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La Commissione risponde alle domande concernenti il Quinto programma quadro

La Commissione europea, Direzione generale XII - Affari scientifici, ricerca e sviluppo, ha risposto a 12 quesiti concernenti il Quinto programma quadro (5PQ) per la Ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione (RST), come segue:
1. Perché la Commissione impiega due ann...
La Commissione europea, Direzione generale XII - Affari scientifici, ricerca e sviluppo, ha risposto a 12 quesiti concernenti il Quinto programma quadro (5PQ) per la Ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione (RST), come segue:
1. Perché la Commissione impiega due anni o più per preparare ed ottenere l'approvazione di un programma quadro?
Per fare in modo che un programma, che deve durare cinque anni, risponda alle necessità e ai desideri della comunità della ricerca europea e si occupi di problemi che riguardino principalmente le popolazioni dell'Europa, la Commissione si consulta largamente durante la fase preparatoria, sia prima della pubblicazione del documento inerente la prima discussione sia dopo. Si aggiungano a ciò i requisiti per l'approvazione all'unanimità in sede di Consiglio dei Ministri e le due letture al Parlamento europeo, con la possibilità della "procedura di conciliazione" che si deve seguire, ed è facile capire che l'approvazione dell'intero programma è una lunga procedura. Ma non si ferma qui. Per ogni programma di ricerca, deve essere sentito il parere del Parlamento europeo prima che il Consiglio possa adottare il programma stesso. Per il 4PQ ciò ha comportato 25 decisioni legali in totale; la struttura del 5PQ ha permesso di ridurle a 12 decisioni.
2. Perché è così difficile rispettare le scadenze programmate?
La Commissione rispetta rigorosamente le scadenze dichiarate. È altrettanto importante che il Consiglio dei Ministri e il Parlamento europeo si attengano a un piano rigoroso se il Programma quadro deve partire in tempo. Naturalmente, la Commissione potrebbe lavorare più rapidamente se si consultasse meno largamente - o per nulla - ma ciò non aiuterebbe ad assicurare l'alta qualità del risultato finale richiesto. Effettivamente, la Commissione riceve più di 100 suggerimenti formali come input per la preparazione del 5PQ e si sofferma in discussioni meno formali con centinaia di altre parti interessate.
3. Tutti parlano di concentrazione, ma è certo che il 5PQ rispecchierà tutto ciò? Non si tratta forse del 4PQ in formato diverso?
Il 5PQ riduce non meno di 15 programmi di ricerca del 4PQ in soli quattro programmi tematici. In questi programmi abbiamo resistito alla tentazione di includere tutte le aree di ricerca del 4PQ e ci siamo concentrati su 23 azioni chiave, corrispondenti ad alcuni obiettivi sociali ed economici di alta priorità dellUnione europea (UE). Confrontate questo con più di 50 temi di ricerca nei programmi del 4PQ e potrete vedere che vi è una reale concentrazione delle priorità principali.
4. Il nuovo approccio dei programmi tematici ed orizzontali, non renderà la struttura di gestione ingovernabile?
Con meno programmi di quanti attualmente abbiamo in corso, meno interfacce tra i programmi e l'incremento dell'adattabilità interna, lungi dall'essere ingovernabile, la nuova struttura di gestione sarà più leggera e più flessibile rispetto a quella attuale.
5. Il 5PQ parla di mettere la ricerca al servizio dellindividuo. Ma cosa vuol dire per la gente comune?
Tutte le ricerche hanno come fine ultimo quello di dare beneficio alla gente, sia che si tratti della ricerca sulla chimica che minaccia lo strato di ozono, di migliorare i metodi di produzione industriale o della ricerca sull'AIDS o sul cancro. Con il 5PQ è stata data la giusta importanza a quest'obiettivo durante il processo di pianificazione, cosicché gli obiettivi della ricerca sono stati stabiliti con riferimento a criteri tra i quali alcuni specificatamente destinati ai problemi più importanti per la gente comune, come l'occupazione, la salute, la qualità della vita e l'ambiente. È anche nostro obiettivo quello di stabilire tra la ricerca e lindividuo un legame chiaro e comprensibile per il pubblico in genere.
6. La disoccupazione e la crescita economica non costituiscono forse problemi reali? Cosa può fare l'UE per affrontare problemi del genere?
Invero, questi sono problemi fondamentali per lEU e la ricerca ha un ruolo importante da svolgere occupandosi di essi. Uno dei tre gruppi di criteri utilizzati per la selezione dei temi della ricerca per il 5PQ fa particolare riferimento a quest'area, specificando che la ricerca deve concentrarsi su aree che offrano buone prospettive di crescita e/o dove le imprese europee possono e devono diventare più competitive. La crescita e l'aumento della competitività contribuirà a ridurre la disoccupazione e la ricerca è una componente chiave per il raggiungimento di questi obiettivi; studi recenti hanno dimostrato che, nei paesi del G7, un aumento nella ricerca pari ad una spesa di 100 euro fa aumentare il PIL in media di 123 euro. Oltre a ciò, la maggior enfasi nel 5PQ sull'innovazione e sulle PMI (piccole e medie imprese che contano i due/terzi dell'occupazione in Europa e l80% della creazione di nuovi posti di lavoro) aiuterà lEuropa a trarre vantaggio dalle sue eccellenti capacità di ricerca, trasferendole in nuovi prodotti, nuovi mercati e nuovi lavori.
