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La nanotecnologia come tecnica di conservazione degli alimenti

La nanoscienza può essere compresa studiando i processi fisici e chimici che avvengono a livello atomico o molecolare. L'iniziativa NANOFOODS è stata concepita allo scopo di applicare tali conoscenze alla conservazione degli alimenti.
La nanotecnologia come tecnica di conservazione degli alimenti
La capacità di sfruttare il potenziale sanitario dei numerosi componenti bioattivi degli alimenti richiede processi specializzati di trattamento e di conservazione dei prodotti. Grazie all'utilizzo di polisaccaridi adeguati, è possibile proteggere questi composti durante le due fasi e rilasciarli solo nel tratto intestinale inferiore. Gli esperti ritengono che l'impiego delle nanocapsule possa determinare il superamento dei problemi di stabilità.

Sulla base di questi presupposti, il progetto NANOFOODS ("Development of foods containing nanoencapsulated ingredient"), finanziato dall'UE, ha proposto di adottare nanocapsule su misura allo scopo di preservare i composti alimentari bioattivi durante le fasi di trattamento e di conservazione. Come si può evincere dal sito web del progetto, I partecipanti all'iniziativa erano particolarmente interessati ai componenti bioattivi con una potenziale attività antinfiammatoria, come ad esempio gli acidi grassi omega-3, il butirrato e il complesso della silimarina.

I ricercatori hanno sviluppato una serie di prototipi di composti microincapsulati mediante l'impiego di varie combinazioni tra I materiali utilizzati per il riempimento e le capsule. Ad esempio, in seguito al processo di incapsulamento in complessi di amido e di integrazione in un prodotto alimentare, l'omega-3 dovrebbe sopravvivere alla conservazione fino al momento del consumo.

Per adattare la tecnologia pilota alla produzione industriale, I partner hanno studiato metodi di liofilizzazione e di essiccazione a spray delle nanocapsule, caratterizzando fisicamente I vari complessi amido-omega-3 relativamente alla stabilità termica e ossidativa. Nel corso dei lavori, è stata inoltre valutata la funzionalità di tali sostanze nell'ambito di una simulazione delle condizioni del tubo digerente mediante l'esposizione dei complessi a situazioni di pH estreme e alla digestione enzimatica.

Il passo successivo consisteva nell'integrazione degli acidi grassi omega-3 e delle silimarine nanoincapsulati e bioattivi ai fini della generazione di nuovi alimenti, come ad esempio la pasta o l'impasto per il pane. La somministrazione di questi prodotti alimentari a pazienti affetti dalla malattia infiammatoria intestinale (IBD) o da colite ulcerativa ha dimostrato un miglioramento dello stato infiammatorio, indicando un effetto benefico.

Nel complesso, l'iniziativa NANOFOODS ha illustrato con successo il miglioramento della stabilità del trattamento degli ingredienti bioattivi, tra cui le silimarine e gli acidi grassi polinsaturi (PUFA), mediante il processo della nanoincapsulazione. L'approccio adottato nell'ambito del progetto potrebbe soddisfare la domanda di prodotti alimentari caratterizzati da livelli ottimizzati in termini di valori nutrizionali, qualità e sicurezza.

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