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Brillamenti solari con risoluzione senza precedenti

I telescopi spaziali e a terra catturano diversi aspetti dei brillamenti solari, producendo immagini che hanno aiutato gli scienziati finanziati dall’UE a comprendere meglio che cosa faccia scattare queste esplosioni gigantesche sulla superficie solare.
Brillamenti solari con risoluzione senza precedenti
Si osservano i brillamenti solari quando l’energia trattenuta nei campi magnetici ritorti (solitamente sopra le macchie solari) viene bruscamente rilasciata. In pochi minuti, sono in grado di riscaldare a milioni di gradi Kelvin il materiale presente nel raggio di atmosfera solare, cromosfera e corona, e possono produrre una raffica di radiazione in tutto lo spettro elettromagnetico.

Nell’ambito del progetto FLARES (Flares throughout the solar atmosphere), finanziato dall’UE, gli scienziati hanno ottennero le più dettagliate osservazioni mai raggiunte in fatto di intensi brillamenti solari. Questi sono stati osservati da telescopi spaziali e osservatori terrestri, fortuitamente focalizzati sul sito dell’eruzione.

Nello specifico, si tratta del brillamento di classe X del 29 marzo 2014 esploso sul lato destro del sole. A catturare questa eruzione, sono stati gli strumenti della NASA IRIS (Interface Region Imaging Spectrograph), SDO (Solar Dynamics Observatory) e RHESSI (Reuven Ramaty High Energy Spectroscopic Imager).

Inoltre, anche il satellite giapponese Hinode della JAXA (Japanese Aerospace Exploration Agency) e il telescopio solare Richard B hanno assistito all’evento. Anche il telescopio solare Dunn presso la Sacramento Peak, nel New Mexico, ha osservato il brillamento di classe X. Molti altri telescopi solari hanno assistito all’evoluzione del brillamento nella sua propagazione attraverso lo spazio.

Una tale testimonianza di brillamento intenso da parte di così tanti osservatori è senza precedenti. Osservatori da così tante fonti e strumenti differenti hanno dipinto un quadro 3D unico di ciò che accade durante una massiccia eruzione solare e dei relativi effetti sulla meteorologia spaziale, nei pressi della Terra.

Utilizzando dei magnetogrammi provenienti dagli strumenti SDO e Hinode, gli scienziati hanno mappato i cambiamenti di intensità e direzione del campo magnetico, nella zona attiva presso le orme del brillamento, appena prima della sua eruzione. Sono stati rilevati intensi campi magnetici in direzioni opposte, presagio di un brillamento solare.

IRIS ha fornito la visione più dettagliata di ciò che accade nella cromosfera e nella regione di transizione attraverso la quale l’energia e il calore del brillamento hanno viaggiato. Il satellite GOES (Geostationary Operational Environmental Satellite) della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha rilevato l’emissione di raggi X.

Dai dati raccolti, gli scienziati hanno tracciato un quadro dettagliato del modo in cui il brillamento ha inizio e raggiunge il picco, risultati che sono stati pubblicati in riviste specializzate ad alto impatto. Le osservazioni coordinate del brillamento hanno inoltre permesso di effettuare una previsione accurata degli effetti sull’ambiente spaziale terrestre, mettendo in allerta gli osservatori del mondo.

Il Sole è attualmente in un periodo di scarsa attività, dirigendosi verso una situazione nota come minimo solare, ossia un momento in cui si verificano soltanto pochi brillamenti solari o addirittura non si verificano. Tuttavia, per prevedere con precisione l’effetto dell’attività solare sulla Terra è necessaria una migliore comprensione dei brillamenti.

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Argomenti

Life Sciences

Keywords

Brillamenti solari, telescopio spaziale, campi magnetici intrecciati, macchie solari, FLARES, magnetogrammi