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La produzione industriale di surfattanti naturali

Nel settore alimentare e nel settore dell’assistenza sanitaria, ai prodotti naturali si associa l’idea di una salute migliore. Per produrre surfattanti e polimeri naturali, alcuni ricercatori europei si sono serviti di batteri non patogeni che si cibano di olio esausto.
La produzione industriale di surfattanti naturali
Nell’industria chimica e delle materie plastiche, si registra un’evidente transizione dalle sostanze petrolchimiche alle materie prime rinnovabili e sostenibili. La biotecnologia basata sulle biomasse si sta stagliando come un’alternativa interessante, che promette di fornire sostanze chimiche ecocompatibili ad alto valore aggiunto e prodotti generati da rifiuti. È stato così sviluppato il concetto di bioraffineria integrata (integrated biorefinery, IBR), per la gestione dei flussi di rifiuti provenienti da vari settori industriali di ogni parte d’Europa. Tuttavia, rispetto ai polimeri e ai surfattanti di derivazione petrolchimica, la produzione industriale di alternative naturali si accompagna a costi ingenti.

Per risolvere la questione, alcuni scienziati impegnanti nel progetto SIMPHASRLS (Exploitation of oily wastes for the simultaneous production of polyhydroxyalkanoates (PHAs) and rhamnolipids (RLs)), finanziato dall’UE, hanno proposto l’impiego di batteri non patogeni per produrre contemporaneamente prodotti ad alto valore aggiunto sotto forma di poliidrossialcanoati (PHA) e biosurfattanti, che, rispettivamente, si accumulano all’interno delle cellule o vengono escreti nel mezzo di coltura.

Il primo passo ha comportato un’indagine esaustiva dei ricercatori sui ceppi batterici in grado di produrre PHA e surfattanti e, quindi, l’ottimizzazione delle condizioni di coltura. È stata posta una particolare attenzione a sfruttare come substrato l’olio esausto.

L’approccio proposto non ha destato preoccupazioni legate alla sicurezza o alla salute pubblica, grazie alla natura non patogena dei batteri. È stato possibile ottenere costi di produzione inferiori, poiché occorreva un solo bioreattore per la produzione simultanea di PHA e biosurfattanti, mediante substrati economici. Inoltre, la processazione di olio esausto vegetale ha ridotto i potenziali rischi ambientali al momento dello smaltimento.

Nel complesso, a fronte dell’attuale tendenza verso i prodotti naturali e il consumo di PHA, la strategia SIMPHASRLS si presenta con un elevato valore di vendibilità. Riveste particolare importanza che la sua produzione ecocompatibile sostiene una strategia IBR fondata sulle biomasse, che non richiede substrati da combustibili fossili.

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Keywords

Surfattante, batteri, SIMPHASRLS, PHA, ramnolipidi