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Una svolta genetica per affrontare la malaria

Un progetto finanziato dall’UE ha aperto la strada a un nuovo approccio genetico per la comprensione del parassita della malaria, che potrebbe aiutare gli scienziati a individuare preziosi obiettivi farmacologici per nuove terapie anti-malaria.
Una svolta genetica per affrontare la malaria
Questo lavoro è fondamentale, dato il numero di morti causati dalla malaria ogni anno e il fatto che sia stata rilevata resistenza dei parassiti ai farmaci disponibili sul mercato. Ciò che è particolarmente preoccupante è che tale resistenza si sta diffondendo. L’applicazione di nuove tecniche per comprendere meglio il parassita e identificare possibili obiettivi per nuove e più efficaci terapie potrebbe salvare migliaia di vite.

«Siamo stati in grado di perfezionare una tecnica nota come mutagenesi casuale, che siamo certi ci consentirà di scoprire funzioni geniche che finora non sono state ben comprese», afferma la dott.ssa Ilaria Russo, coordinatrice del progetto GENETICHTS REVEAL PF dell’Università di Manchester nel Regno Unito. «Siamo stati in grado di risolvere, uno dopo l’altro, tutti i problemi tecnici che abbiamo riscontrato. La scoperta fondamentale di questo progetto (i risultati devono ancora essere pubblicati) è stata dimostrare che questa tecnica è possibile.»

La mutagenesi coinvolge deliberatamente l’ingegnerizzazione delle mutazioni del DNA per produrre geni mutanti o altri organismi geneticamente modificati. Vari costituenti di un gene possono essere mutati in modo che il funzionamento dello stesso possa essere esaminato in dettaglio. «Questo ci consente di analizzare direttamente i geni e di capire meglio quali siano i geni essenziali del parassita della malaria», afferma la dott.ssa Russo. «I geni essenziali sono infatti preziosi obiettivi farmacologici per nuove terapie antimalariche.»

Un parassita frainteso

Anche se la malaria rappresenta uno dei più gravi problemi di salute pubblica a livello globale, gli scienziati non hanno ancora raggiunto una conoscenza approfondita del ciclo di vita del parassita. Ciò rende molto più difficile lo sviluppo di trattamenti efficaci e l’adozione di misure preventive. Non solo un vaccino contro la malaria rimane un risultato lontano, ma è anche l’efficacia dei trattamenti esistenti a ridursi con l’aumentare della resistenza.

«I parassiti della malaria hanno diversi modi per schivare le risposte immunitarie umane», spiega la dott.ssa Russo. «Uno di questi è cambiando, una alla volta, le molecole esposte (chiamate antigeni) per resistere alla risposta immunitaria del corpo. La possibilità di cambiare antigeni significa che è molto più difficile sviluppare un vaccino protettivo o una cura efficace.»

Ma ci sono anche altre difficoltà: dopo il trasferimento dalle ghiandole salivari della zanzara nei loro ospiti umani, i parassiti della malaria invadono i globuli rossi, che forniscono loro il nascondiglio perfetto. Quando i parassiti fuoriescono dai globuli rossi e infettano i loro ospiti, si espongono al sistema immunitario per un tempo brevissimo: solo pochi minuti.

Soluzioni genetiche

L’idea alla base del progetto GENETICHTS REVEAL PF, che è stato finanziato attraverso una sovvenzione di reintegrazione internazionale Marie Curie dell’UE, era di sviluppare e applicare nuovi metodi genetici per ottenere una migliore comprensione del ciclo di vita del parassita. L’attenzione è stata focalizzata sui geni responsabili della crescita asessuata, della differenziazione sessuale e della virulenza attraverso l’interazione con il sistema immunitario ospite, al fine di sviluppare eventualmente nuove terapie mirate.

«Le difficoltà legate allo sviluppo di nuove terapie o metodi di prevenzione sono in gran parte dovute alla mancanza di comprensione del complesso ciclo di vita del parassita», afferma la dott.ssa Russo, «che comprende anche il rapporto con il suo ospite».

Sulla base del successo del progetto nello sviluppo di una metodologia per la tecnica di mutagenesi casuale e nel far progredire la comprensione di come funzionano le nostre cellule immunitarie verrà ora costruito un archivio dei geni mutati, un’importante risorsa per i ricercatori del settore che continueranno questo lavoro.

«Il nostro lavoro è focalizzato sul lungo termine, che può rappresentare una sfida dal momento che viviamo in una società in cui sono i guadagni economici a breve termine che spesso influenzano le decisioni», osserva la dott. Russo, «ed è per questo che i finanziamenti che riceviamo sono così importanti. Speriamo di ottenere ulteriori finanziamenti per applicare la nostra nuova metodologia su una scala più ampia, offrendo un contributo più significativo alla scoperta di farmaci e alla vaccinazione».

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