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Embrioni gemelli potrebbero scambiarsi cellule T attraverso il sangue cordonale

Le cellule B e T hanno un ruolo centrale nel nostro sistema immunitario. Prodotte rispettivamente nella milza e nel timo, le proteine recettore sulle superfici delle cellule riconoscono i patogeni e reagiscono. La natura delle nostre difese non è del tutto compresa, ma la ricerca supportata dall’UE sta aiutando a svelare alcune sorprese.
Embrioni gemelli potrebbero scambiarsi cellule T attraverso il sangue cordonale
La diversità e complessità dei recettori immunitari costituisce una sfida per la nostra comprensione dei principi fisici che controllano alcune proprietà dei sistemi biologici, come ad esempio il riconoscimento. Il sostegno al progetto RECOGNIZE (Physical principles of recognition in the immune system) ha portato alle recenti scoperte che gettano nuova luce sulla struttura e sovrapposizione dei repertori dei recettori delle cellule T umane degli adulti. I ricercatori suggeriscono che, durante la gravidanza, gli embrioni gemelli potrebbero scambiarsi cellule T attraverso il sangue cordonale e che i cloni delle cellule T prodotti prima della nascita potrebbero persistere nel corpo di una persona per circa 40 anni.

I sistemi immunitari – diversi, complessi e vitali

Il sistema immunitario è in grado di rispondere a una moltitudine di patogeni differenti grazie all’ampia varietà di recettori delle cellule T (TCR) presente nel corpo. Tuttavia, i TCR presenti sulla superficie di una cellula T sono solitamente tutti identici. La serie di cellule con lo stesso TCR definisce un clonotipo di cellule T, e la serie di cellule T nel corpo può essere pensata come un repertorio di clonotipi. Comprendere come viene generata questa diversità, e la sua evoluzione con l’avanzare dell’età, è fondamentale per la nostra conoscenza dell’immunità adattativa.

Da individuo a individuo questi recettori differiscono, tuttavia si sa che alcuni recettori identici sono presenti nelle persone a prescindere dal fatto se queste siano o meno imparentate tra loro. Questo pool condiviso, noto come “il repertorio pubblico”, spesso si ritiene sia dovuto ai nostri sistemi immunitari che si evolvono in risposta a sfide antigeniche comuni, sebbene siano state proposte anche altre spiegazioni.

In uno studio recentemente pubblicato su “Computational Biology”, i ricercatori spiegano come la loro analisi statistica del sequenziamento profondo di dati relativi al repertorio di cellule T proveniente da gemelli, individui non imparentati di varie età, e sangue cordonale, faccia vedere che i cloni di cellule T generati prima della nascita persistono in elevate quantità negli organismi adulti per decenni, decadendo lentamente con l’età.

Lo studio si chiede allora, nel caso questo repertorio condiviso non sia invariabilmente dovuto a sfide comuni, come esso possa essere spiegato. Esso suggerisce che una frazione considerevole del repertorio pubblico sia creata prima della nascita. Parte dello studio ha esaminato la condivisione di repertori tra tre serie di gemelli identici e le risultanti osservazioni supportano l’idea che l’esistenza di sequenze condivise vada oltre la coincidenza nei gemelli.

Il team scrive, “(…) il nostro quadro generale per analizzare la sovrapposizione tra repertori differenti ha delle implicazioni pratiche di vasta portata per il rilevamento dei clonotipi di cellule T in ambulatorio. In particolare, l’analisi della sovrapposizione tra repertori precedenti e successivi al trattamento usando caratteristiche probabilistiche della condivisone dei clonotipi potrebbe aiutare a determinare l’origine dall’ospite o dal donatore di clonotipi dopo il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT), e anche a incrementare l’affidabilità dell’identificazione di cloni maligni nel controllo successivo della malattia minima residua.

Per maggiori informazioni, consultare:
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Fonte: Sulla base di informazioni diffuse dal progetto e segnalazioni dei media

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Medicina e sanità