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Immunità innata e HIV-1

L’HIV rimane un problema di salute globale, e al fine di progettare un vaccino efficace è necessario passare da una terapia sistemica a una specifica in termini di tessuto. In quanto a progressione della malattia, i ricercatori europei hanno messo a punto dei metodi elaborati per la ricerca sul ruolo delle componenti cellulari e molecolari, specifiche a livello di tessuto, relative al sistema immunitario innato.
Immunità innata e HIV-1
Il progetto CNKHIV (Characterization of NK cell distributions and functions in human tissues in HIV-1 pathogenesis), finanziato dall’UE, ha esaminato le popolazioni di cellule tessuto-specifiche, come anche il loro ambiente, al fine di ottenere una migliore comprensione delle basi molecolari relative all’infezione da HIV e alla sua diffusione.

I ricercatori CNKHIV hanno caratterizzato un nuovo sottoinsieme di linfociti T gamma-delta/NKp46pos residenti fisiologicamente soltanto dentro l’epitelio intestinale. La caratterizzazione fenotipica di questa popolazione di linfociti ha dimostrato l’espressione specifica relativa allo schema del recettore. L’analisi microarray ha rivelato la ridotta espressione di geni associati alla comunicazione del TCR con la reattività anergica relativa a secrezione di IFN-gamma e citolisi, indicando la loro regolazione inibitoria. I risultati della ricerca hanno dimostrato una frequenza significativamente ridotta di questa popolazione cellulare nei pazienti con infiammazione cronica. L’indicazione è data dal fatto che questo sottoinsieme di linfociti è coinvolto nella conservazione omeostatica, e la relativa perdita può essere rilevante in molte patologie umane, tra cui l’infezione da HIV.

Gli scienziati si sono concentrati anche sulla nefropatia associata a HIV (HIVAN) e hanno valutato l’espressione di varie molecole, tra cui i recettori delle cellule dendritiche DC-SIGN. Per l’analisi del tessuto, hanno utilizzato l’ibridazione in situ mediante la sonda specifica anti-DC-sign mRNA. I risultati sono stati confermati tramite analisi microscopia confocale. I dati hanno dimostrato una significativa espressione dei recettori DC-SIGN in circa il 20 % dei glomeruli renali e nelle colture primarie di podociti. I risultati CNKHIV suggeriscono fortemente che il DC-SIGN catturi l’HIV-1 mediante internalizzazione nei podociti che esprimono il recettore DC-SIGN. Inoltre, l’espressione del recettore DC-SIGN in vivo può giocare un ruolo critico per la creazione di una riserva di HIV specifica a livello renale e la diffusione del virus.

I ricercatori hanno inoltre analizzato il ruolo dell’urochinasi-recettore solubile nel siero attivatore del plasminogeno (suPAR) nello sviluppo di glomerulosclerosi focale segmentaria (GSFS), riscontrata in pazienti HIV-1 con HIVAN. I risultati hanno dimostrato che tale recettore suPAR inibisce specificamente l’espressione della proteina podocitaria nefrina. Questa proteina è fondamentale per il corretto funzionamento della barriera di filtrazione renale. Ulteriori lavori di laboratorio hanno dimostrato che un aumento della concentrazione di suPAR nel plasma riduce i livelli di nefrina nei podociti e colpisce la permeabilità glomerulare. In altre parole, è direttamente coinvolta nell’insorgenza di diverse patologie umane, tra cui la nefropatia associata all’HIV.

Il progetto CNKHIV ha caratterizzato con successo una nuova popolazione cellulare immunitaria innata di linfociti T gamma-delta/NKp46 e diversi fattori tessuto-specifici rilevanti nella patogenesi dell’HIV. Tale significativa base di conoscenze può essere utilizzata nel tentativo di trovare un vaccino sicuro ed efficace.

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Keywords

Cellule killer naturali, HIV, immunità mucosale, immunità innata, infiammazione, HIVAN, DC-SIGN, podocita