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Contenuto archiviato il 2023-01-20

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I danni cerebrali sono responsabili di buona parte dei decessi alla nascita, afferma uno studio scozzese

Nonostante i notevoli progressi della medicina moderna, la morte neonatale non ha potuto essere eliminata, nemmeno nei paesi che dispongono delle migliori strutture sanitarie. Con gran disperazione dei genitori e dei professionisti del settore, solo nel 10% dei neonati che muo...

Nonostante i notevoli progressi della medicina moderna, la morte neonatale non ha potuto essere eliminata, nemmeno nei paesi che dispongono delle migliori strutture sanitarie. Con gran disperazione dei genitori e dei professionisti del settore, solo nel 10% dei neonati che muoiono alla nascita sono stati riscontrati problemi legati al travaglio e al parto. Un importante studio sui decessi di neonati scozzesi ha cercato di scoprire le cause di morte dell'altro 90%, e i ricercatori ritengono adesso che nella maggior parte dei casi la causa sia imputabile a danni cerebrali nell'utero. Lo studio ha analizzato il caso di 137 neonati morti in Scozia su un arco di due anni. In nessun caso sono stati individuati - nella madre, nella gravidanza o nel parto - segni che avrebbero potuto lasciar prevedere difficoltà per il nascituro. Le autopsie condotte su due terzi dei neonati hanno rilevato segni significativi di danni cerebrali nel 36% dei nati prematuri e nel 61% dei nati a termine. I risultati dovrebbero aiutare i genitori e i dottori che pensano di aver notato problemi prima o durante il parto, e potrebbero anche ridurre il numero di azioni legali intentate contro lo staff medico, spesso accusato di negligenza. Il leader del progetto, Neil McIntosh dell'università di Edimburgo, ha ringraziato le famiglie che hanno partecipato alla ricerca: 'Abbiamo un debito di riconoscenza verso i genitori che, nonostante la tragedia della morte del figlio e pur sapendo che i risultati non avrebbero potuto aiutarli in quel momento, hanno permesso di portare avanti queste dettagliate ricerche. Siamo convinti che lo studio porterà ad ulteriori ricerche nel monitoraggio delle gravidanze'.

Paesi

Regno Unito

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