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La Commissione afferma che la soia transgenica statunitense non costituisce alcun rischio

La Commissione europea ha dichiarato di non disporre di prove scientifiche per ritenere che una varietà di soia geneticamente modificata, della quale l'associazione ambientalista Greenpeace chiede il divieto, costituisca un rischio sanitario. Scienziati belgi hanno rilevato f...

La Commissione europea ha dichiarato di non disporre di prove scientifiche per ritenere che una varietà di soia geneticamente modificata, della quale l'associazione ambientalista Greenpeace chiede il divieto, costituisca un rischio sanitario. Scienziati belgi hanno rilevato frammenti genici non identificati nella soia "Roundup Ready", ottenuta da semi sviluppati dalla società biotecnologica Monsanto. La soia è incrociata con un batterio che la rende resistente all'erbicida Roundup. Una portavoce della Commissione ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che, sebbene i risultati dello studio belga saranno sottoposti all'abituale valutazione da parte del Comitato scientifico per le piante della Commissione, qualsiasi misura successiva dipenderà dalle conclusioni del Comitato stesso. La portavoce ha dichiarato: "Dal punto di vista scientifico non esiste motivo di sostenere che la pianta sia pericolosa [...] neanche per coloro che ne fanno consumo". La portavoce ha quindi spiegato: "In termini scientifici, l'esistenza di questo DNA non significa che si tratti della conseguenza di modifiche apportate alla pianta. Potrebbe essere stato generato da una mutazione spontanea, che si verifica frequentemente nelle piante". Ha inoltre aggiunto che i frammenti genici non erano stati rilevati nel 1996, quando la Commissione aveva approvato l'importazione della soia Roundup, ma non la sua coltivazione. Proprio venerdì Greenpeace aveva esortato la Francia a proibire le importazioni di questa varietà di soia, sostenendo che l'autorizzazione al suo uso per l'alimentazione umana ed animale era stata concessa su basi "false ed incomplete". La portavoce della Commissione ha affermato che i risultati non suggerivano la necessità di un divieto di importazione, aggiungendo che non era verosimile che la Francia adottasse tale misura in quanto avrebbe dovuto preventivamente dimostrare il rischio costituito dalla soia.

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