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L’influenza del cinema dell’Europa centrale nell’era post-comunista

Qual è il ruolo svolto dal cinema dopo la caduta del comunismo? Alcuni scrittori approfondiscono il modo in cui il cinema polacco e quello slovacco hanno ripreso la transizione verso un’economia di libero mercato negli anni novanta.

Società

Il decennio successivo al collasso del Blocco orientale, avvenuto tra il 1989 e il 1991, ha attirato una grande attenzione da parte dei media. Gli anni novanta hanno visto l’avvento di enormi trasformazioni sulla scena economica, politica e sociale dei paesi post-comunisti dell’Europa centrale, che hanno modellato la democrazia di questa regione nella forma in cui si trova oggi. Questo passaggio dal socialismo di stato ai mercati liberi è stato studiato da diversi punti di vista, quali quello economico, politico e sociale; tuttavia, il suo significato a livello culturale è stato ampiamente trascurato. Il progetto ATFM, finanziato dall’UE, sta analizzando il modo in cui le società dell’Europa centrale hanno percepito e vissuto questi cambiamenti da un punto di vista culturale. Concentrando l’attenzione su Repubblica ceca, Polonia e Slovacchia, sta approfondendo le modalità attraverso le quali il cinema e la TV di questi paesi hanno risposto alla progressiva affermazione di un’economia di libero mercato. Il modo in cui questa trasformazione è stata ripresa in film e spettacoli televisivi degli anni novanta è stato esaminato in due articoli pubblicati sul sito web della rivista online paneuropea «Political Critique». Gli articoli, basandosi sulla ricerca finanziata da ATFM, discutono la cinematografia di questo periodo in Polonia e in Slovacchia. Scarsa qualità e pedagogia nei film polacchi degli anni novanta Il cinema polacco degli anni novanta non era noto per la propria qualità; figure eminenti del settore lo ritenevano insignificante e i critici lo rimproveravano di non comunicare agli spettatori nulla di rilevante sulla Polonia. Sebbene l’autrice del primo articolo, Kaja Puto, possa concordare sul fatto che i film di questo periodo non rappresentino un cinema di buona qualità, respinge le affermazioni che li definiscono insignificanti e incapaci di comunicare qualcosa di rilevante sulla Polonia. Possono non aver raffigurato la Polonia di quegli anni in modo realistico, dichiara l’autrice, ma rivelano grandi informazioni sulle trasformazioni che stavano avendo luogo. Nei film girati in questo periodo, gli spettatori venivano guidati verso il rifiuto dell’idea che lo stato potesse garantire la prosperità e veniva comunicato loro che la trasformazione li avrebbe riportati a una situazione di anelata normalità, incarnata dall’Occidente. L’eroe di questi film della prima era post-comunista era portatore di valori occidentali: il desiderio di accumulare ricchezza e l’impulso di raggiungere il successo. L’antagonista, impersonato in senso dispregiativo dall’uomo sovietico, rifiutava questi valori e ricercava invece il supporto dello stato. Il cinema polacco assumeva in generale un ruolo pedagogico, copiando i modelli occidentali e chiudendo un occhio sulle esigenze a livello locale. Il cinema post-comunista slovacco privo di una voce critica Secondo il critico cinematografico Matej Sotník, l’autore del secondo articolo, il cinema slovacco è morto in seguito alla privatizzazione degli studi cinematografici, avvenuta nel 1995. Questi studi, che occupavano più di mille lavoratori prima del 1989, sono stati vittime della dolorosa transizione verso un’economia di tipo capitalista. Negli anni novanta del post-comunismo, la Slovacchia ha prodotto meno di 10 lungometraggi di debutto. Le loro storie non riuscivano a raffigurare la situazione politica del paese e la TV pubblica continuava a essere uno strumento di propaganda, in cui la radiodiffusione di contenuti era soggetta a censura. Questa censura, scrive Sotník, «si era camuffata, si mantenne e… continuerà ad esistere fino a quando il servizio pubblico radiotelevisivo rimarrà sotto il controllo diretto del Parlamento». Attraverso il suo lavoro, ATFM (Articulating the free market: A cultural history of the economic transformation in central Europe, 1989-1999) intende offrire una nuova prospettiva culturale delle trasformazioni sistematiche che hanno avuto luogo negli anni novanta nell’Europa centrale. Per maggiori informazioni, consultare: pagina web del progetto CORDIS

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