Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano italiano
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Contenuto archiviato il 2023-01-13

Article available in the following languages:

Secondo Busquin, l'Europa deve stimolare una più intensa collaborazione internazionale

"L'Europa non è una fortezza, ma un'istituzione aperta al mondo", ha dichiarato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin in un'intervista rilasciata al Notiziario CORDIS, riferendosi ai numerosi viaggi compiuti all'estero nei recenti mesi. La cooperazione nel ...

"L'Europa non è una fortezza, ma un'istituzione aperta al mondo", ha dichiarato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin in un'intervista rilasciata al Notiziario CORDIS, riferendosi ai numerosi viaggi compiuti all'estero nei recenti mesi. La cooperazione nel settore della ricerca fra l'UE ed i paesi terzi è aumentata in maniera significativa negli ultimi anni, grazie all'avvio di progetti e dibattiti di effettiva portata internazionale in settori quali le malattie legate alla povertà, lo spazio, la fusione nucleare, l'idrogeno e la genomica. Accordi di cooperazione scientifica e tecnologica sono stati altresì sottoscritti con una moltitudine di paesi, fra i quali il Cile, il Marocco, la Tunisia, l'Argentina e la Russia. Il Commissario, tuttavia, aspira a ben altro che alla mera sottoscrizione di accordi. "La mia idea è che tali accordi non devono avere una semplice valenza formale e diplomatica. Essi, infatti, andrebbero utilizzati in maniera concreta", ha dichiarato Busquin. "Affinché ciò accada, è necessario incoraggiare i ricercatori dei paesi terzi a partecipare al programma quadro, come d'altronde stanno già facendo, con maggiore intensità rispetto al precedente". I miei viaggi nell'Africa australe e settentrionale, così come in Cile, erano finalizzati a "sensibilizzare la gente sul ruolo dell'Europa nel settore della ricerca ed a comunicare la nostra apertura verso la costituzione di partenariati in qualunque parte del mondo", ha commentato il Commissario. "Ho sempre sostenuto che l'Europa riuscirà nel proprio intento e che lo Spazio europeo della ricerca avrà effettiva attuazione, quando i migliori ricercatori del mondo verranno a lavorare nel nostro continente". Le visite del Commissario in Sud Africa, Tanzania, Mozambico, Tunisia e Marocco potrebbero essere interpretate come il segnale di una nuova era della cooperazione fra Europa ed Africa. Nel corso del suo viaggio in Sud Africa, Busquin ha partecipato alla conferenza dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e ha sollecitato la mobilitazione dei governi africani in merito al programma di sperimentazioni cliniche Europa-paesi in via di sviluppo (EDCTP). L'iniziativa prevede l'assegnazione di uno stanziamento totale di 600 milioni di euro a favore della ricerca sull'HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi. "L'Africa è un paese con molti problemi e naturalmente l'aiuteremo, anche se il nostro sostegno non sarà soltanto in termini di sviluppo. Si tratta di un partenariato", ha sostenuto Busquin. È estremamente importante, ha sottolineato il Commissario, che i ricercatori africani prendano parte all'iniziativa e che realizzino la propria infrastruttura di ricerca nell'ambito di tale processo. La costituzione di solidi partenariati può essere difficoltosa, poiché alcuni paesi non conferiscono o non dispongono dei mezzi economici per conferire alla ricerca la priorità che le viene accordata in Europa. Il Commissario è consapevole di queste difficoltà, ma gli incontri ai quali ha partecipato in Africa lo hanno reso ottimista. Egli è rimasto "colpito", ad esempio, dall'elevata priorità assegnata alla ricerca ed all'innovazione in Tunisia. Il governo riconosce l'importanza di impegnarsi affinché il 31 per cento della popolazione di età compresa fra i 19 ed i 24 anni che attualmente frequenta corsi universitari consegua la laurea. E la Tunisia è un paese con una popolazione molto giovane. Busquin ha citato l'enorme interesse manifestato in Africa nei confronti della collaborazione con l'Europa. "Visto che questo paese non può raggiungere i propri obiettivi completamente da solo e deve farlo tramite partenariati, perché non scegliere l'Europa? Soprattutto perché l'Europa è il partner più vicino e presenta una maggiore apertura", ha affermato il Commissario, riferendosi in particolare alla Tunisia. In ogni relazione solida è fondamentale dare e ricevere ed il Commissario è certo che l'Europa beneficerà della collaborazione con i paesi meno sviluppati. Secondo Busquin, la ricerca genetica in Tunisia, dove gruppi di popolazione sono rimasti isolati, e l'oceanografia in Cile, rappresentano settori nei quali l'UE può trarre vantaggio da conoscenze ed esperienze che non è possibile acquisire all'interno dei propri confini. Un altro settore nel quale l'UE ha intensificato la cooperazione con i paesi terzi è quello della ricerca spaziale. Un recente processo di consultazione sull'Europa e lo spazio ha concluso che la collaborazione internazionale è indispensabile. Tale collaborazione, tuttavia, rafforzerà o indebolirà la politica spaziale europea che le parti interessate dell'UE sono così desiderose di realizzare? "Perseguiamo uno sviluppo coerente in Europa, ma non intendiamo comportarci come se gli altri non esistessero", ha chiarito Busquin. La priorità, ha aggiunto il Commissario, consiste nel far sì che l'Europa continui ad essere il "motore" alla base di queste iniziative di cooperazione. Galileo è stato descritto finora come "il sistema europeo di navigazione satellitare". Questa definizione potrebbe cambiare con l'inclusione della Cina nel progetto e con la notizia che anche India ed Israele desiderano parteciparvi. Ciò, tuttavia, andrebbe visto come un consolidamento del progetto, ritiene il Commissario. "È positivo che l'Europa stia sviluppando Galileo, ma è importante che lo faccia in modo globale. Il sistema di navigazione deve essere il più ampio possibile. [.] Galileo ha ricevuto notevoli resistenze, specialmente da parte degli Stati Uniti, ma il progetto appare ora come un sistema universalmente riconosciuto dagli altri. Questa è la prova dell'ambizione dell'Europa di stimolare la cooperazione intorno a sé. A livello politico, tale aspetto è estremamente importante". Questo nuovo atteggiamento nei confronti della cooperazione con i paesi terzi si riflette nella progettazione del Sesto programma quadro. Mentre in passato era necessario un programma specifico per assegnare i fondi a progetti che coinvolgevano ricercatori non appartenenti all'UE, i team non europei possono ora partecipare a qualunque priorità tematica. Il Commissario ritiene altresì che i nuovi progetti integrati, che hanno una portata più ampia dei progetti finanziati nell'ambito dei precedenti programmi quadro, contribuiscano a rendere la collaborazione più attraente per i ricercatori dei paesi terzi. "Numerosi progetti di ridotte dimensioni risultano meno interessanti", ha osservato Busquin. Il Commissario è in grado di fornire prove a sostegno della sua affermazione: alcuni progetti integrati approvati dalla Commissione includono partner americani o giapponesi e, pertanto, riceveranno finanziamenti da questi paesi.

Paesi

Cile, Marocco, Mozambico, Tunisia, Tanzania, Sud Africa

Il mio fascicolo 0 0