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Cercare il nesso tra disparità e S&T

A dispetto dell'incremento del benessere a livello mondiale, cresce costantemente la disparità tra ricchi e poveri, tra coloro che hanno accesso alle medicine e coloro che non ce l'hanno, tra chi vive in un ambiente sicuro e chi in un contesto a rischio. Spesso la colpa delle ...

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A dispetto dell'incremento del benessere a livello mondiale, cresce costantemente la disparità tra ricchi e poveri, tra coloro che hanno accesso alle medicine e coloro che non ce l'hanno, tra chi vive in un ambiente sicuro e chi in un contesto a rischio. Spesso la colpa delle disparità sociali ed economiche della società è imputabile a forze geopolitiche o a governi e politiche sconsiderate. Di rado scienza e tecnologia vengono indicate come una delle cause principali.

Secondo ResIST (Researching Inequality through Science and Technology), un progetto finanziato dall'UE, le politiche e le attività in materia di scienza e tecnologia dovrebbero essere oggetto di ulteriore analisi a tale riguardo. Finanziato a titolo dell'area tematica «Cittadini e governance nella società basata sulla conoscenza» del Sesto programma quadro (6PQ), il progetto si propone di verificare se e in quale misura la scienza e la tecnologia stiano contribuendo a ridurre le ineguaglianze oggi, e analizza quale margine esista per un eventuale cambiamento di politica.

Il coordinatore del progetto ResIST è Peter Healey del James Martin Institute for Science and Civilization nel Regno Unito. «Spesso la S&T è trascurata quando si parla di questioni relative all'ineguaglianza», spiega Healey. La situazione è dovuta soprattutto al fatto che le disparità si celano nei sistemi di S&T, e le fonti di ineguaglianze non si riescono pertanto a individuare. Vengono ignorate in quanto sono considerate problematiche di natura tecnica, di non facile accesso all'analisi scientifica sociale. «Questo ha creato un divario nell'analisi politica», afferma Healey.

L'obiettivo del progetto è contribuire a rendere manifesti i legami tra politiche e pratiche in materia di S&T e l'insieme di singoli risultati, positivi o meno, ed esplorare quindi le scelte politiche e i meccanismi di responsabilità a disposizione. «Il titolo del nostro progetto è leggermente ambiguo, perché notiamo che le politiche e le attività in materia di S&T possono rientrare tra le principali cause che, insieme ad altri fattori sociali, contribuiscono a rafforzare le disparità, ma se impiegate con una logica costruttiva, possono anche aiutare a ovviare a tali inconvenienti», sostiene Healey.

Secondo Healey vi sono molteplici ragioni per cui l'esame del rapporto tra S&T e ineguaglianze ha acquisito tale fondamentale importanza. La più rilevante è il ruolo sempre più importante assunto da scienza e tecnologia nello sviluppo economico e sociale. In Europa scienza e tecnologia sono ritenute le principali forze trainanti per la creazione di un'economia della conoscenza. Questo fa sconfinare il settore della S&T nella politica. «Con il delinearsi di un'economia della conoscenza, dobbiamo comprendere quale nesso esista tra la distribuzione della conoscenza e le ineguaglianze della vita», afferma Healey.

La migrazione economica è un fattore collegato allo sviluppo di un'economia della conoscenza. Personale altamente qualificato, soprattutto in campo sanitario, di paesi poveri viene attratto verso paesi più ricchi che vantano un'economia della conoscenza forte. Ne consegue un deficit di conoscenza nei paesi più poveri che non sono in grado di trattenere i loro professionisti più preparati.

Di recente stanno avanzando a ritmo sostenuto anche tecnologie quali la biotecnologia e le nanotecnologie che, secondo quanto affermano i loro sostenitori, possono trasformare la nostra capacità di controllare l'essenza stessa della natura. «Il rischio che si corre con queste tecnologie è che possano accrescere le disparità», dichiara Healey, creando divari tecnologici teoricamente incolmabili simili a «un grande buco nero in cui le società possono sprofondare».

Se è vero che alcuni paesi in via di sviluppo, ad esempio l'India, hanno trasformato il settore della S&T in una piattaforma per procedere a un cambiamento socioeconomico positivo, Healey sostiene che tuttavia vi sono anche alcuni svantaggi. «Le attività nel campo della S&T possono aver avvicinato taluni paesi in via di sviluppo ai paesi industrializzati, ma hanno anche contribuito ad ampliare il divario tra "chi può" e "chi non può" all'interno di quei paesi», aggiunge.

