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I risultati ottenuti da un progetto potrebbero portare a nuove cure genetiche per il cancro

Un grande passo avanti nella comprensione del ruolo di uno specifico gene della cellula linfoide è stato fatto grazie a una borsa di ricerca Marie Curie dell’UE. I risultati potrebbero portare a nuovi trattamenti mirati per la leucemia e altri tipi di cancro.
I risultati ottenuti da un progetto potrebbero portare a nuove cure genetiche per il cancro
Il sistema immunitario del corpo è una vera meraviglia di ingegneria biologica, fatta di strutture e processi che collaborano per identificare e attaccare i virus, i batteri e i parassiti senza nuocere al corpo stesso. Le cellule linfoidi (lifocidi) per esempio, il cui compito è rispondere all’invasione microbica, conferiscono la resistenza a un enorme gamma di patogeni.

Un attacco non necessario dei linfociti però può avere risultati devastanti (come lo sviluppo di malattie autoimmuni) e per questo devono rimanere costantemente in guardia, il cosiddetto stato “quiescente”, e attaccare solo quando serve. Grazie a una borsa di ricerca Marie Curie finanziata dall’UE, un ricercatore ha potuto fare progressi significativi nella comprensione del ruolo di certi geni nel mantenimento di questo stato di quiescenza. Sono stati identificati i segnali responsabili di mantenere la quiescenza e alcuni meccanismi per tradurre poi tali segnali in azione.

“L’obiettivo di questa ricerca era chiarire tali questioni fondamentali, e soprattutto, capire meglio in che modo potremmo sfruttare i nostri risultati per curare le malattie legate al sistema immunitario, la leucemia (cancro dei linfociti) e migliorare la terapia immunitaria per il cancro,” spiega il coordinatore del progetto SLFN OF T-CELLS, Michael Berger, della Facoltà di Medicina dell'Università Ebraica di Gerusalemme, Israele. “Spero che questa ricerca convincerà la comunità scientifica che concentrarsi sulla quiescenza dei linfociti ha grandi potenzialità come nuovo approccio per curare la leucemia e manipolare i linfociti in modo da poter sfruttarli meglio per combattere patogeni e cancro.”

Sviluppare i progressi fatti

I risultati sviluppano un lavoro rivoluzionario che è stato recentemente svolto presso lo Scripps Research Institute come parte della ricerca post dottorato di Berger. “La nostra scoperta di una specie di topo con un gene Slfn2 mutato, Elektra, ci ha permesso di illustrare in modo eccezionale cosa succede quando lo stato di quiescenza viene meno,” spiega Berger. “I topi elektra mostravano una frequenza alta in modo anormale di linfociti semi-attivati e di conseguenza soffrivano di immunodeficienza.”

Poiché in precedenza non si conosceva alcuna funzione del Slfn2, Berger e la sua equipe della Facoltà di Medicina dell’Università Ebraica hanno potuto dimostrare – per la prima volta – che questo gene ha un ruolo essenziale nella difesa immunitaria. “Siamo solo all’inizio del nostro studio su come la quiescenza dei linfociti sia fondamentale per lo sviluppo e la funzione del sistema immunitario e debba essere mantenuto attivamente,” ha detto Berger.

Nuovi approcci per combattere il cancro

Molte questioni riguardo la quiescenza dei linfociti rimangono ancora irrisolte ed è per questo che nel 2013 è stato lanciato il progetto SLFN OF T-CELLS. Durante questo progetto quadriennale, Berger ha potuto scoprire una connessione funzionale prima sconosciuta tra il fattore di quiescenza dei linfociti, Slfn2, e l’omeostasi proteica nelle cellule immunitarie. “Abbiamo anche dimostrato che bersagliando il Slfn2 si compromette la sopravvivenza delle cellule che danno inizio alla leucemia, il che suggerisce che prendere di mira la quiescenza dei linfociti potrebbe costituire un nuovo approccio per curare le leucemia e nuovi tipi di cancro,” dice. “Infine, abbiamo scoperto un nuovo meccanismo che controlla la quiescenza di certe cellule T inibendo la loro proliferazione mitocondriale (la fonte di energia della cellula).”

La ricerca è stata presentata su numerosi periodici accademici e ha ricevuto reazioni positive da parte della comunità scientifica. “I nostri obiettivi adesso sono capire meglio il ruolo della quiescenza nello sviluppo e la funzione dei linfociti e collaborare con i farmacologi per sviluppare specifici inibitori e attivatori dell’omologo umano del Slfn2 e altre proteine che mantengono la quiescenza,” conclude Berger. Il progetto si è concluso alla fine del 2016.

Argomenti

Life Sciences

Keywords

SLFN-OF-T-CELLS, cancro, cellule, linfoide, leucemia, linfociti, immune, slfn2
Numero di registrazione: 191062 / Ultimo aggiornamento: 2017-02-09