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Programma quadro

FP6

Riferimento legislativo

COM(2003)226 definitivo del 2000-03-24
L'idea di Spazio europeo della ricerca parte dalla constatazione della triplice debolezza di cui soffre la ricerca in Europa: insufficiente livello degli investimenti; assenza di un ambiente che stimoli la ricerca e la valorizzazione dei suoi risultati; frammentazione delle attività e dispersione delle risorse. L'iniziativa dello Spazio europeo della ricerca combina, a titolo di obiettivo, tre aspetti fra loro connessi e complementari:
_ la creazione di un "mercato interno" della ricerca, come spazio di libera circolazione di conoscenze, ricercatori e tecnologie;
_ uno sforzo di strutturazione del tessuto della ricerca europea;
_ lo sviluppo di una politica di ricerca europea che tenga conto di tutti gli elementi pertinenti delle altre politiche a livello europeo e nazionale.

Riassunto

Nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona ha fissato l'obiettivo strategico che consiste nel far diventare l'Europa, entro il 2010, "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Il progetto di creare uno Spazio europeo della ricerca, come proposto dalla Commissione nella sua comunicazione "Verso uno spazio europeo della ricerca" era stato assunto come elemento centrale della Strategia di Lisbona per il raggiungimento di tale obiettivo.

Due anni più tardi, il Consiglio europeo di Barcellona, oltre ad esaminare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, ha deciso di incrementare gli investimenti a favore della ricerca e sviluppo (R&S) con l'intento di raggiungere il 3 per cento del PIL entro il 2010. Il Consiglio europeo di Barcellona ha richiesto, inoltre, di elevare il livello dei finanziamenti da parte delle imprese ai due terzi della spesa totale di R&S. Riconoscendo l'importanza di quest'obiettivo, gli "Indirizzi di massima per le politiche economiche 2002" degli Stati membri e della Comunità hanno posto l'accento sulla necessità di migliorare gli incentivi per le imprese, affinché esse possano investire nella R&S, mantenendo nel contempo la loro stabilità finanziaria.
L'obiettivo di Barcellona è essenziale per realizzare la strategia di Lisbona. Lo Spazio europeo della ricerca e il Sesto programma quadro comunitario contribuiranno all'incremento e al miglioramento degli investimenti nella R&S. Nel settembre del 2002, la Commissione europea ha adottato una prima comunicazione dal titolo "Più ricerca per l'Europa - Obiettivo: 3 per cento del PIL", a seguito di una consultazione con gli Stati membri, l'industria e altre parti interessate, sulle modalità e i mezzi necessari per raggiungere l'obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Barcellona. Le reazioni sono state molto positive e uniformi e dalla consultazione sono emerse numerose raccomandazioni.

Nel marzo del 2003, il Consiglio europeo di Bruxelles ha invitato gli Stati membri a "intraprendere un'azione concreta, sulla base della prossima comunicazione della Commissione dal titolo 'Investire nella ricerca: un piano d'azione per l'Europa', al fine di promuovere gli investimenti delle imprese nella R&S e nell'innovazione e avvicinarsi così all'obiettivo del 3 per cento del PIL, fissato a Barcellona". Il Consiglio ha chiesto, inoltre, un rafforzamento dello Spazio europeo della ricerca e dell'innovazione, a beneficio di tutti i cittadini in un'Unione allargata, in particolare mediante "l'applicazione del metodo aperto di coordinamento a sostegno della politica di ricerca e innovazione in ambiti quali le azioni volte al raggiungimento dell'obiettivo di elevare gli investimenti nella R&S al 3 per cento del PIL, lo sviluppo delle risorse umane nel settore della scienza e tecnologia e la definizione di un meccanismo per il monitoraggio dei progressi compiuti e la valutazione della loro efficacia". Questo piano d'azione identifica le iniziative attualmente in corso nel quadro dell'obiettivo del 3 per cento e le nuove azioni che devono essere intraprese a livello nazionale e/o europeo.

Il ruolo delle università è fondamentale per il SER, poiché la crescita della società della conoscenza dipende dall'arricchimento del sapere, dalla sua trasmissione attraverso l'istruzione e la formazione, dalla sua divulgazione tramite le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e dal suo utilizzo mediante nuovi processi industriali o servizi. Le università svolgono una funzione chiave in tutti e tre questi settori di ricerca e nella valorizzazione dei relativi risultati. L'Europa ha bisogno di un settore accademico solido e fiorente, all'interno del quale l'eccellenza permetta di ottimizzare i processi a sostegno della società della conoscenza e di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona. Il Consiglio europeo di Lisbona ha riconosciuto tale necessità di eccellenza, invitando a fare dei sistemi d'istruzione europei un "riferimento a livello mondiale" entro il 2010.
La Dichiarazione di Bologna, che chiede una riforma coerente delle strutture dei sistemi d'insegnamento superiore avviando il processo di creazione di uno "Spazio europeo dell'istruzione superiore" entro il 2010, e lo "Spazio europeo dell'apprendimento permanente", che rappresenta la risposta alla richiesta del Consiglio europeo di Feira "di identificare delle strategie coerenti e delle misure pratiche, affinché la formazione lungo tutto l'arco della vita sia accessibile a tutti", hanno fornito un importante contributo al raggiungimento dell'obiettivo strategico concordato a Lisbona. Le università europee devono, con l'aiuto degli Stati membri e in un contesto europeo, affrontare l'impellente esigenza di adeguarsi a profondi cambiamenti quali:
_ l'aumento della domanda di istruzione superiore;
_ l'internazionalizzazione dell'istruzione e della ricerca;
_ lo sviluppo di un'intensa ed efficace cooperazione fra università e industria;
_ la proliferazione dei centri di produzione della conoscenza;
_ la riorganizzazione del sapere;
_ l'emergere di nuove aspettative.

