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Contenuto archiviato il 2022-12-07

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Una manifestazione organizzata dalla Presidenza francese delinea le priorità per la ricerca agricola nell'ambito del SER

Una tavola rotonda sulla ricerca nel settore dell'agricoltura nell'ambito dello Spazio europeo della ricerca (SER), svoltasi il 5 e 6 dicembre, ha dato adito a suggerimenti ma anche ad incertezze in merito all'attuazione del SER. Sebbene i sistemi di coltivazione siano delimit...

Una tavola rotonda sulla ricerca nel settore dell'agricoltura nell'ambito dello Spazio europeo della ricerca (SER), svoltasi il 5 e 6 dicembre, ha dato adito a suggerimenti ma anche ad incertezze in merito all'attuazione del SER. Sebbene i sistemi di coltivazione siano delimitati da zone agroecologiche piuttosto che dai confini nazionali, la ricerca agricola è attualmente gestita quasi nella sua interezza a livello nazionale. Il SER, di cui sono già state poste le fondamenta attraverso l'incoraggiamento alla cooperazione internazionale promossa dalla PAC (Politica agricola comune), agevolerà un approccio comune più efficiente e coerente alla ricerca in materia di agricoltura. Le previsioni parlano di un progresso rapido ed è stata avanzata l'ipotesi che l'agricoltura sarà all'avanguardia nell'attuazione del SER. Due giorni di intensi dibattiti a Versailles tra scienziati impegnati nella ricerca, politici e rappresentanti delle comunità agricole degli Stati membri dell'UE e degli Stati candidati all'adesione hanno posto in luce le aree nelle quali è necessario agire ai fini di un'attuazione compiuta del SER. Sette argomenti sono stati al centro delle discussioni: scienza e governo, l'apertura dei programmi nazionali di ricerca, il ruolo delle regioni europee, i centri d'eccellenza, le infrastrutture, l'integrazione dei paesi di prossima adesione e la mobilità dei ricercatori. I partecipanti alla conferenza si sono ripartiti in sette sottogruppi, ognuno dei quali ha dibattuto uno dei sette argomenti succitati, al fine di presentare le loro conclusioni al convegno svoltosi il secondo giorno. I convenuti hanno sottolineato che il rapporto tra i politici ed i ricercatori dovrebbe essere bidirezionale. I politici necessitano di consigli affidabili per poter assumere decisioni corrette, ma dovrebbero a loro volta contribuire al processo di ricerca, individuando i temi di particolare importanza da indicare all'attenzione della ricerca. La comunicazione è stata definita come un ambito d'azione importante. Anzi vitale, se si vuole che l'opinione pubblica diventi meno ostile alla scienza e che gli agricoltori traggano vantaggio dal progresso scientifico. Sono risuonate anche esortazioni ad adottare un nuovo modello di ricerca in agricoltura: "Dobbiamo cambiare il tipo di ricerche svolte, aumentando la multidisciplinarità, per giungere ad una migliore comprensione della biosfera. La ricerca classica nel settore dell'agricoltura è ancora necessaria, ma una ricerca svolta nel contesto più ampio delle scienze della vita è più confacente ai temi attuali. Rivestono un'importanza fondamentale la previsione e la valutazione del rischio, in particolare per gli organismi geneticamente modificati", recita il progetto di riassunto delle conclusioni. Anche se i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di un approccio multifunzionale all'agricoltura per promuovere un equilibrio tra le diverse attività rurali, essi sono rimasti indecisi non solo sull'esigenza o meno di una legislazione volta a disciplinare tale obiettivo, ma anche sul possibile carattere nazionale o europeo di questa eventuale legislazione. Hanno invece espresso tutti il proprio accordo sulla necessità di maggiore dialogo con la Commissione europea, al fine di ottimizzare l'interazione tra la scienza e l'azione di governo. La conferenza è giunta alla conclusione che occorre aprire i programmi di ricerca nazionali per rendere percepibili tutti i vantaggi del SER. Attualmente in Europa solo il