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Secondo una commissione parlamentare, il 6PQ può contribuire a ridurre la vivisezione

La commissione per l'ambiente del Parlamento europeo ha richiesto che il sesto programma quadro di ricerca della Commissione europea preveda di destinare fondi allo sviluppo di metodi di prova per i prodotti cosmetici senza ricorrere all'utilizzo di animali. La richiesta è st...

La commissione per l'ambiente del Parlamento europeo ha richiesto che il sesto programma quadro di ricerca della Commissione europea preveda di destinare fondi allo sviluppo di metodi di prova per i prodotti cosmetici senza ricorrere all'utilizzo di animali. La richiesta è stata presentata il 20 marzo, quando la commissione per l'ambiente ha adottato all'unanimità una relazione dell'europarlamentare tedesca Dagmar Roth-Behrendt, che modificava il settimo emendamento della Commissione alla direttiva sui cosmetici. La Commissione ha proposto la messa al bando dei test sugli animali, ma non la commercializzazione di prodotti già testati su animali. La messa al bando dei test riguarderebbe sia i prodotti finiti sia i relativi ingredienti. Nel 1993, fu deciso che la commercializzazione di ingredienti per cosmetici testati su animali sarebbe stata proibita ad iniziare dal 1998. Tale disposizione tuttavia non è ancora entrata in vigore. Tra le principali ragioni addotte dalla Commissione figurano la mancanza di metodi di prova alternativi, con solo tre nuovi metodi validati fino ad oggi, e il problema del rispetto degli accordi con l'OMC (Organizzazione mondiale del commercio). Gli emendamenti proposti dalla commissione preserverebbero il bando sulla commercializzazione. La commissione richiede che tale bando entri in vigore subito per quegli ingredienti per cui sono disponibili altri metodi di prova validati e a distanza di cinque anni dall'adozione della direttiva per tutti gli altri test. La Roth-Behrendt ha fatto riferimento alla recente legge americana sulle "pellicce di cani e gatti" (dog and cat fur act) che vieta la produzione e l'importazione di prodotti ricavati dalle pellicce di cani e gatti. Tale legge è stata giustificata dal fatto che tali prodotti sono incompatibili sia con la moralità pubblica sia con la protezione degli animali. Ella sostiene che ai test sugli animali dovrebbero essere applicati gli stessi standard morali.

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