Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano it
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Contenuto archiviato il 2022-12-21

Article available in the following languages:

Intervista del Notiziario CORDIS al commissario Busquin sull'importanza di promuovere il ruolo delle donne nella scienza

In vista della conferenza sul tema "Ricerca e genere", organizzata dalla Commissione europea per l'8 e 9 novembre a Bruxelles, il Notiziario CORDIS ha intervistato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin sull'importanza della questione "Donne e scienza" e sulle ...

In vista della conferenza sul tema "Ricerca e genere", organizzata dalla Commissione europea per l'8 e 9 novembre a Bruxelles, il Notiziario CORDIS ha intervistato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin sull'importanza della questione "Donne e scienza" e sulle attività intraprese dalla Commissione in questo ambito. Notiziario CORDIS: A quanto pare la Commissione non ha raggiunto l'obiettivo del 40 per cento fissato nella comunicazione del 1999. Qual è, a suo avviso, la ragione e come pensa di incrementare la partecipazione delle donne al prossimo programma quadro? Philippe Busquin: Sì, è vero, l'obiettivo del 40 per cento che la Commissione si è data nel 1999, per quanto riguarda la partecipazione delle donne agli organi consultivi, non è stato raggiunto. Dipende però se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ad un raffronto con i dati, seppur limitati, relativi alla partecipazione delle donne nel quarto programma quadro (FP4), emerge chiaramente come la componente femminile sia enormemente aumentata nel 5PQ. La percentuale di partecipazione delle donne a tutti i gruppi di monitoraggio è stata del 6 per cento nel corso del 4PQ e del 30 per cento nel 2000. Nei gruppi di monitoraggio per l'ambiente, l'energia non nucleare, il potenziale umano e la cooperazione internazionale, l'obiettivo del 40 per cento è stato raggiunto. Sul totale dei membri del nuovo Comitato consultivo europeo della ricerca (EURAB), il 31 per cento è rappresentato da donne, rispetto allo 0 o all'8 per cento dei precedenti comitati consultivi, come il Comitato consultivo della Commissione europea per la ricerca e sviluppo industriale (IRDAC) e l'Assemblea europea per la scienza e la tecnologia (ESTA). Per quanto concerne i gruppi di valutazione composti da esperti, nel 1999 e nel 2000 la partecipazione femminile è stata pari al 22,4 per cento. Certo, siamo lontani dal 40 per cento, ma non dobbiamo dimenticare che questo risultato è stato ottenuto a partire da un gruppo di esperti di cui solo il 16 per cento sono donne. Anche in questo caso si notano differenze fra un settore e l'altro. Nell'ambito di alcune attività (analisi strategiche di specifiche questioni relative alle politiche e sensibilizzazione dell'opinione pubblica) la partecipazione delle donne ha raggiunto addirittura il 56 per cento. Anche i settori dell'analisi etica, delle piccole e medie imprese e (PMI) e il programma "Accrescere il potenziale umano" hanno registrato nel 2000 una presenza femminile significativa: rispettivamente 49, 48 e 37 per cento. La partecipazione delle donne ai gruppi di valutazione composti da esperti nell'ambito del programma "Qualità della vita" è passata dal 24 per cento del 1999 e del 2000, al 35 per cento del 2001. Detto questo, per sostenere la partecipazione femminile in tutti i settori, occorre incoraggiare un maggior numero di donne a presentare la propria candidatura per i gruppi di valutazione. Capisco che per una donna con responsabilità famigliari possa essere difficile trascorrere un'intera settimana a Bruxelles. Ma queste sessioni di valutazione offrono la straordinaria opportunità di osservare le attività di punta condotte nel campo della ricerca e di conoscere il processo di presentazione di una proposta, oltre a fornire occasioni di collaborazione con i membri degli altri gruppi. Partecipare ad un gruppo di valutazione rappresenta un'esperienza preziosissima per un ricercatore, poiché consente di sviluppare una prospettiva comunitaria. Notiziario CORDIS: Quale sono le sue impressioni in merito ai risultati degli "Studi di valutazione dell'impatto della componente uomo-donna" che verranno presentati alla conferenza dell'8 e 9 novembre? PB: È sorprendente come la dimensione di