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Coordinamento o fallimento, sancisce il vertice di Lisbona

"Coordinamento" è la parola chiave emersa dal Consiglio europeo che si è svolto a Lisbona il 23 e 24 marzo. I suoi protagonisti hanno approfittato di tale appuntamento per definire il nuovo obiettivo strategico, ovvero "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competit...
"Coordinamento" è la parola chiave emersa dal Consiglio europeo che si è svolto a Lisbona il 23 e 24 marzo. I suoi protagonisti hanno approfittato di tale appuntamento per definire il nuovo obiettivo strategico, ovvero "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro ed una maggiore coesione sociale". Il vertice ha indicato nel maggior coordinamento il mezzo ottimale per la realizzazione di tale obiettivo.
Al termine dell'incontro è stata pubblicata una serie di conclusioni sulle modalità di preparazione di tali condizioni, che affronta quella che viene definita la sfida della "creazione delle infrastrutture del sapere, della promozione dell'innovazione e delle riforme economiche, nonché della modernizzazione dei sistemi di previdenza sociale e d'istruzione". Uno degli elementi chiave comune nelle conclusioni è il coordinamento delle varie politiche: tra discipline diverse, paesi diversi e applicazioni diverse.
Sono stati presentati molteplici esempi di come un maggior coordinamento possa giovare. Il nuovo settore dei servizi, per esempio, può trarre vantaggio dall'aumento di competenze nelle regioni più arretrate. Questo servirebbe a creare più occupazione, a sviluppare la base di competenze e ad aiutare le industrie del settore a disporre di una manodopera più adeguata.
La ricerca e lo sviluppo svolgono un ruolo cardinale. Innanzitutto è necessario premiare l'innovazione generata all'interno dell'UE. Il primo passo verso il riconoscimento di questo aspetto consiste nel seguire le indicazioni contenute nella comunicazione del commissario Busquin dal titolo "Verso uno spazio europeo della ricerca". In questo modo, attraverso la garanzia della protezione dei brevetti ed altre misure, l'Europa diventerebbe un luogo in grado di attrarre le menti più capaci.
Le altre misure concrete proposte a Lisbona includono:
- mettere a punto opportuni meccanismi per il collegamento in rete dei programmi di ricerca nazionali e comuni, su base volontaria e con obiettivi scelti liberamente;
- repertoriare entro il 2001 i centri di ricerca e sviluppo all'avanguardia in tutti gli Stati membri per migliorare la diffusione dell'eccellenza;
- migliorare le condizioni per l'investimento privato nella ricerca, i partenariati di R&S e le nuove imprese ad alta tecnologia, avvalendosi di idonee politiche fiscali, dei capitali di rischio e del sostegno della Banca europea per gli investimenti (BEI);
- incoraggiare lo sviluppo di un metodo di coordinamento aperto per l'analisi comparativa delle politiche nazionali di ricerca di sviluppo e identificare, entro giugno 2000, indicatori per valutare i risultati in differenti settori, soprattutto per quanto riguarda le risorse umane, con l'introduzione, entro giugno 2001, di un quadro europeo di valutazione dell'innovazione;
- facilitare, entro la fine del 2001, la creazione di una rete transeuropea ad altissima velocità per le comunicazioni scientifiche per via elettronica. Ciò fa prevedere un certo aiuto da parte della BEI, ma costituirebbe un collegamento tra gli istituti di ricerca, le università, i centri scientifici e, infine, le scuole;
- adottare iniziative per rimuovere entro il 2002 gli ostacoli che attualmente esistono alla mobilità dei ricercatori in Europa;
- garantire che entro la fine del 2001 la protezione dei brevetti a livello comunitario possa essere ottenuta con procedure semplici ed economiche ed abbia portata globale.
Uno dei settori principali nei quali il Consiglio europeo auspica un chiaro effetto di tali misure è quello dell'occupazione, in particolare quella generata dalle PMI. Esso raccomanda pertanto l'avvio, entro il giugno del 2000, di un'analisi comparativa, i primi risultati della quale saranno comunicati dal Consiglio europeo stesso nel dicembre 2000. Tale analisi evidenzierà i tempi necessari ed i costi relativi all'avviamento di una PMI, il numero di laureati nelle discipline economiche e scientifiche, nonché le opportunità di formazione.
È opportuno che i cambiamenti esercitino un notevole impatto anche nel settore dell'istruzione. Lo sviluppo di centri locali per l'apprendimento, la promozione di nuove competenze di base (nelle tecnologie dell'informazione), nonché una maggiore trasparenza delle qualifiche dovrebbero ampliare la base di competenze ed aumentarne la trasferibilità.
La conferenza, oltre a fissare gli obiettivi centrali a livello dell'UE, ne ha specificati anche alcuni per i singoli Stati membri, tra cui una raccomandazione per un cospicuo aumento annuale degli investimenti pro capite in risorse umane e la creazione di un diploma europeo che attesti le competenze nel settore delle TI.
Infine, la conferenza ha accolto favorevolmente il contributo della BEI al finanziamento di alcune raccomandazioni proposte. Ciononostante dal vertice è giunto un monito sulla necessità di attingere la maggior parte delle risorse necessarie dal settore privato o, perlomeno, da partenariati tra pubblico e privato.