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Secondo il Comitato dell'UE, i limiti delle emissioni proposti sono troppo rigorosi

Il Comitato economico e sociale dell'Unione europea, il 27 gennaio 1999, ha vissuto un dibattuto animato quando i membri hanno votato in favore dell'adozione di un emendamento al Parere in merito alle quantità riferite agli inquinanti che gli impianti di combustione possono im...
Il Comitato economico e sociale dell'Unione europea, il 27 gennaio 1999, ha vissuto un dibattuto animato quando i membri hanno votato in favore dell'adozione di un emendamento al Parere in merito alle quantità riferite agli inquinanti che gli impianti di combustione possono immettere nell'aria.

L'opposizione attuata principalmente da parte di organizzazioni ambientali, di sindacati e di consumatori, ha visto 20 astensioni e 25 voti sfavorevoli contro i 95 a favore. Nel testo finale sono stati adottati alcuni dei numerosi emendamenti alla direttiva 88/609/CEE, messi sul tavolo dell'incontro. Gli emendamenti erano intesi a rafforzare le misure atte a ridurre le emissioni prodotte da grandi impianti di combustione.

Ma il Parere ora afferma che i valori di emissione uniformi proposti sono in conflitto con le disposizioni in materia di prevenzione integrata dell'inquinamento e con la direttiva sul controllo, che consente alle imprese di adeguare le tecnologie da loro utilizzate alle condizioni ambientali del luogo. Secondo il Comitato, i valori limite proposti sono troppo rigorosi e il restringimento delle norme esistenti non è giustificato dal progresso tecnologico.

Il Comitato ha gradito il fatto che gli impianti esistenti non rientreranno nella proposta della Commissione, ma ha messo in evidenza che le misure proposte per i dispositivi di riduzione interferiscono con le responsabilità delle autorità regionali e locali. Questo, affermano i membri del Comitato, sono in conflitto con il principio di sussidiarietà. Le valutazioni riferite alla proposta sono state definite come troppo superficiali e dimentiche di affrontare le possibili gravi conseguenze di una proposta per la competitività dell'Unione.

Sono anche state avanzate critiche a espressioni svianti del documento ed è stata presentata una richiesta di studio sull'impatto della direttiva sulle regioni più remote della Comunità le cui condizioni geografiche e climatiche le rendono dei casi speciali. Esiste anche una richiesta dei paesi candidati per ottenere un periodo di transizione.