Il parere del CES su "eEurope" evidenzia le preoccupazioni circa l'equilibrio fra sicurezza e libertà
Nel suo parere sui piani di finanziamento della Commissione a favore dell'iniziativa "eEurope" (25 milioni di euro da erogare nell'arco dei prossimi tre anni), il Comitato economico e sociale (CES) ha espresso particolare preoccupazione in merito all'equilibrio fra libertà e sicurezza. Secondo il parere del Comitato, un'importante priorità del programma, nonché uno degli obiettivi chiave della società dell'informazione, consiste nel "compiere maggiori sforzi per la ricerca dei metodi più efficaci per conciliare, da un lato, la necessità di tutelare le informazioni e la rete - e, più in generale, la sicurezza delle persone e della proprietà - e, dall'altro, le libertà civili e il diritto degli utenti ad usufruire di un accesso alla banda larga economico e completamente sicuro". Il programma mira a fornire un quadro comune per promuovere l'interazione ai vari livelli: comunitario, nazionale, regionale e locale. Esso comprenderà studi sulle buone prassi finalizzati all'attuazione del piano "eEurope 2005" e l'organizzazione di iniziative (seminari, workshop ecc.), soprattutto al fine di promuovere la cooperazione e gli scambi di buone prassi. Inoltre, tale iniziativa fornirà un contributo al forum sulla società dell'informazione (una rete di esperti che operano sul Web), quale fonte di consulenza per la Commissione sull'attuazione della società dell'informazione, e finanzierà una gamma di iniziative sulla sicurezza delle reti e delle informazioni, in particolare nell'ambito delle comunicazioni senza fili. Infine, sosterrà il gruppo di lavoro che si occupa di cybersicurezza e gli sforzi volti ad incrementare la sicurezza ai vari livelli, mediante la promozione degli scambi di esperienze. Il CES condivide l'opinione della Commissione, secondo la quale per realizzare pienamente gli obiettivi di una società competitiva basata sulla conoscenza l'accesso ad alta velocità rappresenta un requisito fondamentale per gli europei e dovrebbe essere considerato un servizio di interesse generale, rapidamente fruibile in tutta la Comunità ad un costo contenuto. Tuttavia, pur avallando la priorità accordata nell'ambito del programma alle reti a banda larga, il Comitato si chiede se il finanziamento previsto per il programma sia commensurato al considerevole numero di misure proposte, le quali interessano tutti i paesi e i livelli d'attuazione (da europeo a locale) e hanno un carattere orizzontale. Il Comitato nutre particolari preoccupazioni per le questioni di sicurezza associate allo sviluppo delle reti senza fili. "Secondo un recente sondaggio, circa l'80 per cento delle società francesi che utilizza tali tecnologie non è sufficientemente consapevole delle insidie in termini di sicurezza presenti in queste tecnologie di comunicazione. Per esempio, nel quartiere La Défense a Nord-Ovest di Parigi, dove sono situate le sedi centrali delle maggiori società, a tutt'oggi circa il 40 per cento dei collegamenti senza fili non è soggetto ad un'adeguata protezione". Sebbene offrano grande flessibilità di utilizzo, i collegamenti senza fili si avvalgono di onde che talvolta oltrepassano i confini degli edifici all'interno dei quali vengono impiegate. Tali onde possono essere intercettate dall'esterno con l'ausilio di una semplicissima apparecchiatura, consentendo così l'intrusione di individui con intenzioni ostili, appostati nei veicoli in strada a "caccia" di collegamenti non protetti. Il CES propone una serie di mezzi appropriati per creare una vera e propria cultura della sicurezza. "Tale cultura deve basarsi, innanzitutto, sulla formazione e la responsabilità di tutte le parti interessate nell'ambito della società dell'informazione. La cultura della sicurezza dev'essere concepita in modo tale da risultare totalmente compatibile con la libertà d'informazione, di comunicazione e di espressione, con le libertà economiche, sociali e culturali e, in generale, con tutti i diritti umani". Il Comitato propone, inoltre, un'ampia gamma di misure concrete volte a promuovere una maggiore sensibilizzazione della società nei confronti delle questioni di sicurezza (problemi specifici di ciascuna tecnologia, architettura di rete o software, protezione delle informazioni personali o procedure di archiviazione delle informazioni), affinché le reti e le informazioni archiviate siano in grado di resistere a incidenti, catastrofi naturali, attacchi ostili e reati, come lo spionaggio industriale, la pirateria o gli atti di terrorismo. "Se non agiremo in questo modo rischieremo di compromettere il futuro delle aziende o la durevolezza dei dati, fattore essenziale per il funzionamento dell'economia e dell'amministrazione". Il Comitato, tuttavia, è preoccupato per i vari approcci legislativi adottati recentemente da diversi paesi all'indomani degli attacchi terroristici dell'11 settembre negli Stati Uniti. Per quanto possano risultare efficaci, tali misure espongono Internet ad un "rischio eccessivo di violazione dei diritti giuridici e potrebbero imporre un onere finanziario e materiale sproporzionato, nonché sanzioni eccessive nei confronti dei fornitori dell'accesso, dello spazio per l'archiviazione dei dati o del servizio di hosting per i siti web". L'efficacia di tali misure è altresì discutibile poiché esse non sono mirate, ma tentano, piuttosto, di monitorare tutte le comunicazioni per lunghi periodi di tempo (dai sei ai dodici mesi). Uno dei possibili effetti a catena di simili provvedimenti potrebbe essere un notevole aumento dei costi di collegamento per gli utenti, fattore che risulterebbe controproducente per l'estensione della società dell'informazione.