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Tutti parlano dello Spazio europeo della ricerca

Mentre il dibattito sulla comunicazione della Commissione relativa allo Spazio europeo della ricerca (SER) approda al Parlamento europeo, e presto anche al Consiglio, il commissario europeo per la Ricerca, Philippe Busquin, continua a raccogliere il maggior numero possibile di...
Mentre il dibattito sulla comunicazione della Commissione relativa allo Spazio europeo della ricerca (SER) approda al Parlamento europeo, e presto anche al Consiglio, il commissario europeo per la Ricerca, Philippe Busquin, continua a raccogliere il maggior numero possibile di pareri sul suo progetto.
Ad un recente incontro con i principali rappresentanti dell'industria, dell'università e della politica, compreso il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni, il commissario Busquin ha evidenziato l'importanza della creazione del SER.
"L'iniziativa di creare uno Spazio europeo della ricerca, alla quale tengo molto, ha un triplice obiettivo:
- contribuire alla creazione di un ambiente più favorevole per la ricerca in Europa;
- promuovere il miglioramento di tutti i fattori che determinano la ricchezza della ricerca, nonché
- rafforzare l'Europa quale spazio innovativo, perché senza ricerca non ci può essere innovazione".
Alla base della filosofia dello Spazio europeo della ricerca vi è una sempre maggiore preoccupazione circa le crescenti differenze tra gli investimenti comunitari destinati alla ricerca e alla tecnologia e quelli di Stati Uniti e Giappone. La Commissione è convinta che, mediante il raggruppamento delle risorse degli Stati membri e l'integrazione a livello europeo degli approcci nazionali di R&S, l'UE abbia ancora la possibilità di colmare il crescente divario intercontinentale in termini di competenze.
La comunicazione della Commissione sul SER è già stata discussa ad alto livello in occasione dell'incontro informale organizzato dalla Presidenza portoghese, nonché ad una riunione dei ministri dell'industria svoltasi a Noordwijk (Paesi Bassi) e al vertice europeo straordinario di Lisbona. Inoltre, al fine di estendere il dibattito a quante più persone possibile, la Direzione generale della Ricerca ha istituito un forum di discussione on line sul SER al quale gli interessati possono inviare commenti e ricevere risposta dal Commissario stesso.
Pur esprimendo la sua gratitudine per l'interesse manifestato fino ad ora nei confronti della sua comunicazione, Busquin continua ad incoraggiare il dibattito. Il Commissario ha ricevuto commenti da oltre 600 imprenditori che, come egli stesso ha affermato dinanzi ai partecipanti dell'incontro di maggio, sembrano sostenere la filosofia del SER:
"Il numero e la natura delle risposte dimostrano che esiste un alto grado di interesse nei confronti di questo dibattito e che si dedica grande attenzione alla realizzazione degli obiettivi".
Il seminario è stato suddiviso in gruppi di lavoro, al fine di concentrare l'attenzione sui quattro fattori che, secondo Busquin, sono fondamentali per il successo del SER:
- risorse materiali e relativo coordinamento (presieduto dal Professor A. Quintanilha);
- condizioni favorevoli per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (presieduto dal Dottor Wim Phillips);
- miglioramento delle risorse umane (presieduto dal Professor Jens Rostrup-Nielsen);
- ricerca, etica e società (presieduto dalla Professoressa Theresa Rees).
Le relazioni redatte in seguito a tali incontri contribuiranno alla continuazione del dibattito, soprattutto alle prossime discussioni in seno all'Europarlamento, che ha iscritto lo Spazio europeo della ricerca all'ordine del giorno della sessione plenaria di Strasburgo prevista per metà maggio, e al Consiglio europeo del 15 giugno.
La commissione per la ricerca del PE accoglie favorevolmente la comunicazione.
Nel contempo, anche la commissione europarlamentare per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha accolto favorevolmente la comunicazione della Commissione sul SER, definendola un punto di partenza per l'avvio di un dibattito politico e scientifico di ampia portata sulla creazione di una vera e propria comunità europea della ricerca e dell'innovazione.
