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Una seconda vita per il compost esausto di fungaia

Alcuni ricercatori finanziati dall’UE hanno sviluppato tecnologie innovative che permetteranno alle fungaie di trasformare il compost in nuovi bioprodotti, come pesticidi ecologici e piccole capsule biodegradabili per la somministrazione mirata di farmaci.

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I funghi rappresentano un’importante attività commerciale: ogni anno nell’UE ne vengono coltivate più di 1 milione di tonnellate. Queste colture producono un alimento sano, a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto proteico che è anche ricco di minerali e vitamine. Il rovescio della medaglia è che ogni tonnellata di funghi prodotta richiede circa 3 milioni di tonnellate di compost. Questa miscela di letame di pollo, torba e paglia di frumento è adatta solo fino a un massimo di tre raccolti e smaltirla pone grossi problemi economici e logistici agli agricoltori europei. Le fungaie attualmente non dispongono di soluzioni tecnologiche adeguate per trasformare questo compost esausto in prodotti di valore.

Trasformare gli scarti in prodotti di valore

Il progetto BIOrescue, finanziato dall’UE, ha dimostrato un processo sostenibile di bioraffineria per trasformare la maggior parte del compost esausto di fungaia (nonché altri tipi di scarti agricoli sottoutilizzati) in preziosi composti bioattivi e bioprodotti. Il leader industriale del consorzio è stato uno dei principali produttori di funghi: Monaghan Mushrooms. Il nuovo sistema è supportato da moderni strumenti di modellazione matematica che analizzano rapidamente la composizione degli scarti di biomassa. Grazie all’elevata precisione, l’innovativa metodologia modella la composizione dei campioni che sono stati precedentemente determinati dagli spettri del vicino infrarosso misurati. «L’analisi rapida delle biomasse è la chiave per la riuscita di un processo di bioraffineria. I nuovi algoritmi avanzati sviluppati dalla società CELIGNIS potrebbero far sì che l’analisi dei campioni costi meno di 100 euro a campione, in un giorno», osserva la coordinatrice del progetto BIOrescue Inés del Campo, presso il Centro nazionale per le energie rinnovabili (CENER) della Spagna. I partner del progetto hanno anche sviluppato due processi paralleli per ottimizzare il pre-trattamento della biomassa. Il primo, chiamato pre-trattamento organosolv, viene utilizzato per ottenere la massima quantità di lignina, mentre gli zuccheri vengono recuperati attraverso un processo di pre-trattamento termochimico. Inoltre, l’azienda biotecnologica METGEN ha creato soluzioni enzimatiche su misura brevettate che scompongono in modo efficiente le lunghe catene di zuccheri e polimeri di lignina nel compost di biomassa in pezzi più piccoli: questo processo ne rende più facile l’estrazione rispetto all’uso di enzimi commerciali per lo stesso scopo. «Il compost esausto di fungaia fa miracoli. Abbiamo sviluppato biopesticidi a basso costo, altamente concentrati, meno tossici ma altrettanto efficaci degli omologhi fossili presenti sul mercato. Inoltre, l’Istituto Max Planck di ricerca sui polimeri ha trasformato la lignina in minuscole capsule biodegradabili che possono essere impiegate per il rilascio controllato e progressivo di farmaci e anche come potenziale nuovo vaccino vegetale mirato a malattie specifiche», aggiunge del Campo.

Un concetto sostenibile e replicabile

Dall’analisi delle biomasse alla conversione, l’innovazione è alla base di ogni fase del processo di bioraffineria. Generando bioprodotti a basse emissioni di carbonio che possono essere utilizzati in agricoltura, BIOrescue sta chiudendo il cerchio verso un’industria agroalimentare veramente circolare. I partner del progetto hanno condotto analisi preliminari per valutare le potenziali combinazioni di compost di fungaia con altre materie prime agricole sottoutilizzate. Hanno scoperto che la paglia di frumento, d’avena e d’orzo si combinano nel modo più efficiente con il compost esausto di fungaia. Infine, hanno valutato la disponibilità di queste materie prime per tutto l’anno in diverse regioni, un elemento cruciale per lo sviluppo dei processi locali di bioraffineria. «In BIOrescue, abbiamo cercato di creare un’economia circolare nel settore dei funghi, ma abbiamo anche visto le numerose opportunità esistenti al di là di questo settore», osserva del Campo. «In questo senso, il nostro concetto di bioraffineria sarà replicabile con altri tipi di residui agricoli, e quindi rilevante per altri settori che generano grandi quantità di scarti da biomassa».

Parole chiave

BIOrescue, compost esausto di fungaia, biomassa, bioraffineria, residuo agricolo, biopesticida, somministrazione di farmaci, economia circolare, agroalimentare

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