Fin dall'introduzione del concetto di SER, è andato intensificandosi il dibattito sui benefici che l'eventuale creazione di un Consiglio europeo delle ricerche (CER) potrebbe apportare alla ricerca europea. Sebbene non sia stata ancora concordata una definizione di CER, tale Consiglio avrebbe come compito principale l'assegnazione dei fondi, su una base europea molto concorrenziale, a progetti di alto livello nel settore della ricerca di base/strategica in tutte le discipline scientifiche, compresa l'ingegneria, le scienze umane e sociali. La concorrenza consentirà di elevare la qualità della scienza europea in tutti i settori, stimolando nel contempo la cooperazione nel campo della ricerca strategica in Europa, con il conseguente aumento della massa critica, una ridotta duplicazione delle attività di ricerca e risultati migliori. Nell'ipotesi dell'istituzione di un SER, tuttavia, restano altri interrogativi a cui rispondere: su quale base sviluppare il CER e di quale linea di bilancio deve disporre?

Importanti contributi al dibattito sono stati forniti da diversi soggetti interessati:
_ la Presidenza danese ha istituito un Gruppo di esperti incaricati di studiare il CER, nel novembre del 2002;
_ il gruppo EURAB (Comitato consultivo europeo della ricerca), che fornisce consulenza alla Commissione europea (dalla quale è stato istituito), ha pubblicato nel novembre del 2002 un parere sull'argomento;
_ la Fondazione europea della scienza (FES) ha pubblicato una relazione nella primavera del 2003 sulle modalità di creazione di un eventuale CER;
_ l'Organizzazione europea di biologia molecolare (EMBO) ha organizzato una serie di conferenze sui vantaggi che il CER potrebbe fornire nel settore delle scienze biologiche;
_ altre parti interessate, quali la rete ALLEA (All European Academies) e le associazioni EUROSCIENCE e EUROHORC, hanno contribuito al dibattito pubblicando pareri scritti.

Suddivisione

Il progetto di Spazio europeo della ricerca ha suscitato iniziative diverse e ha cominciato a tradursi in azioni concrete su molti piani.

- Sulla scia delle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona, in base generalmente a comunicazioni della Commissione o documenti di lavoro dei suoi servizi, sono state intraprese azioni nei settori e sui temi seguenti:
- valutazione comparativa (benchmarking) delle politiche di ricerca;
- cartografia dell'eccellenza;
- mobilità dei ricercatori;
- infrastrutture di ricerca;
- collegamento in rete dei programmi nazionali di ricerca;
- investimento privato nella ricerca;
- proprietà intellettuale;
- reti elettroniche per la ricerca;
- dimensione internazionale della ricerca;
- dimensione regionale della ricerca;
- questioni scienza e società.

_ Molto spesso, in collegamento con le azioni e i programmi dell'Unione, sono stati creati, o lo saranno prossimamente, ambiti e strutture di contatto tra soggetti privati e pubblici e della ricerca, onde migliorare il coordinamento delle attività e delle politiche nazionali in molti settori:
- i trasporti (ACARE per la ricerca aeronautica, ERRAC per la ricerca ferroviaria);
- l'ambiente (Piattaforma europea per la ricerca strategica sulla biodiversità - EPBRS);
- l'energia (Gruppo ad alto livello per la ricerca sull'idrogeno e le pile a combustibili);
- le tecnologie pulite (progetto mondiale " Civilizzazione H²").

_ Il Sesto programma quadro per la ricerca è stato specificatamente concepito e disegnato per contribuire a creare lo Spazio europeo della ricerca ed è destinato a diventare uno strumento fondamentale della sua attuazione. Ciò è stato realizzato attraverso nuovi strumenti di sostegno che permettono di riunire masse critiche di risorse (reti di eccellenza e progetti integrati), un rafforzamento dell'azione in alcuni settori come le infrastrutture di ricerca e la mobilità dei ricercatori; un piano di sostegno ad iniziative di collegamento in rete delle attività nazionali e l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 169 del trattato che autorizza la Comunità a partecipare ad azioni intraprese congiuntamente da diversi Stati membri.