genere sembri essere invisibile. Anche laddove è rilevante, non viene presa in considerazione. Questi studi concordano tutti nel dimostrare come la problematica uomo-donna tenda ad essere dimenticata laddove non esiste uno specifico controllo. La Commissione dovrà pertanto stimolare l'interesse per la questione della pari opportunità in ciascuna fase del processo di attuazione delle politiche. Ciò non significa inserire ovunque la componente legata al genere, bensì garantire che, quando necessario, venga presa in considerazione. Sono rimasto colpito dal legame genere-diversità proposto negli studi. L'introduzione della componente di genere nell'analisi, consente l'apertura di ampie categorie sociali (giovani, utenti, cittadini e famiglie ecc.) e permette di tener conto delle differenze esistenti in termini di comportamenti, interessi e bisogni all'interno delle stesse, invece di considerarle entità omogenee. L'elemento di genere sfida la retorica scientifica, la quale tende a descrivere la realtà in termini di principi universali. La conferenza servirà ad approfondire queste tematiche, ma nel complesso questi studi sono di per sé già molto stimolanti. Esamineremo molto accuratamente le raccomandazioni e provvederemo ad integrarle nel prossimo programma quadro. Desidero complimentarmi con tutti i colleghi che hanno partecipato alla realizzazione degli studi. So che questo lavoro ha richiesto grandi sforzi, ma sono valsi a fornire alla DG Ricerca un importante strumento di sensibilizzazione. Notiziario CORDIS: In quali settori si registrano i maggiori progressi e quali, invece, sono in ritardo? Quali provvedimenti sta adottando la Commissione per stimolare la partecipazione delle donne negli ambiti in cui sono sottorappresentate? PB: Le attività della Commissione riguardano tutti i settori di ricerca. La questione dei "settori" è molto complessa, poiché si assiste ad una segregazione orizzontale (in pratica, vi sono più donne in biologia e in medicina che in ingegneria). Ridurre tale fenomeno incoraggiando la partecipazione delle donne negli ambiti in cui sono sottorappresentate costituisce un preciso obiettivo politico. Anche la segregazione verticale interessa tutti i settori. Il numero di donne che siedono ai vertici della gerarchia è di gran lunga inferiore a quello registrato ad inizio carriera. La segregazione verticale rappresenta ugualmente un obiettivo politico. Stiamo sviluppando pertanto una serie di indicatori, non ancora disponibili a livello comunitario, al fine di monitorare queste due forme di segregazione, nonché le relative interazioni. L'obiettivo della politica è quello di garantire le pari opportunità nel campo della ricerca, in tutte le discipline e a tutti i livelli. Notiziario CORDIS: In che modo la Commissione può influenzare gli approcci nazionali degli Stati membri?. PB: Attraverso il gruppo di Helsinki su donne e scienza, la Commissione offre agli Stati membri un forum nell'ambito del quale condividere le esperienze ed elaborare indicatori, punti di riferimento e strumenti per promuovere la cooperazione reciproca su tale questione. La dimensione comunitaria dovrebbe permettere a ciascuno Stato membro di rafforzare la propria azione sulla base di ciò che ha appreso dagli altri paesi nel contesto dell'Unione europea. La partecipazione degli Stati associati al gruppo di Helsinki, inoltre, ci consente di affrontare la promozione del ruolo delle donne nella scienza nell'ottica dell'allargamento. Prossimamente lanceremo una piattaforma per le reti formate da donne scienziato, al fine di sostenerne gli sforzi volti a contribuire alla politica di ricerca. E da ultimo, anche se non per importanza, la Commissione istituirà gruppi di esperti, fornendo così uno strumento per un'analisi strategica comune e per l'elaborazione di raccomandazioni rivolte a tutte le parti interessate. Ciò è avvenuto, per esempio, nel caso dell'ormai famosa relazione ETAN dal titolo "Science policies in the European Union: promoting excellence through mainstreaming gender equality" (Politiche scientifiche nell'Unione europea: promuovere l'eccellenza attraverso l'integrazione - mainstreaming - delle pari opportunità nel complesso delle politiche e azioni comunitarie). Due nuove tematiche che necessitano di ulteriori analisi e sviluppi verranno sottoposte all'esame di gruppi di esperti: