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L'ESA sogna l'ibernazione umana

L'idea in se stessa non è nuova: mettere gli astronauti in ibernazione mentre si dirigono verso mete distanti, in modo da ridurre lo stress psicologico di viaggi estremamente lunghi. Ma per la prima volta l'ESA (l'agenzia spaziale europea) sta pensando di trasformare la fantas...

L'idea in se stessa non è nuova: mettere gli astronauti in ibernazione mentre si dirigono verso mete distanti, in modo da ridurre lo stress psicologico di viaggi estremamente lunghi. Ma per la prima volta l'ESA (l'agenzia spaziale europea) sta pensando di trasformare la fantascienza in scienza. Gli esperti ritengono che se in effetti è possibile ibernare gli esseri umani, bisognerà attendere almeno un decennio prima di disporre delle tecniche pratiche da utilizzare. Secondo la rivista scientifica Nature, gli scienziati che lavorano nel team concetti avanzati dell'ESA pensano però che per raggiungere l'obiettivo voluto le ricerche necessarie debbano essere intraprese adesso. 'Non siamo sicuri che la cosa sia possibile', afferma Marco Biggiogera, dell'Università di Pavia e consulente dell'ESA per i meccanismi dell'ibernazione, 'ma non è un'idea insensata'. Oltre ad aiutare gli astronauti a vincere la noia e gli altri stress dovuti a viaggi di alcuni decenni verso i bordi esterni del sistema solare, l'ibernazione ridurrebbe anche la quantità di scorte necessarie per le missioni e alleggerirebbe quindi il vascello spaziale. La prima importante pista di ricerca dell'ESA punta su una sostanza simile all'oppio, la DADLE (D-Ala, D-Leu-enkephalin), nota per indurre letargo estivo negli scoiattoli quando dovrebbero essere normalmente svegli. La DADLE è stata anche provata su colture di cellule umane, ed ha causato una caduta dell'attività dei geni e della velocità alla quale le cellule si suddividono. I ricercatori dell'ESA vorrebbero adesso provarne gli effetti su animali che non cadono in letargo, ad esempio i topi. Biggiogera pensa inoltre di condurre uno studio sul chirogaleo nano del Madagascar, un lemuride che proprio quest'anno è stato identificato come il primo dei primati a cadere in letargo. Se si vuole arrivare a mettere in pratica il sistema, bisognerà vincere prima altre sfide indirettamente associate all'ibernazione umana. Ad esempio, è noto che l'ibernazione induce un'atrofia muscolare simile a quella osservata nei pazienti costretti a letto. Poiché questi pazienti conservano meglio le proprie forze se ingeriscono dobutamine, un medicinale che accelera i muscoli cardiaci, gli scienziati stanno anche studiando l'opportunità di ricorrere a un trattamento del genere durante l'ibernazione. Tra le sfide da vincere, vi sono anche problemi d'ingegneria. L'ESA preparerà dunque piani per indicare come un sistema d'ibernazione potrebbe essere integrato nel vascello spaziale che nel 2030 dovrà portare gli astronauti su Marte per una missione umana, e calcolerà l'energia e lo spazio che potrebbero essere risparmiati. Tra circa un anno, l'ESA dovrebbe aver messo a punto un piano di ricerche con un calendario di realizzazione dei progetti di ricerca che, si spera, potranno trasformare in realtà il sogno dell'ibernazione umana.

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