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La Banca mondiale propone che i paesi candidati si avvalgano delle nuove tecnologie per migliorare la competitività economica

La Banca mondiale ha pubblicato una relazione secondo la quale i paesi candidati all'adesione all'UE devono acquisire ed utilizzare conoscenze e tecnologie nuove per raggiungere, al momento dell'ammissione nell'Unione, i livelli di competitività economica degli Stati membri at...

La Banca mondiale ha pubblicato una relazione secondo la quale i paesi candidati all'adesione all'UE devono acquisire ed utilizzare conoscenze e tecnologie nuove per raggiungere, al momento dell'ammissione nell'Unione, i livelli di competitività economica degli Stati membri attuali. La relazione, dal titolo "A preliminary strategy to develop a knowledge economy in European Union accession countries" (Strategia preliminare per sviluppare un'economia della conoscenza nei paesi candidati all'adesione all'Unione europea), è stata redatta per il Forum dell'economia della conoscenza organizzato dalla Banca mondiale congiuntamente con la Commissione europea e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Hanno partecipato al forum, che si è svolto a Parigi dal 20 al 22 febbraio, funzionari governativi, rappresentanti del mondo accademico, imprenditori ed organizzazioni non governative (ONG) appartenenti a 10 paesi candidati, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali. "Oltre al capitale, al lavoro e alla terra, la conoscenza è diventata un fattore importante per la crescita economica nelle economie avanzate del XXI secolo", ha dichiarato Johannes Linn, vicepresidente per l'Europa e l'Asia centrale della Banca mondiale, il quale ha proseguito: "Se l'Europa deve diventare l'economia della conoscenza più competitiva del mondo entro dieci anni, come stabilito al vertice europeo di Lisbona del 2000, la sfida che abbiamo di fronte è quella di operare insieme in qualità di partner, perché tale obiettivo diventi una realtà per tutti gli Stati membri dell'UE". "La valorizzazione dell'economia della conoscenza va al di là degli investimenti nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione", ha aggiunto Kevin Cleaver, uno dei direttori della Banca mondiale nonché autore della relazione. "Ciò significa avere la capacità di utilizzare efficacemente la conoscenza, ponendo in essere un corretto quadro economico ed istituzionale, dando ai cittadini le competenze di cui hanno bisogno per avvalersi di queste opportunità e finanziando centri d'innovazione locali che garantiscano un afflusso continuo di idee nuove". La relazione della Banca mondiale afferma che i paesi candidati sono in buona posizione per trarre vantaggi dalla rivoluzione della conoscenza, grazie al livello di formazione della loro forza lavoro, a notevoli capacità nella scienza e nella tecnologia, ad impianti per la comunicazione relativamente sviluppati e ad un'apertura sempre maggiore al commercio con l'estero. Per contro, la spesa in ricerca e sviluppo (R&S), l'iscrizione ai corsi di istruzione a livello universitario, la disponibilità di computer e la presenza di host per Internet sono, in tutti i paesi candidati, bassi rispetto agli Stati comunitari. La relazione raccomanda che, al fine di avvalersi in modo ottimale delle proprie risorse, i paesi candidati creino le condizioni necessarie per stimolare un utilizzo effettivo della conoscenza. Ciò significa un quadro economico ed istituzionale tale da promuovere l'utilizzo efficace della conoscenza e la prosperità dell'imprenditoria, una popolazione istruita e ricca di competenze, un'infrastruttura informativa dinamica per agevolare una vera comunicazione, la diffusione e l'elaborazione delle informazioni, nonché una rete di società e centri di ricerca pronti ad attingere al crescente patrimonio della conoscenza globale. La Banca mondiale sta prestando assistenza ad alcuni paesi dell'Europa centrale ed orientale per lo sviluppo e la realizzazione di strategie nazionali per l'economia della conoscenza, tramite la promozione del dialogo e della condivisione di informazioni con i paesi che sono in prima linea nella rivoluzione della conoscenza, quali l'Irlanda, la Finlandia e la Corea del Sud.

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