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Optimisation of early reproductive success in dairy cattle through the definition of new traits and improved reproductive biotechnology

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Terreni fertili per le mucche da latte

Il progetto FECUND, finanziato dall’UE e concepito allo scopo di esaminare la riduzione della fertilità nel bestiame da latte, ha raccolto informazioni genetiche dettagliate che stanno già contribuendo a invertire tale tendenza.

Alimenti e Risorse naturali

A partire dagli anni novanta si è assistito a una riduzione della fertilità delle mucche che ha, a sua volta, condotto a un accorciamento della vita produttiva di questi animali. “Oggigiorno si registrano spesso meno di tre parti a mucca,” afferma Filippo Biscarini dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (IBBA) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Milano/Lodi. Biscarini è il coordinatore del progetto quadriennale FECUND, finanziato dall’UE e conclusosi di recente, che si prefiggeva l’obiettivo di spiegare i motivi alla base di tale fenomeno e la capacità della riproduzione e dell’allevamento del bestiame da latte di invertire tale tendenza in declino. La riduzione della fertilità delle mucche, specialmente nel bestiame di razza Holstein, ha condotto a un calo dei tassi di gravidanze in seguito all’inseminazione dall’80 % di 20 anni fa a meno del 40 % di oggi. Gli scarsi livelli di fertilità rappresentano oggigiorno uno dei principali motivi alla base degli abbattimenti preventivi. Il consorzio FECUND, che ha coinvolto 13 partner provenienti da sette paesi dell’UE, mirava a studiare questo fenomeno nelle vacche da latte attraverso l’analisi dei fattori metabolici e genetici associati ai criteri di alto e basso potenziale di fertilità. “Le nostre ipotesi iniziali partivano dal presupposto che le mucche ad alta produzione di oggi investono gran parte delle proprie energie nella produzione di latte, tralasciando altre importanti attività fisiologiche, tra cui la riproduzione. Tale situazione ha condotto a una riduzione dei tassi di concepimento e a intervalli di concepimento superiori a 14 mesi tra un parto e l’altro,” spiega Biscarini. Oltre allo stato metabolico delle vacche, nel caso della fertilità entra in gioco anche una serie di fattori genetici predeterminati. “Per comprendere la situazione, abbiamo analizzato due modelli, uno basato sulla metabolica – vale a dire l’utilizzo e l’apporto di energia – e uno basato sulla genetica,” afferma Biscarini. L’iniziativa FECUND è stata incentrata sulle prime fasi della riproduzione, dallo sviluppo dell’uovo all’impianto del feto. I ricercatori hanno eseguito il campionamento a partire dagli organi riproduttivi degli animali presi in fasi diverse del ciclo riproduttivo. Il consorzio ha generato un ampio set di dati sul corredo genetico degli animali e sui punti e i momenti di attivazione e di disattivazione di specifici geni, allo scopo di comprendere a fondo il modo in cui la genetica influenza la fertilità. I campioni biologici sono stati recuperati dal bestiame da latte destinato al commercio di vari paesi, tra cui animali con valori di riproduzione stimati alti e bassi (misura industriale del potenziale genetico in termini di fertilità) e mucche sottoposte allo stress energetico delle fasi iniziali della lattazione, nonché mucche in asciutta e animali più giovani prima della gravidanza. I risultati del progetto FECUND hanno offerto una migliore comprensione dell’impatto dello stress da lattazione e della genetica sulla qualità dell’uovo e dell’embrione, spiegando, ad esempio, gli effetti dei componenti del liquido presente all’interno dei follicoli in cui si formano le uova sulla qualità e sulla capacità di svilupparsi di questi organismi. FECUND ha utilizzato dati genetici ricavati dagli studi condotti nel tentativo di trovare nuove mutazioni correlate alla fertilità e di prevedere i vettori di mutazioni desiderate e indesiderate, come la mutazione TUBD1, scoperta di recente, che è associata alla mortalità embrionale e, di conseguenza, alla riduzione della fertilità. “Il progetto ha contribuito alla nascita di vasti set di dati disponibili per la comunità, allo sviluppo di una nuova serie di strumenti e a una migliore comprensione del problema,” conclude Biscarini. Questa e altre iniziative sull’argomento stanno già dando i frutti sperati, aggiunge l’esperto. “L’efficacia degli sforzi comuni compiuti dalle comunità scientifiche e specializzate in allevamento ha condotto a un arresto e, in taluni casi, a un’inversione della tendenza in declino della fertilità delle mucche.”

Parole chiave

FECUND, bestiame da latte, fertilità, allevamento di animali, bestiame di razza Holstein, metabolica, produzione di latte, valori di riproduzione stimati, TUBD1

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