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Contenuto archiviato il 2023-01-13

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Secondo una relazione, la ricerca e l'innovazione sono fondamentali per la crescita in Europa

Una relazione stilata da un gruppo di studio indipendente di alto livello, su richiesta del presidente della Commissione Romano Prodi, ha illustrato un percorso di crescita per l'Europa, ponendo l'accento sull'innovazione, la ricerca e l'istruzione superiore. "Il gruppo ritie...

Una relazione stilata da un gruppo di studio indipendente di alto livello, su richiesta del presidente della Commissione Romano Prodi, ha illustrato un percorso di crescita per l'Europa, ponendo l'accento sull'innovazione, la ricerca e l'istruzione superiore. "Il gruppo ritiene che l'insoddisfacente livello di crescita raggiunto dall'Europa nel corso degli ultimi decenni sia sintomatico della sua incapacità di trasformarsi in un'economia basata sull'innovazione", recita lo studio. Tale evoluzione, secondo il documento, è stata resa necessaria dall'avvento della globalizzazione e dal fatto che l'Europa non è più costretta a riprodurre ciò che viene realizzato dagli Stati Uniti, ma può dedicarsi a sviluppare innovazioni migliori. "A differenza del dopoguerra, quando gli obiettivi di crescita e di riduzione del divario rispetto agli USA potevano essere ampiamente raggiunti attraverso l'accumulo e l'emulazione dei fattori produttivi, nel momento in cui i paesi europei si sono avvicinati alla frontiera tecnologica e si sono prodotte nuove rivoluzioni in questo settore [...] l'innovazione all'avanguardia è divenuta il principale motore della crescita". La concorrenza, a sua volta, rafforza la domanda sia di ricerca e sviluppo (R&S), che di istruzione superiore. Secondo il gruppo di alto livello, "l'Europa risente di un numero insufficiente d'investimenti privati nella R&S, di un calo della spesa pubblica in questo settore, la quale resta pur sempre cospicua, e di una scarsa efficacia nella distribuzione dei fondi pubblici disponibili". Gli esperti propongono di affrontare tali debolezze attraverso la concessione di crediti d'imposta per gli investimenti a favore della R&S e dell'innovazione, nonché l'aumento della spesa pubblica per la ricerca sia a livello nazionale che comunitario. Lo studio mette in discussione i modelli utilizzati per l'assegnazione dei finanziamenti a favore della ricerca in tutt'Europa. In particolare, critica il principio del "juste retour" (giusto ritorno), in base al quale ciascuna parte ottiene l'equivalente di ciò che ha versato, ritenendo che esso non tenga debitamente contro della prioritarizzazione o dell'eccellenza. Ulteriori critiche vengono mosse altresì ai programmi scientifici amministrati a livello centrale, come i programmi quadro di ricerca della Commissione europea. Il gruppo di alto livello afferma che tale sistema di finanziamento può risultare, in generale, lento ed eccessivamente burocratico e che i progetti selezionati per un finanziamento tendono ad essere di vaste dimensioni, rischiando di "trasformarsi rapidamente in cattedrali nel deserto". La relazione sostiene che il peggiore scenario di finanziamento si verifichi "nel caso in cui si uniscono elementi di entrambi questi modelli imperfetti" ed esorta l'UE ad organizzare in maniera più efficace la valutazione della ricerca affinché "funga da catalizzatore per la divulgazione delle migliori prassi in tutti i paesi". La relazione raccomanda, inoltre, di garantire che l'assegnazione dei finanziamenti avvenga sempre su base concorrenziale e che i lavori siano sottoposti ad una revisione fra pari ed una valutazione a posteriori da parte di ricercatori indipendenti e di fama internazionale. Ciò consentirebbe di evitare la concessione di ulteriori finanziamenti a progetti di scarsa qualità e la creazione di "cattedrali nel deserto". Inoltre, il gruppo raccomanda di istituire un'Agenzia europea per la scienza e la ricerca (EASR) indipendente, creata ispirandosi alla Fondazione nazionale della scienza degli Stati Uniti, nonché al Consiglio nordico delle ricerche e al Consiglio britannico delle ricerche. Il nuovo organismo fornirebbe finanziamenti, piuttosto che pareri; adotterebbe un approccio bottom-up nell'incoraggiare l'invio di proposte per l'assegnazione dei finanziamenti; includerebbe tutti i settori della ricerca; baserebbe le proprie decisioni su criteri scientifici, seguendo un processo di revisione fra pari all'insegna della trasparenza; sarebbe responsabile nei confronti dei suoi finanziatori, pur mantenendo l'autonomia di funzionamento e sarebbe gestito da illustri scienziati. Sviluppando un atteggiamento positivo nei confronti dell'immigrazione dai paesi terzi, l'Europa potrebbe migliorare i propri risultati in materia di innovazione ed imprenditorialità, sostiene il gruppo di alto livello, sottolineando l'importante contributo reso dagli immigrati. Pur approvando il concetto di Spazio europeo della ricerca (SER), il gruppo afferma che tale progetto è "minato da alcune delle caratteristiche strutturali della ricerca europea, in particolare la sua frammentarietà e la difficoltà a sfruttare al meglio l'indiscusso potenziale scientifico dell'Europa sia in termini di produzione di nuove conoscenze, sia di trasformazione delle stesse in innovazioni fattibili sotto il profilo commerciale". Per quanto concerne l'istruzione, secondo il gruppo di alto livello il numero di studenti che proseguono gli studi fino a conseguire un titolo universitario è "palesemente insufficiente per l'economia basata sulla conoscenza e richiede l'equiparazione dei diplomi di scuola superiore e dei relativi curricula nei paesi dell'UE. La relazione raccomanda, inoltre, di incoraggiare la creazione di nuovi centri d'eccellenza o nuovi raggruppamenti di ricercatori attraverso la concessione di finanziamenti.

Paesi

Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Grecia, Spagna, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Regno Unito

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