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La fuga dei cervelli europei - minaccia per la competitività

Uno studio dell'Istituto di prospettiva tecnologica e del Centro comune di ricerca di Siviglia (Spagna) rivela che il problema degli scienziati europei insediati all'estero minaccia la competitività economica dell'Europa.

Gli europei che ottengono un dottorato (Ph.D.) tendono...
Uno studio dell'Istituto di prospettiva tecnologica e del Centro comune di ricerca di Siviglia (Spagna) rivela che il problema degli scienziati europei insediati all'estero minaccia la competitività economica dell'Europa.

Gli europei che ottengono un dottorato (Ph.D.) tendono a rimanere all'estero una volta sostenuta la tesi. Gli Stati Uniti attraggono la maggior parte dei professionisti europei. Circa il 50% di tutti gli europei che ottengono un dottorato negli Stati Uniti vi restano per lunghi periodi, alcuni di loro perfino per tutta la vita. Apparentemente la situazione varia a seconda delle nazionalità. Mentre circa il 75% dei laureati tedeschi rientra in patria, soltanto il 30% dei cittadini britannici fa altrettanto.

Vi sono anche differenze a livello di settore di studi: i laureati in ingegneria tendono a restare in misura maggiore dei laureati in scienze della vita o scienze mediche.

La relazione spiega che il fatto che la permanenza all'estero di un numero importante di scienziati europei può creare notevoli problemi per l'Europa in taluni settori emergenti, quali le bioscienze.

Una delle ragioni principali dell'esodo è costituita dallo studio. Gli Stati Uniti offrono 'centri di eccellenza' e strutture di carriera flessibili, un alto tenore di vita e cultura imprenditoriale forte. Occorre cambiare la politica europea, affinché la "fuga dei cervelli" si trasformi in una "circolazione dei cervelli". Una funzione importante è quella del settore privato, che deve riassorbire gli scienziati europei formati all'estero.