_ Il Centro comune di ricerca (CCR) ha intensificato le attività di collegamento in rete delle capacità di ricerca nazionali che svolge per fornire i riferimenti scientifici necessari alle politiche comunitarie, in particolare nei settori della sicurezza nucleare, della metrologia chimica, dei rischi ambientali, e dell'individuazione e dell'analisi degli OGM (Organismi geneticamente modificati).

_Indipendentemente dalle azioni dell'Unione, la comunità scientifica o l'industria spontaneamente varano o studiano iniziative definite nello spirito dello Spazio europeo della ricerca. I programmi di attività degli organismi nazionali di ricerca fanno sempre più riferimento allo Spazio europeo della ricerca, ad esempio, in Francia, quelli del CEA (ricerca nucleare) e dell'INSERM (ricerca medica) o, in Germania, quelli del Fraunhofer Gesellschaft.

_ Le relazioni bilaterali o multilaterali tra le grandi organizzazioni nazionali di ricerca (CNRS in Francia, CSIC in Spagna, CNR in Italia, Max Planck Gesellschaft in Germania, Consigli di ricerca britannici, TNO nei Paesi Bassi, FNRS in Belgio, TEKES in Finlandia, ecc.), che si concretizzano nella creazione di "Laboratori europei associati" (laboratori "senza muri" che riuniscono gruppi di ricerca di molti paesi), tendono ad intensificarsi.

_ Emergono nuove forme di collaborazione, come il programma di scambi di ricercatori tra la Deutsche Forschungsgemeinschaft e la Royal Society o il programma di borse per giovani ricercatori messo a punto dall'associazione EUROHORCS.

Attuazione

La comunicazione della Commissione dal titolo "Investire nella ricerca: un piano d'azione per l'Europa" - COM(2003)226 definitivo - delinea le iniziative necessarie per dare all'Europa una ricerca pubblica di base più efficace e per renderla molto più attraente per gli investimenti privati nella ricerca e nell'innovazione. Aumentare i livelli degli investimenti nella ricerca contribuirà al suo potenziale di lungo termine nel campo dell'innovazione, della crescita e dell'occupazione. Lo scopo è quello di conseguire l'obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002, ovvero di aumentare il livello degli investimenti nella ricerca dall'attuale 1,9 al 3 per cento del PIL entro il 2010, portando i finanziamenti privati ai 2/3 del totale. Fra le proposte rientra la creazione di un certo numero di "piattaforme tecnologiche europee" che raggrupperanno le principali parti interessate (organismi di ricerca, industria, autorità di regolamentazione, gruppi di utilizzatori ecc.) attorno alle tecnologie fondamentali. Altre azioni sono volte a migliorare sensibilmente il sostegno pubblico alla ricerca e all'innovazione tecnologica, incrementando i finanziamenti pubblici e migliorando il quadro della ricerca e dell'innovazione tecnologica in Europa.

Il piano d'azione è un INVITO AD AGIRE, basato su un approccio ampio e sistematico alla ricerca e all'innovazione. Tutti gli studi, sia quelli di consulenza che quelli di supporto, hanno dimostrato che quest'approccio costituisce l'unico modo credibile per realizzare i progressi necessari nel campo degli investimenti pubblici e privati per la ricerca. Il piano d'azione comprende quattro serie principali di azioni.
_ Avanzare congiuntamente:
- favorire lo sviluppo coerente delle politiche nazionali ed europee;
- creare una visione comune per lo sviluppo e l'applicazione delle tecnologie fondamentali;
- consentire a tutte le regioni di beneficiare di un aumento degli investimenti nella ricerca;
- definire una combinazione coerente di strumenti politici.

_ Migliorare il sostegno pubblico alla ricerca e all'innovazione:
- risorse umane;
- la ricerca pubblica di base e i suoi collegamenti con l'industria;
- migliorare la combinazione degli strumenti di finanziamento pubblico e la loro efficacia.

_ Riorientare la spesa pubblica verso la ricerca e l'innovazione:
- patto di stabilità e crescita e gli indirizzi di massima per le politiche economiche;
- equilibrio tra spesa pubblica nazionale e UE fino al 2010;
- norme sugli aiuti di Stato;
- appalti pubblici.

_ Migliorare le condizioni quadro per gli investimenti privati nella ricerca:
- proprietà intellettuale (IPR), normative sui prodotti e normalizzazione;
- norme sulla concorrenza;
- mercati finanziari;
- quadro fiscale;
- strategie di ricerca, gestione e informazione finanziaria delle imprese.

Il piano d'azione segue la precedente comunicazione dal titolo "Più ricerca per l'Europa - Obiettivo: 3 per cento del PIL" ed è accompagnato da un documento di lavoro preparato dai servizi della Commissione, contenente informazioni di supporto, nonché dalle relazioni di cinque gruppi di esperti indipendenti:
_ combinazione dei meccanismi di sostegno;
_ meccanismi di garanzia;
_ capitale di rischio;
_ misure dirette;
_ misure fiscali.

Osservazioni

Tali informazioni sono basate sulla comunicazione della Commissione "Investire nella ricerca: un piano d''''azione per l''''Europa".
Numero di registrazione: 675 / Ultimo aggiornamento: 2012-04-30