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Perché riusciamo a prevedere gli uragani ma non le eruzioni vulcaniche?

L’improvvisa eruzione del vulcano Cumbre Vieja, avvenuta l’anno scorso, ha fatto sì che gli abitanti di La Palma e molti altri si chiedessero se è possibile prevedere il momento in cui questo tipo di eventi si verificherà. Abbiamo passato la patata bollente all’esperto Stephan Kolzenburg.

Sicurezza

Sebbene l’eruzione del vulcano Cumbre Vieja a La Palma, in Spagna, sia costata secondo i calcoli 843 milioni di euro, fortunatamente è stata riportato un solo decesso. La risposta di emergenza a questo evento è stata elogiata, ma al contempo ha suscitato interrogativi in merito a quanto sia il massimo preavviso possibile per questo tipo di catastrofe naturale. «La vulcanologia sta progredendo in modo analogo alla previsione dei fenomeni meteorologici estremi, ma è indietro di qualche decennio», afferma Kolzenburg, vulcanologo presso l’Università di Buffalo negli Stati Uniti. «Innanzitutto, disponiamo già di un grande archivio di dati meteorologici da cui attingere. In secondo luogo, gli uragani sono più frequenti e si verificano spesso a cadenza stagionale, mentre le eruzioni vulcaniche di maggiore entità sono rare. Infine, i vulcani sono difficili da monitorare a livello tecnico e logistico.» La previsione meteorologica fondata sulla comprensione delle scienze dell’atmosfera abbinata ad attività di osservazioni regolari esiste da circa 200 anni. I satelliti si basano su questi dati mediante il drill down su scale locali, contribuendo a effettuare misurazioni precise di variabili quali l’umidità o la velocità del vento. Ma mentre la meteorologia si trova ovunque, i vulcani sono sparpagliati per il pianeta, il che complica la raccolta dei dati. I costosi sismometri per l’individuazione dei segnali geofisici non sono distribuiti in modo uniforme a livello globale e per il loro utilizzo sono necessarie competenze specialistiche. Inoltre, diversi tipi di magma possono rendere le eruzioni troppo rapide per poter essere raggiunte in tempo, o al contrario troppo poco frequenti da giustificare le spese associate all’osservazione costante, per non parlare dei potenziali pericoli connessi! Il maggiore impedimento è tuttavia rappresentato dal fatto che, come afferma Kolzenburg, «“vedere” all’interno della Terra è ben più difficile rispetto a rappresentare modelli meteorologici.» Al fine di prevedere in modo accurato il comportamento vulcanico, gli scienziati dovrebbero misurare la temperatura e la composizione chimica del magma per comprendere il modo in cui viscosità e volatilità possono guidare la pressione. Avrebbero inoltre bisogno di sapere molto di più riguardo a ciò che Kolzenburg chiama «la geometria del sistema idraulico». «Persino con potenti sensori, è praticamente impossibile ottenere tutti i dati necessari a prevedere un sistema dinamico di tal genere», aggiunge Kolzenburg, che ha ricoperto il ruolo di ricercatore principale del progetto DYNAVOLC, finanziato dall’UE e incentrato sulla modellizzazione dei vulcani.

La scienza dei cittadini per il monitoraggio dei vulcani

I più recenti strumenti di sismologia, abbinati a una migliore comprensione dei processi sottostanti tramite l’analisi di eruzioni precedenti, ricerche sperimentali e modellizzazione numerica, stanno svelando una maggiore quantità di informazioni sui volumi, i movimenti e le caratteristiche del magma. Ora, ad esempio, sappiamo che le camere magmatiche non sono grandi calderoni di magma ma piccole sacche disperse nella crosta, proprio come una spugna. Inoltre, i sensori satellitari e aerei che trasmettono dati quasi in tempo reale hanno dimostrato di essere fondamentali nell’assistere le previsioni di come le eruzioni attive potrebbero svilupparsi, una volta iniziate. Sebbene costose tecnologie all’avanguardia come la tomografia muonica potrebbero creare immagini tridimensionali delle strutture vulcaniche, ciò che entusiasma davvero Kolzenburg è il potere delle persone: «Con le eruzioni di La Palma, Nyiragongo e Kilauea siamo recentemente stati testimoni dello sviluppo di un pool comunitario dal basso di risorse a livello internazionale. Sono pronto a riporre la mia fiducia in questa interfaccia di lavoro sul campo, analitica e modellizzazione condivisi, combinati con la sismologia, per tracciare l’evoluzione delle future eruzioni.» Fare clic qui per saperne di più sulla ricerca di Kolzenburg: Nuove intuizioni sul comportamento vulcanico per previsioni migliori.

Parole chiave

vulcano, eruzione, previsione, uragano, magma, La Palma, satelliti, sismologia, modellizzazione