Approvata la direttiva sul commercio elettronico: esiste ora il mercato interno dei servizi della società dell'informazione
Dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sul commercio elettronico, in Europa diventerà presto realtà il mercato interno dei servizi della società dell'informazione. La direttiva è stata discussa come tema prioritario al recente vertice "dotcom" di Lisbona e la sua rapida adozione dimostra l'intensa cooperazione fra Commissione, Consiglio e Parlamento. Ora gli Stati membri hanno 18 mesi di tempo per recepire la direttiva, che garantirà in tutta l'Unione europea l'applicazione dei principi del mercato interno di libera circolazione dei servizi e di libertà di stabilimento al commercio elettronico e ai servizi connessi. La direttiva ha lo scopo di intensificare la competitività nel commercio elettronico e nei servizi connessi, accelerando così l'attuazione in Europa della nuova società della conoscenza. Il 4 maggio, compiacendosi dell'adozione finale della direttiva, il commissario per il Mercato interno Frits Bolkestein ha promesso di garantire che la sua applicazione sarà parimenti efficace in tutti gli Stati membri. Ha affermato: "Mi auguro che la rapidità con cui ha lavorato il Parlamento, grazie all'attiva collaborazione della relatrice, Ana Palacio, serva da modello per le decisioni future relative al mercato interno, dove le modifiche legislative devono tenere il passo con gli sviluppi tecnologici e l'innovazione per essere tempestive ed efficienti". "Questa decisione epocale promuoverà la crescita del commercio elettronico in Europa, consentendo così ai cittadini ed alle aziende di trarne enormi vantaggi potenziali in termini di posti di lavoro, scelta di beni e servizi ed accesso ai mercati. Affinché tanto le aziende quanto i consumatori possano beneficiare al più presto della direttiva, mi adopererò a seguire con la massima attenzione la trasposizione tempestiva e corretta della direttiva nella legislazione nazionale di tutti gli Stati membri". La direttiva riguarda tutti i servizi della società dell'informazione, sia di tipo "business to business" sia fra le aziende e i consumatori, nonché i servizi forniti gratuitamente ai destinatari. Stabilisce norme specifiche armonizzate - laddove strettamente necessario - per garantire alle aziende e ai cittadini europei l'offerta dei servizi della società dell'informazione a prescindere dalle frontiere. I settori trattati comprendono la definizione del luogo in cui sono stabiliti gli operatori, gli obblighi di trasparenza per gli operatori, i requisiti di trasparenza per le comunicazioni commerciali, la conclusione e la validità dei contratti elettronici, la responsabilità degli intermediari di Internet, la composizione on line delle controversie e il ruolo delle autorità nazionali. In altri settori la direttiva si basa su strumenti già esistenti nell'UE che consentono l'armonizzazione o il mutuo riconoscimento delle legislazioni nazionali. La direttiva si applica solo ai fornitori di servizi stabiliti nell'UE, ma si è cercato di evitare incompatibilità e incoerenze rispetto all'evoluzione legislativa in altre parti del mondo, al fine di non ostacolare il commercio elettronico globale. In taluni casi la direttiva offre soluzioni che potrebbero servire da modello a livello internazionale. Le disposizioni della direttiva chiariscono punti di incertezza, come il luogo di stabilimento, definito come il luogo in cui l'operatore svolge effettivamente la sua attività economica attraverso una sede fissa, indipendentemente dalla localizzazione dei siti web, dei server o dell'eventuale "mail box" dell'operatore. Dopo il suo recepimento, gli Stati membri dovranno riconoscere l'applicabilità ai servizi della società dell'informazione delle norme nazionali del paese d'origine. Dovranno inoltre rimuovere ogni divieto o restrizione nell'uso dei contratti elettronici. La direttiva garantirà la certezza del diritto, imponendo l'esigenza di determinate informazioni per la conclusione dei contratti elettronici soprattutto per evitare che i consumatori commettano errori tecnici. Queste disposizioni si aggiungono a quelle della direttiva sulle firme elettroniche di recente approvazione.