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Un passo più vicini a un farmaco autorizzato per l’AK

La cheratite da acanthamoeba (AK) è una malattia relativamente sconosciuta che colpisce meno di 0,1 su 10 000 cittadini dell’UE. Le prove però suggeriscono che la sua incidenza è in aumento. Anche se il mercato è troppo piccolo per le società farmaceutiche, un consorzio finanziato dall’UE è riuscito a condurre uno studio clinico di fase 1 sul PHMB come cura per l’AK, che potrebbe prevenire una disabilità visiva permanente o la cecità nei pazienti.
Un passo più vicini a un farmaco autorizzato per l’AK
Gli acanthamoeba sono protozoi microbici con un ciclo vitale che consiste in due fasi principali: trofozoite e cisti. Mentre il primo è sensibile ai più diffusi agenti chemioterapici, il secondo è una forma inattiva che può sopravvivere in condizioni ambientali estreme. Le persone che portano lenti a contatto sono particolarmente colpite da questa minaccia: costituiscono fino all’85 % dei casi di AK e spesso presentano livelli maggiori di infezione.

C’è però speranza. Nel 2007 la SIFI (Società Industria Farmaceutica Italiana) ha ricevuto una designazione di farmaco orfano per il PHMB, un polimero antimicrobico, per curare l’AK. Anche se lo sviluppo del farmaco è stato ritardato a causa delle analisi costi/benefici che ha reso le attività di ricerca clinica e preclinica difficili da sostenere, il finanziamento dell’UE nell’ambito del progetto ODAK (Orphan Drug for Acanthamoeba Keratitis) ha permesso all’azienda e a cinque altre organizzazioni di tutta Europa di investire nella sperimentazione clinica.

Di cosa si occupa ODAK?

Antonino Asero: ODAK è un progetto coordinato dalla SIFI che mobilita la massa critica di competenze industriali e accademiche per sviluppare e ottimizzare un approccio terapeutico usando il PHMB per alleviare i gravi effetti negativi dell’AK sulla salute e la qualità della vita dei pazienti.

Cos’è il PHMB e in che modo può curare la malattia?

Il poliexametilene biguanide idroclorato (PHMB) è in uso da 60 anni come agente antimicrobico. Dal punto di vista commerciale, si usa come disinfettante generale e antisettico nelle piscine, nell’industria cosmetica, nelle lenti a contatto e nelle soluzioni per colliri, nelle medicazioni chirurgiche e non chirurgiche delle ferite e nell’industria alimentare, in ragione dell’ampio spettro di attività antimicrobica.

Il PHMB funziona legandosi alla membrana cellulare, causando reazioni complesse per alterare l’integrità della parete. Questa interazione con la membrana citoplasmica ha come risultato la perdita di componenti cellulari e l’inibizione di enzimi respiratori. Questo permette l’entrata del PHMB, riducendo la forza della parete e, quindi, la morte dell’organismo.

All’inizio degli anni novanta, l’ospedale oculistico Moorfields e l’Istituto di oftalmologia hanno condotto uno studio rivoluzionario sull’uso del PHMB per curare l’AK. Da allora è stato usato in tutto il mondo, per la cura dell’AK. I dati suggeriscono che il PHMB usato come monoterapia ha un buon rapporto rischi-benefici ed è un valido candidato per una nuova richiesta di brevetto per un farmaco.

Quali sono state le principali difficoltà che avete dovuto affrontare portando avanti questo progetto e come le avete risolte?

Abbiamo incontrato diversi ostacoli tecnici durante il percorso di sviluppo del progetto. I più critici sono stati una fornitura costante e continua di PHMB. Inoltre lo sviluppo di un metodo analitico appropriato per studiare la farmacocinetica del PHMB in matrici biologiche è stato un ostacolo difficile da superare.

La trattativa con il produttore è stata la chiave per risolvere il problema della fornitura di PHMB. La farmacocinetica è stata affrontata per mezzo di diversi studi analitici. Una recente pubblicazione scientifica è stata molto utile per dimostrare le difficoltà intrinseche della rilevazione della molecola di PHMB in piccole dosi in tessuti animali.

Quali sono secondo lei i risultati più notevoli ottenuti dal progetto finora? Avete soddisfatto le aspettative inziali?

Dopo aver risolto i principali problemi tecnici, i risultati positivi del lavoro preclinico ci hanno permesso di iniziare e completare con successo uno studio clinico di fase 1 con tre livelli di dosaggio (0,04 %, 0,06 % e 0,08 %) di soluzione oculare di PHMB.

Lo studio multicentrico con gruppi paralleli, controllato da placebo, a doppia maschera, di fase 1 è stato effettuato su 90 volontari sani. Lo studio ha concluso che gocce con 0,08 % di PHMB sono sicure e potrebbero essere studiate in uno studio di fase 3 su pazienti di AK. Questi risultati soddisfano le nostre aspettative di individuare una concentrazione di PHMB sicura da usare negli esseri umani.

Cosa vi rimane ancora da raggiungere prima della conclusione del progetto?

Lo studio clinico di fase 3 è cominciato ad agosto del 2017 presso il primo sito clinico nell’ospedale oculistico Moorfields - Londra. Lo studio valuterà l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di una soluzione oftalmica con lo 0,08 % di PHMB in 130 soggetti affetti da AK. Altri siti nel Regno Unito, a Manchester e Southampton, dovrebbero seguire a breve e siti sperimentali in Italia (Milano e Venezia) e Polonia (Katowice) dovrebbero cominciare le selezioni a settembre 2017. Dopo la conclusione dello studio, SIFI farà domanda all’EMA per l’autorizzazione alla commercializzazione e una volta ottenuta porterà il farmaco sul mercato. Il progetto fornisce anche linee guida e informazioni sulla prevenzione, la diagnosi e la cura della malattia. Attualmente l’AK è spesso oggetto di una diagnosi sbagliata in chi porta le lenti a contatto, ma una diagnosi precoce è fondamentale per assicurare una terapia corretta. Spesso si iniziano corticosteroidi topici in seguito a una diagnosi sbagliata dell’AK come cheratite erpetica. Sfortunatamente questo può peggiorare i sintomi e rendere più difficile la cura.

Se andrà tutto secondo i piani, quando prevedete la commercializzazione del nuovo trattamento?

In generale, la nostra ambizione è migliorare i tassi di risoluzione clinica per mezzo di una diagnosi precoce e precisa e di un regime farmacologico efficace. Vogliamo ottenere ciò il più presto possibile.

Le tempistiche attuali suggeriscono che il fascicolo per la richiesta di autorizzazione alla commercializzazione sarà pronto per essere presentato nel primo trimestre del 2020 e la commercializzazione sarà fatta subito dopo l’approvazione. Nel breve termine, i nostri metodi per fornire linee guida sulla diagnosi e la prevenzione della malattia saranno completati nei prossimi mesi.

ODAK
Finanziato nell’ambito di FP7-HEALTH.
Sito web del progetto
Pagina del progetto su CORDIS

Fonte: Intervista su research*eu rivista dei risultati n. 66 pagg. 6-7

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