la situazione delle donne scienziato nel settore privato e la loro condizione nell'Europa centrale, orientale e negli Stati Baltici. I due gruppi di esperti formuleranno delle raccomandazioni alla Commissione, ma anche alle altre parti interessate a livello comunitario e nazionale. Per quanto concerne il collegamento tra le politiche a livello comunitario e nazionale, desidero precisare che sebbene nella risoluzione su "scienza e società" e "donne e scienza", adottata durante il Consiglio "Ricerca" del 26 giugno, gli Stati membri abbiano esortato la Commissione a raggiungere l'obiettivo del 40 per cento, essi non hanno provveduto a fare altrettanto. Notiziario CORDIS: Pensa che potrebbe essere utile istituire una classifica delle migliori prassi in questo ambito? PB: Il gruppo di Helsinki sta per ultimare una relazione europea sulle politiche attuate a livello nazionale, contenente i profili statistici nazionali. Gli stessi membri del gruppo hanno insistito sulla necessità di effettuare una valutazione critica comune delle politiche in atto. La Commissione approva pienamente queste iniziative, ma non intende assegnare "voti" agli Stati membri. La promozione delle pari opportunità fa parte del patrimonio genetico nazionale e culturale. Per affrontare il problema della promozione delle donne nella scienza vengono utilizzati modi diversi e tale diversità deve essere preservata. In questo campo, tuttavia, la Commissione intende sostenere la cooperazione tra gli Stati membri e i paesi associati. Notiziario CORDIS: Cosa ne pensa dell'introduzione di quote o della discriminazione positiva? PB: In un mondo ideale, le quote o la discriminazione positiva non dovrebbero esistere. Tuttavia, su base transitoria, possono servire ad introdurre un cambiamento culturale in un determinato ambiente oppure a riequilibrare una situazione divenuta sfavorevole per la categoria sociale in questione, a causa di un pregiudizio implicito. Occorre fare una distinzione tra le quote e il concetto di discriminazione positiva. La quota può essere necessaria per garantire un equilibrio multidimensionale all'interno di un gruppo in base a criteri di rappresentanza geografica, settoriale, o di appartenenza ad organizzazioni. In questi casi, la componente del genere merita perlomeno lo stesso grado di attenzione delle altre dimensioni. La discriminazione positiva, e mi riferisco ad azioni riservate esclusivamente alle donne, rappresenta un approccio politico controverso. Vi sono pro e contro. Personalmente, preferisco gli strumenti politici accessibili ad entrambi i sessi, tenendo in debita considerazione la vita e la situazione delle donne. Occorre cambiare la norma, come afferma il gruppo ETAN, e avvicinare le politiche alla vita delle donne scienziato, invece di pensare che l'onere di conciliare impegni di vita diversi ricada solo ed esclusivamente su di esse, in quanto facente parte della sfera privata. Spetta alla politica consentire alle donne di svolgere i molteplici ruoli che ancora oggi la società affida loro e garantire una maggiore parità tra uomini e donne. Notiziario CORDIS: In che misura collabora con la DG Istruzione e Cultura e le altre autorità al fine di garantire la presenza di un numero sufficiente di donne nel campo della scienza e della ricerca? PB: Fra me e il commissario Reding vi è un'ottima collaborazione, così come fra la DG Istruzione e Cultura e la DG Ricerca. Gli obiettivi strategici dello Spazio europeo della ricerca e dello Spazio europeo dell'istruzione devono essere perseguiti insieme. Il legame fra la sottorappresentatività femminile nella ricerca e la necessità di incoraggiare le donne ad intraprendere un percorso di studi scientifici è ampiamente riconosciuto. La dimensione delle pari opportunità è stata attentamente esaminata in occasione della riunione informale congiunta fra i ministri dell'Istruzione e della Ricerca tenutasi a Uppsala e su quest'argomento stiamo lavorando insieme alla DG Istruzione e Cultura. La conferenza dell'8 e 9 novembre sul tema "Ricerca e genere", organizzata dalla DG Ricerca prevederà una sessione dedicata all'istruzione nell'ambito delle attività di promozione "Donne e scienza". La dimensione di genere, inoltre, verrà scrupolosamente integrata nella strategia volta ad aumentare l'attrattiva della scienza sui giovani.

Il mio fascicolo 0 0