7. In termini concreti e comprensibili, che cosa sono queste nuove "azioni chiave"?
Queste azioni chiave possono essere considerate come le principali priorità di ricerca nell'ambito del 5PQ, in quanto gli attribuiscono una missione chiara in contrasto con un approccio senza limiti di tempo del 4PQ. Riguardano argomenti di grande rilevanza in Europa, che richiedono l'applicazione di svariate discipline scientifiche e tecnologiche, sia di base sia applicate, come la cura di malattie infettive, la gestione e la qualità delle risorse idriche, lo sviluppo del "commercio elettronico", l'ambiente, i problemi legati alla sanità, e così via. Complessivamente, sono state proposte 23 azioni. L'obiettivo principale (nonché la sfida) è il superamento delle barriere attualmente esistenti non solo fra le discipline, ma anche fra i programmi e le organizzazioni coinvolte.
8. Spesso si dice che sono le grandi aziende a beneficiare dei programmi comunitari. Cosa si farà per aiutare le PMI in futuro?
Negli ultimi anni è stato fatto un notevole progresso per aiutare le PMI a partecipare ai progetti di ricerca. Abbiamo visto aumentare il loro numero del 10% dal Terzo al Quarto programma quadro. Ma non siamo soddisfatti. Le grandi e piccole-medie imprese spesso operano in maniera diversa, in particolar modo nell'ambito della ricerca (generalmente, le prime dispongono di un reparto R&S, mentre le seconde non ne sono dotate); pertanto, sono necessarie misure speciali. Fra i sei programmi del 5PQ, uno in particolare riguarderà l'innovazione e le PMI. Questo programma comprende una serie di misure molto concrete, come la "ricerca in cooperazione", per mezzo della quale una PMI priva di strutture di ricerca può ancora partecipare ad un progetto subappaltando la sua parte di ricerca. Questo aiuterà ed incoraggerà le PMI a partecipare a programmi comunitari di ricerca.
9. Secondo alcuni, un programma quadro è solo per "gli addetti ai lavori". Qual è la prova che dimostra che ne hanno ampiamente beneficiato gli interessi europei?
È difficile dire che i programmi di ricerca comunitari sono solo per "gli addetti ai lavori", essendo state coinvolte oltre 12.000 organizzazioni nel 1995, 1/3 delle quali erano rappresentate da nuovi partecipanti. Il fatto che attualmente questi programmi riguardino quasi tutte le aree avanzate della tecnologia e l'assenza di "quote" nazionali (i progetti di ricerca supportati dalla UE sono selezionati soltanto su basi qualitative) garantisce che gli interessi europei siano ampiamente avvantaggiati. In ultimo, ma non da meno, i programmi non sono preparati da un gruppo di dipendenti pubblici che lavorano isolati a Bruxelles, ma sono pianificati ed approvati dai rappresentanti di tutti coloro che sono coinvolti nella ricerca europea. Pertanto, rispecchiano le esigenze europee del momento.
10. La ricerca comunitaria sembra essere sempre più vicina al mercato. Esisterà ancora la ricerca di base nell'ambito del 5PQ?
Sicuramente. Nonostante i problemi, come la concorrenza e la disoccupazione, significhino che gran parte della nostra ricerca dovrà essere vicina al mercato, non abbiamo dimenticato che le scoperte fondamentali derivano dalla ricerca di base e che molte industrie operanti nel settore dell'alta tecnologia, che attualmente diamo per scontate, sono state fondate in seguito a scoperte o invenzioni per le quali era previsto un mercato ristretto, se non del tutto assente (ad esempio, il computer digitale, il laser). Pertanto, una parte rilevante del 5PQ rimarrà nel settore della ricerca di base, fornendo un sostegno "a monte" alle azioni chiave ed aiutando l'UE a sviluppare un flusso d'idee e la propria capacità tecnologica. Tuttavia, la "libera" ricerca di base sarà limitata al programma per lo sviluppo del potenziale umano di ricerca europeo.
11. I programmi di ricerca comunitari sono spesso criticati in quanto risultano essere troppo rigidi. Cosa si pensa di fare per migliorare questo aspetto?
La recente crisi legata all'ESB ha evidenziato questo problema e il 5PQ dovrebbe prevedere una maggiore flessibilità. Ciò si dovrebbe realizzare in due modi: attraverso aggiornamenti regolari, probabilmente annuali, dei programmi di lavoro e lasciando "spazio libero" in ogni programma. Questo "spazio libero" dovrebbe effettivamente servire a mettere da parte dei fondi fino al 60% dello svolgimento del programma per poter far fronte a necessità impellenti, derivanti da scoperte scientifiche o per risolvere problemi particolari che richiedono una soluzione immediata.
12. I budget nazionali sono sotto pressione. Per quale motivo il contribuente europeo dovrebbe essere disposto a pagare forti somme di denaro a Bruxelles per la ricerca?
La ricerca finanziata dalla Commissione europea costa relativamente poco se confrontata con i budget destinati alla ricerca di ogni singola nazione, ma ha un importante effetto catalizzatore, in quanto finanzia migliaia di progetti di ricerca che vanno a vantaggio dei contribuenti e delle loro famiglie nellimmediato e negli anni futuri. Questo modesto investimento raggiunge obiettivi a cui la ricerca nazionale e quella condotta dal settore privato non potranno mai arrivare, riunendo, in particolare, gruppi di ricerca internazionali di primario livello per affrontare i problemi con una dimensione europea o aiutare lindustria europea ad acquisire posizioni concorrenziali a livello mondiale.

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