ricevere la giusta guida su come affrontarli.

Jeroen Jutte, in rappresentanza della Commissione europea, ha risposto alle critiche riguardo il semestre europeo, il ciclo annuale dell’UE di orientamento e supervisione della politica economica, sostenendo che il programma dà enfasi all’investimento sociale e che la chiave consiste nel trovare il giusto equilibrio tra la stabilità fiscale e la risposta alle esigenze di rigore sociale. In più ha delineato un quadro più ampio, sostenendo l’importanza di tendenze economiche più vaste, come la crescente automazione nel settore industriale e se è possibile mantenere i posti di lavoro nel settore manifatturiero a causa di tali tendenze. Il concetto generale che si desume dal dibattito è che i diritti umani riguardano fondamentalmente i singoli individui e che bisogna fare passi più concreti per assicurare l’accesso alla giustizia per quanto riguarda i diritti sociali ed economici dei cittadini.

La crisi migratoria

Nel dibattito forse più accesso dei tre, il dott. Thomas Gammeltoft-Hansen, direttore della ricerca presso l’Istituto Raoul Wallenberg per i diritti umani e il diritto umanitario, ha affermato che alcuni Stati membri dell’UE sono stati sopraffatti dal bisogno di assicurare i diritti umani di numerose popolazioni di rifugiati all’interno dei propri confini e che altri “stanno facendo tutto il possibile per evitare le proprie responsabilità e risultare destinazioni meno appetibili per i migranti.”

Il prof. Wolfgang Benedek, un membro del consorzio FRAME, ha spiegato quanto sia stato attivo il progetto nello studio dei diritti umani nel contesto della migrazione verso l’UE. Ha parlato inoltre del bisogno di modificare il Regolamento di Dublino per la richiesta di asilo e dei suoi dubbi su come potrebbe funzionare il sistema di Dublino se alcuni Stati membri rifiutassero di ricevere la propria quota di rifugiati. Ha dichiarato che gli incentivi finanziari potrebbero essere un buon inizio, ma ha sostenuto che è necessario anche un approccio più completo che dia la giusta attenzione all’aspetto dei diritti umani, e quiesto non è abbastanza esplicito o evidente nelle attuali proposte dell’UE su come riformare il sistema di Dublino.

Un altro aspetto della discussione verteva sulla difficoltà di condurre iniziative di ricerca empirica nel campo dei diritti umani e della migrazione, a causa del fatto che gli eventi sul campo spesso cambiano rapidamente. Linda Ravo, in rappresentanza della DG Giustizia della Commissione europea, ha spiegato che per la ricerca sul campo, uno degli aspetti più difficili è raccogliere dati sui bambini migranti, in particolare su quelli non accompagnati. Ha dichiarato che la Commissione è impegnata al momento nello sviluppo di un approccio completo per proteggere i bambini migranti.

I diritti umani e la minaccia del terrorismo

Nel terzo e ultimo dibattito, la prof.ssa Elina Pirjatanniemi dell’Università Abo Akedemi in Finlandia, ha sottolineato l’esigenza di tenere aperto il discorso sulla sicurezza dalla minaccia del terrorismo nell’arena democratica. Ha affermato che uno dei possibili modi per farlo è attraverso quello che era stato discusso nel primo comitato sui diritti sociali ed economici – in essenza, la capacità di vedere i diritti umani da una prospettiva molto più ampia e di proteggere i diritti fondamentali come mezzo per proteggere contro la minaccia del terrorismo.

Infine la discussione in questo dibattito politico si è spostata sull’importanza della raccolta dei dati come mezzo per combattere il terrorismo e se tale raccolta costituisca una minaccia per diritti umani individuali. Joe McNamee, direttore di EDRi, una ONG che protegge i diritti digitali, ha sostenuto che la conservazione a lungo termine di dati non è solo inutile ma anche illegale, anche se si dichiara molto preoccupato circa gli atti legislativi fatti a livello europeo in questa direzione. Annemieke Dokter, in rappresentanza del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAS), si è trovata d’accordo e ha aggiunto che la raccolta dei dati ha senso solo se è possibile interpretare il significato dei dati. In generale si è concordato che c’è una linea sottile tra il garantire i diritti umani dei cittadini e il garantire la sicurezza contro la minaccia del terrorismo.

Il progetto FRAME è un consorzio di ricerca internazionale che si occupa del contributo delle politiche europee interne ed esterne per la promozione dei diritti umani in tutto il mondo. Il progetto si concluderà ad aprile 2017 e ha ricevuto quasi 6,5 milioni di euro di finanziamenti dall’UE.

Per maggiori informazioni, consultare:
Sito web del progetto

Fonte: Sulla base della partecipazione all’evento e informazioni diffuse dal progetto

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