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Un fossile vivente fornisce agli scienziati nuove informazioni sui cambiamenti climatici

Ricercatori provenienti da Belgio e USA hanno fatto nuove scoperte sui cambiamenti climatici tramite lo studio di un albero fossile vivente, la Symphonia globulifera. Gli scienziati hanno ricostruito la storia ambientale delle foreste fluviali del Centro e Sud America misurand...

Ricercatori provenienti da Belgio e USA hanno fatto nuove scoperte sui cambiamenti climatici tramite lo studio di un albero fossile vivente, la Symphonia globulifera. Gli scienziati hanno ricostruito la storia ambientale delle foreste fluviali del Centro e Sud America misurando la diversità genetica delle popolazioni di S. globulifera. I risultati sono stati pubblicati sul numero di Novembre della rivista Evolution. Il dott. Christopher Dick dell'Università del Michigan (Stati Uniti) e Myriam Heuertz dell'Università Libera di Bruxelles (Belgio) hanno studiato la S. globulifera per capire come le foreste tropicali si siano adattate in passato ai cambiamenti climatici. Hanno usato sequenze di DNA di ribosoma e cloroplasto e loci microsatellitari nucleari (nSSRs, potenti indicatori per gli studi sulla diversità genetica) per studiare la storia biogeografia della S. globulifera. L'obiettivo era quello di capire esattamente dove vivevano gli alberi in ogni periodo, e quanti erano. La S. globulifera, un albero della foresta pluviale comunemente chiamato hog-gum, ojeme o okol¢lo, è un albero originario dell'Africa che ha popolato i continenti dell'America Centrale e Meridionale separatamente, nonostante ostacoli apparentemente insormontabili. L'intolleranza al sale dei semi della S. globulifera rende difficile credere che la specie si sia diffusa attraverso il mare. Comunque, si è stabilito che l'albero, che popolava le foreste fluviali africane ben 45 milioni di anni fa, si sia spostato in Mesoamerica, nel bacino delle Amazzoni e nelle Indie occidentali circa 15 milioni di anni fa, arrivando nel Nuovo Mondo (le Americhe) attraverso le correnti oceaniche almeno tre volte. La diffusione attraverso queste vie apparentemente casuali, detta "sweepstakes dispersal", ha avuto come risultato lo stabilirsi di tre cladi, o rami, principali della S. globulifera nelle foreste pluviali del Nuovo Mondo. Le cladi sono state geneticamente isolate a partire da allora, attribuendo alla S. globulifera lo stato di "fossile vivente". Un fossile vivente è un organismo che non ha alcun parente vicino vivente e che è rimasto, a quanto pare, immutato per milioni di anni; può trattarsi di qualunque organismo che sia sopravvissuto a importanti episodi di estinzione e che sembri essere uguale a specie altrimenti conosciute soltanto attraverso fossili. La documentazione fossile del polline di S. globulifera è ampia, dettagliata e ben studiata (probabilmente a causa della sua utilità come strumento geologico per l'industria petrolifera). È interessante il fatto che tale documentazione rivela che, sebbene gli alberi del Nuovo Mondo e dell'Africa adesso abbiano lo stesso aspetto, essi si sono evoluti separatamente. Usando il polline fossile e misurando la diversità genetica nelle popolazioni esistenti, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la storia ambientale delle aree colonizzate dalla S. globulifera. Hanno osservato che nell'America Centrale, la popolazione di alberi aveva un'alta differenziazione genetica attraverso il territorio. "Crediamo che questa tendenza sia il risultato della particolare storia della foresta in Mesoamerica," ha spiegato il dott. Dick, "che è stata relativamente arida durante l'era glaciale, 10.000 anni fa. In molti luoghi, le foreste furono confinate sulle cime di colline o nelle regioni più umide delle pianure. Quello che ritroviamo nelle tendenze della diversità genetica è la firma di questa storia della foresta." Hanno anche osservato una minore diversità tra le popolazioni del bacino delle Amazzoni, che è stato umido durante tutta l'era glaciale ed ha quindi visto la presenza ininterrotta della foresta. Lo studio mostra che "Il cambiamento genetico della S. globulifera è stato forte in Mesoamerica," mentre "sembra che le popolazioni dell'Amazzonia si siano ampliate recentemente". Lo studio, il primo a fare tali confronti tra le tendenze di diversità genetica nell'America Centrale e Meridionale, risponde ad alcune domande su come la S. globulifera si sia adattata alle condizioni climatiche in passato, il che potrebbe essere utile per prevedere come le foreste reagiranno ai cambiamenti ambientali futuri. "Crediamo che si troveranno tendenze simili in altre specie molto diffuse," ha detto il dott. Dick. "In scenari più caldi e aridi, possiamo prevedere che alcune popolazioni saranno ristrette, in particolare nell'America Centrale, ma anche che probabilmente resisteranno," ha spiegato. "Alcune cose possono resistere nonostante i tanti cambiamenti nelle foreste," ha concluso lo studio. "I cambiamenti climatici del passato non erano però accompagnati dalla deforestazione come avviene invece oggi. L'associazione di fattori potrebbe essere deleteria per molte specie - specialmente quelle non molto estese - nel corso del prossimo secolo."

Paesi

Belgio, Stati Uniti