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Direttiva "Televisione senza frontiere": la Commissione adotta la seconda relazione

Su proposta di Marcelino Oreja, Commissario per la politica dell'audiovisivo, la Commissione europea ha adottato la seconda relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale, in merito all'applicazione della direttiva 89/552/CEE,...
Su proposta di Marcelino Oreja, Commissario per la politica dell'audiovisivo, la Commissione europea ha adottato la seconda relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale, in merito all'applicazione della direttiva 89/552/CEE, altrimenti nota come la direttiva "Televisione senza frontiere".

La relazione riguarda il periodo dal gennaio 1995 al luglio 1997, quando è entrata in vigore la nuova direttiva "Televisione senza frontiere" (direttiva 97/36/CE). Tale periodo è stato caratterizzato dal lancio dei primi servizi digitali in Europa, per i quali la direttiva prevede parte del quadro comunitario. Prima del 1996, l'Europa aveva oltre 250 canali televisivi e il loro numero è raddoppiato negli ultimi sei anni. All'inizio del 1997 erano presenti oltre 330 canali digitali trasmessi via satellite (erano 10 all'inizio del 1996).

Il periodo è stato caratterizzato anche dall'abbondanza di giurisprudenza, collegata direttamente alla direttiva, emessa dalla Corte europea di giustizia. Complessivamente la Corte ha adottato sette decisioni. La relazione presenta ed esamina tali decisioni, che hanno conseguenze particolarmente importanti per la determinazione dei criteri di giurisdizione degli Stati membri sulle emittenti. Da tale giurisprudenza, il principio del "controllo del paese di residenza" esce rafforzato e maggiormente realizzabile.

Due decisioni hanno anche conseguenze rilevanti per l'interpretazione delle regole della direttiva in materia di pubblicità e sponsorizzazione. Riguardo a questo, sembrano esserci problemi di inesatta applicazione delle regole sulla pubblicità in alcuni Stati membri (Grecia, Italia, Spagna e Portogallo). La Commissione ha ricevuto diversi reclami da parte di organizzazioni dei consumatori ai quali sta dando seguito.


Fonte: Commissione europea, Servizio del portavoce

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