Nuova tecnologia per le acque reflue dei cantieri navali
Il trattamento delle superfici delle carene delle navi comporta il consumo di grandi quantità d'acqua dolce e dà origine a grandi quantità di acque di scarico. Queste acque reflue sono caratterizzate da importanti concentrazioni di prodotti chimici, come metalli pesanti, tributilstagno (TBT), bifenili policlorurati (PCB) e oli che possono essere dannosi. La manutenzione periodica per la rimozione dei vecchi strati di pittura, dei rivestimenti superficiali e antivegetativi (alghe), e delle incrostazioni minerali peggiora la situazione. Diversamente da altre industrie, la qualità e quantità delle acque reflue dei bacini di carenaggio varie enormemente a seconda delle attività e dei dintorni. Sono necessarie adeguate tecnologie di trattamento delle acque reflue per fare fronte a queste variazioni nel modo più sicuro ed efficiente, con un occhio ai costi. Per rispondere a questo bisogno, il progetto PI-WAMAS ha realizzato un sistema di gestione dell'acqua a circuito chiuso, che integra tre tecnologie. Il sistema comporta un separatore polifase, un sistema di membrana a maglie ai carboni attivi e un sistema di dissalamento a basso consumo energetico. Mentre il separatore polifase permette di separare simultaneamente le particelle solide e gli oli, il sistema a membrana KAC (Knitted Activated Carbon) separa le particelle di dimensioni più piccole. Il materiale dimostra capacità superiori di assorbimento in percentuali veramente elevate, dei metalli pesanti come il tributilstagno e degli agenti antivegetativi potenzialmente tossici. La membrana ha un formato di reattore ridotto e efficienza migliorata di utilizzazione del materiale di adsorbimento. In base ai test d'adsorbimento fatti in laboratorio, sono stati sviluppati due progetti di prototipo di KAC, testati in seguito in ambienti reali. Il disegno a spirale permette alle acque di scarico di scorrere lungo e tra tratti di rete KAC arrotolata. Il secondo disegno invece è a letti GAC (Granular Activated Carbon) a carboni attivi granulari, e consente la permeazione delle acque di scarico tra porzioni di KAC piegate. I risultati ottenuti sono stati paragonati con quelli raccolti durante i trial condotti con le tecniche di adsorbimento tradizionali e sono a disposizione delle comunità navali e delle agenzie ambientali.