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Collaborazione tra gli scienziati europei per la previsione degli tsunami

Lo tsunami che ha scosso l'Oceano Indiano nel dicembre 2004 ha dimostrato a tutti in maniera fin troppo chiara la potenza distruttrice delle onde giganti.

In seguito alla catastrofe si sono susseguiti gli inviti a istituire in tempi rapidi un sistema di allarme precoce nella...

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Lo tsunami che ha scosso l'Oceano Indiano nel dicembre 2004 ha dimostrato a tutti in maniera fin troppo chiara la potenza distruttrice delle onde giganti.

In seguito alla catastrofe si sono susseguiti gli inviti a istituire in tempi rapidi un sistema di allarme precoce nella regione che aiutasse a impedire un così alto numero di vittime nell'eventualità di futuri tsunami.

In occasione di una recente riunione EUROMARGINS tenutasi in Italia, gli esperti europei in materia di margini oceanici si sono incontrati per discutere l'arte di prevedere gli tsunami, che possono essere provocati da terremoti, smottamenti di terreno sottomarini e sulla terraferma o frane.

Il progetto EUROMARGINS, finanziato in parte dal Sesto programma quadro dell'UE, sta valutando i processi fisici, chimici e biologici che avvengono nelle zone di transizione tra i continenti e gli oceani profondi.

Stefano Tinti, rappresentante della recentemente avviata iniziativa TRANSFER, ha delineato nel corso della riunione i progetti del suo gruppo concernenti lo sviluppo di un sistema di allarme precoce per la zona nevralgica per gli tsunami in Europa: il Mediterraneo. Nel 2003, le isole Baleari sono state colpite da uno tsunami di tre metri di altezza, provocato da un terremoto sulla costa settentrionale dell'Algeria, che ha causato l'affondamento di 20 imbarcazioni.

«Il nostro obiettivo è sviluppare un sistema integrato che utilizzi i terremoti come fonte per l'individuazione dello tsunami e sia in grado di far scattare l'allarme entro un tempo massimo di 20 minuti», ha spiegato.

Carl Bonnevie Harbitz dell'Istituto geotecnico norvegese sta lavorando a modelli che possono prevedere gli tsunami causati dalle frane, dagli smottamenti, dai terremoti e addirittura dall'impatto con asteroidi. I modelli sono testati valutando la loro capacità di prevedere con esattezza le conseguenze delle precedenti catastrofi che hanno provocato tsunami. Il metodo ha aiutato il dott. Harbitz a migliorare considerevolmente l'affidabilità dei suoi modelli.

«Il nostro modello è stato utilizzato anche per la previsione e la valutazione dei pericoli e dei rischi di tsunami generati da frane, smottamenti sottomarini e terremoti in vari luoghi a livello internazionale», ha commentato il dott. Harbitz.