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Contenuto archiviato il 2023-01-20

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Uno studio spagnolo fa nascere dubbi sulle statistiche nella ricerca

Dopo che un nuovo studio ha rivelato numerosi errori matematici in due tra le più importanti riviste scientifiche, scienziati e editori di pubblicazioni scientifiche sono stati sollecitati a prestare un'attenzione particolare alla qualità delle statistiche usate nei testi di r...

Dopo che un nuovo studio ha rivelato numerosi errori matematici in due tra le più importanti riviste scientifiche, scienziati e editori di pubblicazioni scientifiche sono stati sollecitati a prestare un'attenzione particolare alla qualità delle statistiche usate nei testi di ricerca. Emili García-Berthou e Carles Alcaraz, due biostatistici dell'università di Gerona, hanno esaminato la portata degli errori statistici rintracciati in quattro edizioni di Nature e in due volumi del BMJ (British Medical Journal). I due hanno deciso di ricalcolare i 'valori P' indicati in una selezione di articoli di ricerca pubblicati. Il valore P è il fattore che permette ai ricercatori di misurare se i risultati ottenuti sono statisticamente significativi; in linea di massima, un valore P inferiore a 0,05 viene considerato significativo e difficilmente dovuto a un puro caso. Per ricalcolare i valori P sulla base dei dati contenuti negli articoli di ricerca sono stati usati dei pacchetti software matematici. I due ricercatori hanno scoperto che i valori da loro calcolati differiscono dai valori P pubblicati in oltre l'11% dei casi, e che errori di minore importanza, ad esempio di arrotondamento, sono inoltre presenti nel 38% dei testi di Nature e nel 25% di quelli del BMJ. Solo uno dei 27 valori P errati rintracciati dai ricercatori era tale da far diventare non significativo un risultato significativo; molti errori erano troppo piccoli per avere un impatto significativo sul risultato globale della ricerca, ma alcuni credono che ciò evidenzi comunque una generale trascuratezza per le statistiche in campo scientifico. Philip Campbell, editore capo di Nature, ha detto che la rivista controllerà con più attenzione i dati contenuti nello studio spagnolo prima di decidere le azioni da adottare. Nel contempo Richard Smith, editore del BMJ, ha suggerito che ricercatori e riviste dovrebbero pubblicare una maggiore quantità di dati su Internet, dove altri potrebbero controllarli.

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