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Impact of air pollutants on cutaneous responses in both healthy and compromised skin barrier, and innovative solutions to protect skin against urban pollution

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Nuove informazioni per proteggere la nostra cute dall’inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico non è solo nocivo per il cuore o per i polmoni, ma anche per la cute. Per saperne di più, tre giovani ricercatrici europee hanno approfondito l’impatto dannoso di diversi tipi di inquinamento atmosferico sulla nostra cute e quali misure possiamo adottare per proteggerla meglio.

Cambiamento climatico e Ambiente
Salute

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), oltre l’85 % della popolazione urbana europea è soggetta a livelli di inquinamento atmosferico che l’Organizzazione mondiale della sanità considera essere nocivi per la salute delle persone. Mentre l’effetto dell’inquinamento atmosferico sui nostri sistemi respiratorio e cardiovascolare è ben documentato, nuove prove dimostrano che comporta un impatto negativo anche sull’organo più esteso del corpo: la cute. Con una superficie di quasi due metri quadrati, la cute è progettata per proteggerci contro fattori ambientali potenzialmente dannosi. Tuttavia, tale abilità non è illimitata. «I problemi iniziano a sorgere quando l’esposizione a elementi di stress ambientali, quali l’inquinamento atmosferico, supera le normali capacità difensive cutanee» afferma Marc Eeman, ricercatore presso Dow Silicones Belgium. Grazie al supporto di CITYCARE (Impact of air pollutants on cutaneous responses in both healthy and compromised skin barrier, and innovative solutions to protect skin against urban pollution), un progetto finanziato dall’UE, Eeman sta guidando un gruppo di tre dottorande che lavora per capire come l’inquinamento atmosferico influisca sulla cute e quali azioni possiamo intraprendere per proteggerla meglio. «Come parte della Rete di formazione innovativa, finanziato con il supporto del programma di azioni Marie Skłodowska-Curie, il progetto CITYCARE fornisce formazione e sostegno a tre ricercatrici nella fase iniziale della carriera provenienti da diverse zone dell’Europa», aggiunge Eeman. «Sfruttando le competenze di due università di ricerca di fama internazionale e di un operatore industriale di rilievo, abbiamo fatto notevoli progressi riguardo le nostre conoscenze scientifiche circa l’ampio impatto che l’inquinamento atmosferico comporta sulla cute».

Valutare come tipi diversi di inquinamento impattano sulla pelle

All’inizio, le tre dottorande hanno passato sei mesi presso il laboratorio di Dow a Seneffe, in Belgio. In tale contesto hanno realizzato un modello cutaneo 3D d’avanguardia ricostruito, che è servito da strumento fondamentale del progetto per valutare gli effetti di vari elementi di stress ambientali sui tessuti cutanei. «Imparando a creare il nostro modello cutaneo, siamo riusciti a personalizzarlo per soddisfare le esigenze singolari della nostra ricerca», spiega Roxane Prieux, una dottoranda dell’Università di Ferrara. «Ad esempio, amplificando o silenziando l’espressione genica di interesse, mediante sovraregolazione o inibizione di determinate proteine, si possono studiare meglio gli effetti dell’inquinamento atmosferico, capire le vie meccaniche e comprendere in che modo tutto è correlato alle malattie cutanee». Rientrate nelle proprie istituzioni d’origine in Belgio, Italia e Svizzera, le studentesse hanno poi utilizzato il modello 3D come base dei propri progetti di ricerca. Ad esempio, una studentessa ha sviluppato un’epidermide umana 3D ricostruita in vitro per simulare l’effetto delle emissioni diesel sulla cute. «È importante comprendere in che modo tali particelle incidano sulla cute e quali meccanismi di fondo sono coinvolti», osserva Irini Magdelina Dijkhoff, una dottoranda dell’Istituto Adolphe Merkle presso l’Università di Friburgo. «Tale ricerca è la base per individuare le modalità con cui possiamo proteggere la nostra cute dall’inquinamento atmosferico». Le studentesse hanno inoltre approfondito in che modo l’ozono e il fumo di sigaretta si ripercuotono sulla cute. «Il primo passo verso lo sviluppo di soluzioni innovative per proteggere meglio la nostra cute risiede nella comprensione di come diversi inquinanti atmosferici influiscano sulle risposte cutanee e sulle proprietà biomeccaniche», dichiara Benedetta Petracca, una dottoranda della Dow Silicones Belgium. «La nostra ricerca ha fatto esattamente questo».

Attirare interesse significativo

Il consorzio ha organizzato un seminario di sensibilizzazione e tre workshop scientifici, eventi che sono stati tutti accolti in modo positivo. Sebbene il progetto sia ancora in corso, sta già suscitando un notevole interesse, anche da parte di diverse aziende cosmetiche di rilievo e di scienziati specializzati nella cura della pelle. «È stata un’esperienza davvero gratificante contribuire allo sviluppo di queste giovani ricercatrici», dichiara Eeman, che conclude: «Non vedo l’ora di vedere cosa succederà in futuro».

Parole chiave

CITYCARE, cute, inquinamento atmosferico, tessuto cutaneo

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