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H2020

SugarBlock — Risultato in breve

Project ID: 703305
Finanziato nell'ambito di: H2020-EU.1.3.2.
Paese: Spagna
Dominio: Salute, Ricerca di base

Arresto del parassita della malaria prima dell’infezione

Attraverso una migliore comprensione dei glicani (o catene zuccherine) presenti sulla superficie del parassita della malaria, alcuni ricercatori finanziati dall’UE sperano di trovare un modo per fermare la malattia, persino prima dell’ingresso nel flusso sanguigno umano.
Arresto del parassita della malaria prima dell’infezione
Il progetto SUGARBLOCK (Unraveling the protein glycosylation of Plasmodium falciparum is crucial for development of novel therapeutics against malaria) ha brillantemente messo in luce alcune modifiche molecolari presenti sulla superficie del parassita della malaria. La speranza è che uno di questi processi possa un giorno essere utilizzato per suscitare una risposta immunitaria che arresti lo sviluppo della malattia.

«Si tratta di un terreno fertile e inesplorato per la scoperta di obiettivi farmacologici e molecole con potenziale vaccinale e diagnostico», afferma il coordinatore del progetto SUGARBLOCK, il prof. Luis Izquierdo Lázaro del Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal) in Spagna.

Il Santo Graal

Anche se gli scienziati hanno dimostrato che è teoricamente possibile un vaccino contro la malaria che offra un’immunità sterilizzante nell’uomo, il meglio che è stato ottenuto fino ad oggi è il conferimento di una protezione a breve termine contro la malaria clinica nel 35-50 % dei destinatari. La malattia continua a provocare 200 milioni di casi clinici e oltre 400 000 decessi all’anno.

«Nelle regioni endemiche, gli individui continuamente esposti al parassita sviluppano l’immunità», spiega Izquierdo Lázaro, «ma l’immunità sterilizzante, cioè l’incapacità del parassita di stabilire infezioni a stadi del sangue, non si sviluppa in natura. Questo è il motivo per cui l’immunità sterilizzante è diventata una specie di Santo Graal per i ricercatori del settore, perché sarebbe un passo importante verso l’eliminazione della malattia».

Il progetto SUGARBLOCK ha cercato di approfondire la ricerca sull’immunità sterilizzante basandosi sulle conoscenze scientifiche esistenti, indagando anche il significato di alcune modifiche delle molecole di zucchero (chiamate glicosilazioni) che si verificano sulla superficie del parassita che provoca la malaria.

«Volevamo caratterizzare completamente le modifiche espresse dagli sporozoiti (le cellule che si sviluppano nelle ghiandole salivari della zanzara) che migrano dalla zanzara al fegato», dice Izquierdo Lázaro. «Uno dei punti chiave per me è stata la mancanza di conoscenza circa la presenza di glicani in stadi "difficili" del parassita, quali lo sviluppo di sporozoiti.»

Una volta nel fegato, gli sporozoiti si moltiplicano e alla fine scoppiano nelle forme note come merozoiti, i quali poi invadono il flusso sanguigno, infettando l’individuo.

«Anche se non sono un immunologo, direi che una delle sfide è quella di rendere il nostro sistema immunitario in grado di "vedere" e reagire contro gli sporozoiti», dice Izquierdo Lázaro, «ma forse gli sporozoiti si sono completamente adattati per sfuggire al sistema immunitario e raggiungere il fegato».

Una crepa nell’armatura

In ogni caso, Izquierdo Lázaro e il suo gruppo speravano che un’analisi dei glicani potesse esporre una debolezza del parassita, che potrebbe essere sfruttata per arrestare lo sviluppo degli sporozoiti (e l’eventuale infezione del flusso sanguigno umano). In effetti verrebbe emulato ciò che è già stato ottenuto con i vaccini a base di carboidrati e proteine contro le infezioni batteriche.

Ling, ricercatore post-dottorale che ha ricevuto la borsa individuale Marie Curie, ha svolto gran parte del lavoro di laboratorio e ha compiuto progressi significativi. «Ha purificato con successo i delicati campioni di ghiandole salivari infette da sporozoiti», afferma Izquierdo Lázaro, «e, anche se si è rivelato incredibilmente difficile ottenere materiale biologico sufficiente, Ling è stato in grado di effettuare analisi sulle proteine delle ghiandole infette. Una delle principali sfide era, e lo è tuttora, ottenere una buona quantità di sporozoiti dalle ghiandole salivari delle zanzare infette su cui lavorare».

I dati preliminari sono entusiasmanti, dice Izquierdo Lázaro, dal momento che sembrano indicare la presenza di glicosilazioni inaspettate in stadi inaspettati. I risultati finali sono da confermare e il progetto durerà ancora qualche mese. Ciononostante, è stata aperta una strada promettente per la ricerca, che potrebbe un giorno portare a un vaccino efficace in grado di garantire un’immunità sterilizzante contro la malaria.

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Keywords

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