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Busquin esorta a migliorare l'ambiente di lavoro dei ricercatori in Europa

Il commissario europeo della ricerca Philippe Busquin ha annunciato l'intenzione di sollecitare gli altri Commissari ad adottare, nel giugno del 2003, una comunicazione sulla carriera dei ricercatori in Europa. Intervenendo il 16 dicembre ad una conferenza sulla carriera dei ...

Il commissario europeo della ricerca Philippe Busquin ha annunciato l'intenzione di sollecitare gli altri Commissari ad adottare, nel giugno del 2003, una comunicazione sulla carriera dei ricercatori in Europa. Intervenendo il 16 dicembre ad una conferenza sulla carriera dei ricercatori in Europa, Busquin ha posto in evidenza la necessità di affrontare il tema della posizione dei ricercatori in Europa, al fine di gettare le basi di un effettivo Spazio europeo della ricerca (SER). Il Commissario ha ribadito che la maggiore attenzione tributata dal sesto programma quadro (6PQ) alle risorse umane ed alla mobilità costituiva una risposta diretta alla crescente consapevolezza del ruolo dei ricercatori nella società, soprattutto in termini di creazione di posti di lavoro, competitività ed in relazione all'obiettivo di rendere l'UE più attraente per i talenti della ricerca, sia in Europa sia all'estero. "Questa evoluzione", ha dichiarato Busquin, "è indispensabile poiché sono le risorse umane a sostenere, in notevole misura, [....] gli ambiziosi obiettivi politici [....] in particolare, quello di rendere il SER l'economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo entro il 2010". Per la prima volta, il 6PQ ha destinato circa il 10 per cento (1,6 milioni di euro) del suo bilancio alle attività relative alle risorse umane ed alla mobilità. Busquin ha però indicato diversi gravi ostacoli alla mobilità dei ricercatori in Europa. Egli ha in particolare posto l'accento sul mancato riconoscimento delle qualifiche e sull'assenza di rilevanti informazioni sociali ed economiche, che, a suo parere, spiegano la diminuzione del numero dei ricercatori in Europa: in Germania e nei Paesi Bassi il 40 per cento dei giovani laureati abbandonano la carriera nella ricerca europea proprio nella fase cruciale che va dall'ottenimento del dottorato all'inizio del primo impiego, rivolgendosi ad un settore lavorativo più remunerativo o preferendo occuparsi di ricerca fuori dell'Europa. Di fronte a questa situazione, la Commissione europea, in cooperazione con gli Stati membri ed i paesi candidati, ha assunto diverse iniziative urgenti al fine di migliorare l'ambiente di lavoro dei ricercatori in Europa, ha affermato Busquin. Sarà varato un portale Internet che ospiterà informazioni in materia di legislazione, opportunità finanziarie ed offerte di lavoro per i ricercatori; sarà inoltre istituita nel primo semestre del 2003 una rete europea di centri per la mobilità, per offrire sostegno personalizzato ai ricercatori ed alle loro famiglie. "[...] I ricercatori sono per definizione una categoria della popolazione naturalmente mobile. Non esistono però ancora le condizioni indispensabili affinché tale mobilità si realizzi", ha dichiarato Busquin. Egli ha commentato un documento di lavoro che ha costituito il punto di partenza delle discussioni alla conferenza del 16 dicembre, ponendo in risalto i punti seguenti come essenziali per assicurare la mobilità ed un ambiente di lavoro più favorevole ai ricercatori: - stipendi competitivi; - un sostegno finanziario continuativo che accompagni il ricercatore durante tutta la carriera; - continue occasioni di proseguire la formazione a tutti i livelli della carriera; - l'eliminazione di tutti i riferimenti a limiti di età nei programmi di borse di ricerca e formazione; - l'armonizzazione delle condizioni di ingresso per i ricercatori non europei; - il riconoscimento della mobilità nel contesto fiscale e sociale (sistemi pensionistici); - l'attività permanente delle azioni "Marie Curie"; - una maggiore cooperazione tra il settore industriale e quello accademico al fine di migliorare la mobilità intersettoriale. Sebbene alcuni paesi comunitari (l'Irlanda e, in una certa misura, la Finlandia) abbiano compiuto progressi nella creazione di punti di contatto tra il mondo accademico ed il settore industriale, Busquin ha ammonito che l'attuale scarsa mobilità intersettoriale potrebbe ostacolare l'obiettivo, posto al Consiglio europeo di Lisbona nel 2000, di dedicare alla ricerca nel 2010 il tre per cento del PIL comunitario (due terzi degli investimenti provenienti dal settore privato).

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