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Aggiornamento su TheGayVoice: come il suono della voce può innescare la discriminazione

Nel numero 82 della rivista Research*eu, abbiamo presentato il borsista del programma Marie Skłodowska-Curie, Fabio Fasoli e il suo progetto TheGayVoice e abbiamo scoperto in che modo lavorava per verificare l’effettiva esistenza di una sorta di «voce gay». Dopo circa un anno, ci siamo messi in contatto con lui per capire come stava procedendo la sua ricerca dopo la scadenza della sua borsa di ricerca.

Società

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca compiuta da Fasoli era il concetto che il suono della voce di un individuo possa comportare forme di discriminazione più o meno sottili nei confronti di gay e lesbiche bersagli di tale discriminazione (ad esempio durante la ricerca di un nuovo posto di lavoro) dovuta a stereotipi sociali profondamente radicati. La ricerca continua, ora con collaborazioni internazionali Nell’arco del 2019, Fasoli ha proseguito la sua attività di ricerca basata sul legame tra voce e discriminazione, pubblicando altri risultati scaturiti dal progetto TheGayVoice (Beyond “Straight Talking”: The Consequences of Vocal Cues to Sexual Identity for Modern Prejudice) (Oltre «la parlata etero»: le conseguenze degli indizi vocali sull’identità sessuale per il pregiudizio moderno). Questi dati hanno catturato l’attenzione dei media. «Sto studiando il modo in cui le esperienze dovute a un “timbro vocale gay” influiscono sulla salute mentale di persone gay e lesbiche», spiega il ricercatore. «Ho dato il via anche a nuovi progetti: uno di questi si occupa dell’interazione degli indizi vocali che trasmettono la percezione di avere a che fare con qualcuno che è sia gay che “straniero”. Suonare “gay” e oltretutto avere un accento straniero mette in evidenza il fatto che la persona appartiene a una minoranza doppia e ciò può suscitare forme specifiche di stigmatizzazione». In particolare, quest’ultimo progetto ha una dimensione transatlantica, poiché Fasoli sta collaborando con colleghi nel Regno Unito (presso l’Università di Lancaster) e negli USA, presso l’Università del Kentucky.

Quale cane ti viene in mente?

Fasoli sta lavorando anche a un nuovo filone di ricerca che aveva iniziato ad analizzare durante il progetto e che spera di portare avanti, ovvero l’interazione tra voce e comunicazione. «Quello che diciamo può essere interpretato in modi diversi a seconda delle conclusioni che traiamo riguardo agli interlocutori», afferma. «Ad esempio, se un interlocutore dice: “il mio cane corre nel parco”, quale tipo di cane si immaginano le persone se il relatore in questione ha una voce che suona gay? Ebbene, la nostra ricerca suggerisce che è più probabile che venga ipotizzato un cane di piccola taglia, tipo un chihuahua. Questo semplice esempio rivela quanto le nostre interazioni e comunicazioni sociali siano condizionate dal suono della voce e dalle impressioni che ci facciamo sull’interlocutore».

Riflessioni su TheGayVoice

Ripensando al tempo trascorso come borsista e le opportunità che questa posizione gli ha offerto, Fasoli commenta: «Il finanziamento fornito dall’UE ci ha permesso di condurre ricerche importanti per svelare forme impercettibili di discriminazione che sono poi sfociate in numerose collaborazioni e ulteriori filoni di indagine. Spero che in futuro la mia ricerca sia utile ad altri settori, nonché all’attuazione di processi decisionali e interventi positivi per sostenere le persone discriminate a causa della loro voce».

Parole chiave

TheGayVoice, discriminazione, indizio vocale, voce, gay, lesbica