Le disparità sono anche state oggetto di un processo di istituzionalizzazione nel commercio internazionale e nella distribuzione di prodotti e servizi al punto da essere del tutto trascurate, afferma Healey. Anche le pratiche più banali hanno effetti redistributivi. Ad esempio, il riciclaggio di rifiuti elettronici o domestici può contribuire a un uso efficiente delle risorse naturali, nonché alla riduzione dell'inquinamento nei paesi «donatori» di origine, ma è controbilanciato dai lavoratori che devono maneggiare i prodotti nei paesi di destinazione. «Potrebbero essere esposti a tutta una serie di rischi chimici, fisici o biologici».

Oltre ad analizzare i processi che contribuiscono ad aumentare le disparità attraverso la scienza e la tecnologia, il progetto riguarda anche tre ampie aree di ineguaglianze che emergono. La prima è l'ineguaglianza strutturale: le disparità istituzionali in termini di razza e di genere caratterizzano tuttora vari sistemi nazionali e regionali di innovazione. La seconda è l'ineguaglianza distributiva, ossia il modo in cui i risultati di scienza e tecnologia vengono distribuiti. «Un ottimo esempio è quello dei farmaci antiretrovirali. Sono davvero a disposizione e accessibili a coloro che ne hanno maggiormente bisogno?» chiede Healey. Infine, l'ineguaglianza può anche riferirsi alla mancata rappresentanza delle parti interessate fondamentali all'interno del sistema di S&T. «Questo riguarda essenzialmente coloro che si siedono intorno al tavolo e i soggetti che decidono in merito alla politica in materia di scienza», aggiunge Healey.

La sfida del progetto consisterà nell'integrazione dell'analisi condotta nella politica di ricerca in Europa e nei paesi in via di sviluppo. «Verificheremo come possiamo inserire il nostro lavoro nel Settimo e nell'Ottavo programma quadro», afferma Healey. «In fin dei conti, questi non sono solo creatori di conoscenza, sono anche distributori di nuove capacità tecnologiche sotto forma di risorse umane, infrastrutture e diritti di proprietà intellettuale».

Dato che la ricerca comunitaria è dettata principalmente da una logica finalizzata a promuovere la competitività economica, Healey sostiene che potrebbe portare a ulteriori disparità. Per evitare questa situazione, ritiene che si dovrebbe considerare l'agenda di Lisbona nell'ambito di un contesto più ampio. Questa scelta consentirebbe alla crescita economica e allo sviluppo di proseguire in modo sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale, culturale e politico non solo in Europa, ma a livello globale: in altre parole, una «crescita equilibrata».

Secondo Healey il progetto, in collaborazione con partner del sud del mondo, vale a dire Sudafrica e Mozambico, può aiutare i partner europei a riscoprire modelli d'innovazione che conseguono un equilibrio tra il sociale e l'economico, tra il globale e il locale. Il Mozambico è esemplificativo a questo proposito: la S&T si basa su un approccio dal basso verso l'alto e le strutture locali come le scuole vengono utilizzate per offrire alla popolazione servizi concernenti l'innovazione.

Tra gli altri partner del progetto figurano i nuovi Stati membri dell'UE quali Malta, nonché la Turchia, paese candidato. «Occorre osservare che il progetto non riguarda problematiche legate allo sviluppo, ma è incentrato sulle disparità tra l'UE a 15 e l'UE a 25 e i paesi candidati». Il progetto si occuperà anche della politica e delle attività nel campo della S&T condotte in America latina e nelle isole dei Caraibi.

Una volta concluso il progetto, Peter Healey auspica di poter formulare una serie di raccomandazioni sul conseguimento dell'uguaglianza nell'ampio contesto della S&T, per esempio in materia di diritti di proprietà intellettuale, sviluppo delle risorse umane, responsabilità sociale e governance. «Il nostro progetto è ambizioso», afferma Healey. «Non pretendiamo di raggiungere niente, ma è importante aprire uno spiraglio per avviare un dialogo sulla politica in materia di scienza e tecnologia e il suo rapporto con le disparità sociali».