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Scienziati trovano le prove di punti caldi di biodiversità marina

Una squadra internazionale di ricercatori ha unito le proprie forze per esaminare l'evoluzione della diversità marina nel corso degli ultimi 50 milioni di anni. Le loro scoperte mostrano che le principali concentrazioni di biodiversità hanno raggiunto il proprio culmine in pun...

Una squadra internazionale di ricercatori ha unito le proprie forze per esaminare l'evoluzione della diversità marina nel corso degli ultimi 50 milioni di anni. Le loro scoperte mostrano che le principali concentrazioni di biodiversità hanno raggiunto il proprio culmine in punti caldi principali: Europa sudoccidentale, Africa nordoccidentale e l'attuale arcipelago indo-australiano, oltre alla costa orientale della penisola araba, al Pakistan e all'India occidentale. Questo lavoro dettagliato è stato di recente pubblicato nella rivista Science. Ricercatori provenienti da Australia, Malesia, Paesi Bassi, Panama, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno mostrato che i processi ecologici durante un periodo di 50 milioni di anni hanno favorito la comparsa, evoluzione e riduzione dei punti caldi di biodiversità in questione. Ma in che modo l'attività umana accelera il processo evolutivo di queste aree? E in particolare, quanto sono vulnerabili gli ecosistemi della barriera corallina? La squadra ha affermato che l'arcipelago indo-australiano è stato il centro tropicale della diversità estrema sin dall'epoca del Miocene (la più lunga epoca dell'era cenozoica) tra 23 e 5 milioni di anni fa. Lo studio fornisce le prove della presenza di grandi foraminiferi bentonici, gasteropodi, tipi di polline di mangrovia e coralli nella regione dell'Arcipelago, un'area veramente antica. L'indagine dell'arcipelago indo-australiano in particolare rafforza la comprensione sia dei punti caldi di biodiversità, che del modo in cui i processi ecologici hanno lavorato nel corso della scala dei tempi geologici. Il secondo è particolarmente importante poiché questi processi hanno coinciso con enormi eventi tettonici nel corso degli anni. Esaminando i dati paleontologici e molecolari, nello specifico combinando le prove molecolari con la documentazione sui fossili, e interpretando queste informazioni in un contesto ecologico, i ricercatori sono stati in grado di ampliare la loro conoscenza sulla reale antichità dei punti caldi e sulle specie che li compongono. Ma, come ha sottolineato la squadra, sono necessarie ulteriori indagini. Le crescenti preoccupazioni riguardanti la biodiversità marina, e la vulnerabilità degli ecosistemi della barriera corallina in particolare, stanno spingendo gli scienziati ad aumentare la ricerca in questo campo. E riguardo ai cambiamenti indotti dall'uomo? Gli scienziati dicono che questi cambiamenti stanno "operando su delle scale temporali molto lontane da quelle che hanno creato questi punti caldi". Secondo loro, una migliore comprensione del "contesto geologico e ambientale che promuove l'origine, il mantenimento e la riduzione dei punti caldi nel corso di lunghi periodi di tempo è necessaria se la gente vuole approfondire la propria conoscenza della natura dei punti caldi di biodiversità".

Paesi

Australia, Spagna, Malaysia, Paesi Bassi, Panama, Stati Uniti

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