All'adozione delle tecnologie biometriche da parte dei governi farà seguito l'accettazione del pubblico, afferma una relazione
Il Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione ha realizzato uno studio sul potenziale impatto delle tecnologie biometriche - quali le impronte digitali e il riconoscimento del volto - concludendo che l'attuazione di tali tecnologie da parte dei governi è "al contempo inevitabile e necessaria". La relazione è stata redatta su richiesta della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo. Comprende un'analisi approfondita di quattro tecnologie biometriche (immagine del volto, impronte digitali, iride e DNA), e termina individuando diverse questioni di cui si devono occupare i responsabili politici. Secondo la relazione del CCR, "l'identificazione su base biometrica si diffonderà nella società perché, dall'utilizzo che ne faranno inizialmente i governi, essa si estenderà ad applicazioni commerciali e civili, e [...] avrà un profondo impatto sulla società". Gli autori definiscono "effetto diffusione" questo processo di adozione avviato dai governi. Essi prevedono che, una volta che il pubblico si sarà abituato all'utilizzo delle tecnologie biometriche alle frontiere e in altri casi in cui dovrà avere a che fare con le autorità pubbliche, tali tecnologie verranno di conseguenza applicate anche in ambito commerciale. L'introduzione delle tecnologie biometriche, tuttavia, comporta una serie di sfide tecnologiche che secondo la relazione dovranno essere affrontate nel prossimo futuro qualora si stabilisca di conformarsi al loro utilizzo anziché di contrastarlo. Un punto ancora più importante sottolineato dagli autori è la necessità di riconoscere i limiti della biometria - poiché essa costituisce solo una parte di un'efficace procedura generale di identificazione o di autenticazione. La relazione riconosce con franchezza che l'uso della biometria può compromettere la fiducia tra Stato e cittadino e, pertanto, raccomanda di definire chiaramente l'obiettivo di ogni nuova applicazione per evitare la cosiddetta "function creep" (ovvero un utilizzo improprio dei dati). Tuttavia, pur riconoscendo che, in seguito all'uso generalizzato della biometria, tra i cittadini potrebbero sorgere timori riguardo alla protezione della loro vita privata, la relazione evidenzia anche il potenziale insito in tali tecnologie, che possono aumentare la tutela della privacy consentendo di identificare una persona senza necessariamente rivelarne l'identità. "Quanto più le misure politiche sapranno incoraggiare l'uso delle tecnologie biometriche per accrescere la tutela della vita privata, tanto più tali tecnologie verranno accettate dal pubblico in generale", afferma la relazione. Un'ulteriore raccomandazione si riferisce alle condizioni necessarie allo sviluppo di una fiorente industria biometrica europea. In particolare, la relazione evidenzia il ruolo fondamentale che i governi devono svolgere nel promuovere un mercato competitivo nell'ambito dell'offerta, adottando per primi tali tecnologie. In conclusione, lo studio del CCR individua diverse aree in cui è necessario svolgere ulteriori ricerche e raccogliere altri dati. L'interoperabilità tecnica e la mancanza di norme ampiamente riconosciute sono sfide chiave che devono essere affrontate. Occorre anche compiere ulteriori sforzi per sviluppare sistemi multimodali - quelli che combinano più identificatori biometrici, ad esempio l'immagine del volto e le impronte digitali. Infine, la relazione sostiene che, sebbene la Commissione europea abbia già avviato alcune azioni in tal senso, permane la necessità di armonizzare ulteriormente le iniziative degli Stati membri e di incoraggiare lo scambio delle migliori prassi.