cinque per cento di tutti i finanziamenti pubblici a favore della ricerca agricola è coordinato a livello internazionale, mentre il residuo 95 per cento è riservato ai programmi nazionali controllati dai singoli Stati membri. Il SER agevolerà le economie di scala, migliorando quindi l'allocazione delle risorse ed aumentando l'efficienza della ricerca europea. In contrasto col risalto dato all'importanza dell'apertura dei programmi nazionali di ricerca, ha prevalso nuovamente l'incertezza su come realizzare tale obiettivo. Tra i suggerimenti avanzati, quello di rendere i budget della ricerca nazionale accessibili anche a scienziati di altri Stati membri, o nuovi modi di collaborazione, o una combinazione di entrambi. I partecipanti hanno deciso che la ricerca su argomenti di importanza internazionale dovrebbe essere coordinata a livello comunitario, mentre i temi della ricerca di interesse puramente locale dovrebbero essere gestiti a livello nazionale, con una maggior partecipazione delle regioni europee. È stata avanzata l'ipotesi di istituire reti regionali d'eccellenza che si occuperebbero degli argomenti di rilievo regionale. L'idea tradizionale di centro d'eccellenza, ovvero quella di un edificio con uno staff di ricerca permanente che gode dei finanziamenti assegnati, è stata però respinta ad ampia maggioranza in quanto "troppo rigida ed inadeguata al contesto moderno della ricerca". Ha trovato voce anche la preoccupazione che qualsiasi forma di accredito da parte della CE avrebbe comportato un senso di esclusione a danno dei centri non selezionati. È stato invece proposto un concetto innovativo di reti virtuali. Tali reti potrebbero avvalersi in misura massiccia delle tecnologie di comunicazione e della mobilità dei ricercatori, con l'obiettivo di rinforzare la collaborazione e di trasferire l'informazione e la tecnologia. I partecipanti hanno riconosciuto i vantaggi del SER per le infrastrutture agricole: "Il coordinamento europeo eviterebbe la duplicazione delle spese in infrastrutture ed ottimizzerebbe l'impiago degli impianti esistenti", afferma il progetto di riassunto delle conclusioni. "Dobbiamo anche creare nuovi tipi di infrastrutture, quali le banche dati, le strutture per le tecnologie dell'informazione e gli osservatori ambientali, accessibili a tutti gli scienziati europei", prosegue il documento. I presenti hanno convenuto che il coordinamento dovrebbe comportare la mobilitazione di risorse sia umane sia materiali. Nella sessione sulla mobilità dei ricercatori, il gruppo di lavoro ha concluso che "è necessario incoraggiare i ricercatori a spostarsi da un paese all'altro, trasferendo così informazioni e tecnologie ed aumentando la collaborazione tra centri di diversi paesi". Il gruppo ha però riconosciuto che "la chiave di volta è l'elemento umano: le speranze, le esigenze, le motivazioni e i desideri dei ricercatori devono essere presi in considerazione se si vuole favorire la mobilità di questi ultimi. Bisogna incrementare ulteriormente i finanziamenti e l'innovazione". Si è comunque riconosciuto che una maggiore mobilità dei ricercatori avrebbe potuto portare ad un trasferimento del "potenziale intellettuale" dal Sud al Nord dell'Europa, ed i convenuti hanno concordato sulla necessità di elaborare un sistema di meccanismi per incoraggiare i ricercatori a rientrare nel paese d'origine. Infine la conferenza ha riconosciuto che è indispensabile rinforzare i rapporti tra i centri di ricerca degli Stati membri e quelli dei paesi candidati all'adesione. I partecipanti hanno esortato ad intraprendere la creazione di un repertorio dei centri di ricerca e degli specialisti nei paesi candidati, a sostenere finanziariamente lo sviluppo delle infrastrutture ed a concedere sovvenzioni finalizzate alla mobilità degli addetti alla ricerca. Le conclusioni della conferenza saranno discusse dal Comitato agricolo direttivo il 10 gennaio. Dopo tale data sarà disponibile un riassunto definitivo delle conclusioni.

Paesi

Francia

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