"In diversi settori della ricerca e del commercio non esiste ancora un'Unione europea. Ciò significa che in pratica molti Stati membri dell'UE sono ancora isole che si considerano concorrenti e non partner. L'Unione europea tecnologica è in ritardo rispetto all'Unione economica e monetaria. Gli Stati membri farebbero bene ad abbandonare il loro "tecnonazionalismo" ed impegnarsi maggiormente per la realizzazione di un'Unione europea anche in campo tecnologico".
"La scelta della Commissione di lanciare il dibattito sulla creazione dello Spazio europeo della ricerca in questo momento è decisamente opportuna", ha concluso la commissione parlamentare.
Essa ha chiesto agli Stati membri di porsi come obiettivo la destinazione del 3 per cento del PIL alla ricerca. I membri della commissione sono apparsi particolarmente preoccupati a causa del mancato riconoscimento da parte degli Stati membri dei titoli di studio conseguiti all'estero e degli inutili impedimenti giuridici al rilascio dei brevetti.
Inoltre si è convenuto che la ricerca ha bisogno di maggiori risorse che non possono pervenire esclusivamente dagli organismi pubblici e che è necessario compiere notevoli sforzi a livello politico per un miglioramento delle condizioni preliminari, al fine di incentivare i contributi del settore privato in questo ambito e di sensibilizzare l'opinione pubblica.
Gli europarlamentari hanno elogiato il programma di mobilità "Marie Curie", definendolo una delle parti più efficaci e di successo del quarto e quinto programma quadro di RST, da rafforzare e ampliare in futuro. In particolare, essi hanno proposto di includere nel programma borse di studio a lungo termine da destinare agli scienziati postdottorandi, borse di studio per il "rientro", al fine di incoraggiare il reinserimento dei ricercatori nei loro paesi d'origine e borse di studio "senior" per dare l'opportunità ad affermati scienziati ed ingegneri provenienti dai principali centri di ricerca europei di partecipare alla creazione di aziende "start-up" e "spin-off".
Riassumendo, la commissione ha affermato:
"Il dibattito sulla creazione di un nuovo spazio della ricerca non deve considerare solo le possibilità di migliorare le infrastrutture e di ottimizzare quelle esistenti: esso deve innanzitutto tener conto delle qualità sostanziali dello Spazio europeo della ricerca. È necessario discutere dello spiegamento delle risorse umane, del talento, della creatività e del trasferimento di particolari capacità. Quali progetti di ricerca importanti e strategicamente rilevanti è opportuno definire e come è necessario operare per tradurre il lavoro scientifico in competitività, occupazione e prosperità? I nuovi programmi di ricerca tecnologica si devono basare sui risultati di tale dibattito".
"La comunicazione della Commissione è importante e in un certo senso allarmante. Essa documenta infatti la relativa diminuzione, negli ultimi anni, della spesa e delle attività di ricerca nell'Unione europea rispetto agli Stati Uniti e al Giappone, in un momento in cui si dovrebbe assistere alla riduzione e non all'ampliamento di tale divario, se si vuole che la futura prosperità dell'Unione europea poggi su solide fondamenta in un'economia basata sulla conoscenza".
L'Eurohorcs offre il suo sostegno
Anche l'Eurohorcs, il gruppo informale che riunisce i direttori dei consigli europei della ricerca, ha offerto il suo sostegno al concetto di SER. Si tratta di un annuncio importante, se si considera che il compito principale del gruppo consiste nel commentare le strategie organizzative per la scienza europea e che esso esamina in particolare come rapportare la gestione dei programmi quadro comunitari alle priorità scientifiche nazionali.
Secondo l'Eurohorcs, evitare la duplicazione dei programmi di ricerca e garantire un miglior coordinamento degli stessi a livello nazionale costituirebbe un importante e auspicabile contributo allo Spazio europeo della ricerca.

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