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La Commissione intende inasprire le norme IVA sull'e-commerce

Una proposta avanzata dalla Commissione europea intende aggiornare le norme comunitarie vigenti in materia di IVA, al fine di tenere conto del contesto emergente dell'e-business e di chiarire il contesto regolamentare per tutti i fornitori, situati all'interno o all'esterno de...
Una proposta avanzata dalla Commissione europea intende aggiornare le norme comunitarie vigenti in materia di IVA, al fine di tenere conto del contesto emergente dell'e-business e di chiarire il contesto regolamentare per tutti i fornitori, situati all'interno o all'esterno dell'UE.
La presente proposta garantirebbe l'applicazione dell'IVA comunitaria a tutti i prodotti in vendita nell'UE, eliminando in questo modo i vantaggi competitivi di cui godono alcuni fornitori situati all'esterno dell'UE, che consegnano merci per via elettronica. Le modifiche, che si applicheranno anche ai servizi di diffusione radiotelevisiva in abbonamento e pay-per-view, comporterebbero il non assoggettamento all'IVA comunitaria dei servizi forniti per un consumo al di fuori dell'UE.
Secondo una dichiarazione della Commissione, l'obiettivo è quello di creare un terreno di gioco uniforme per la tassazione dell'e-commerce digitale, in conformità ai principi concordati in occasione della Conferenza ministeriale dell'OCSE del 1998, nonché di facilitare e semplificare al massimo il rispetto di tali principi.
La proposta concerne principalmente la fornitura mediante reti elettroniche, ovvero la consegna digitale, di software e servizi informatici in generale, nonché servizi di informazione, cultura, arte, sport, scienza, istruzione, intrattenimento e simili.
Frits Bolkestein, commissario responsabile in materia fiscale, ha dichiarato: "Questi emendamenti intendono agevolare il commercio elettronico fornendo alle imprese la sicurezza e la certezza necessarie per quanto riguarda gli obblighi previsti dal sistema IVA comunitario".
Egli ha proseguito: "Aggiornando il sistema IVA in modo da includere la consegna elettronica di servizi, garantiremo che tutte le parti interessate siano in grado di partecipare su basi eque allo sviluppo della società dell'informazione, in conformità ai principi concordati in occasione della Conferenza ministeriale dell'OCSE tenutasi nel 1998 ad Ottawa".
Anche se le attuali norme sull'IVA riguardano la consegna di beni materiali acquistati mediante reti elettroniche, esse non contemplano la fornitura di servizi consegnati on line con mezzi digitali.
Attualmente i servizi di origine comunitaria consegnati elettronicamente sono sempre soggetti ad IVA indipendentemente dal luogo del consumo, mentre quelli provenienti dall'esterno dell'UE non sono soggetti ad IVA anche se consegnati all'interno dell'UE. Tale situazione rischia di distorcere la concorrenza e di porre i fornitori di servizi dell'UE in una posizione di svantaggio rispetto ai fornitori di servizi non appartenenti all'UE. La proposta di modifiche alle norme sull'IVA correggerebbe tale situazione.
Sulla base del nuovo sistema proposto, l'applicazione dell'IVA dipenderebbe dalla situazione fiscale e dall'ubicazione del destinatario. Gli operatori non appartenenti all'UE dovrebbero registrarsi ai fini IVA qualora desiderino effettuare transazioni "business to consumer" (B2C). La registrazione non sarebbe necessaria per transazioni "business to business" (B2B), in quanto sono i clienti stessi dell'impresa a versare l'IVA sulla base di un'autodichiarazione.
La proposta chiarisce altresì le norme di applicazione dell'IVA ai servizi di diffusione radiotelevisiva in abbonamento o pay-per-view. Tali servizi rappresentano attività commerciali sempre più significative e la normativa IVA vigente discrimina i fornitori con sede in Europa. Le variazioni proposte garantirebbero che i fornitori dell'UE e quelli non appartenenti all'UE operino secondo le stesse norme per quanto riguarda l'IVA ed il luogo di fornitura.
La proposta è il risultato di ampie consultazioni su tematiche fiscali nel contesto dell'e-commerce, avviate dalla Commissione con le amministrazioni fiscali degli Stati membri e con i rappresentati delle imprese.
L'adozione della proposta richiede l'approvazione del Consiglio dei ministri, la cui decisione deve tenere conto del parere del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale.