Per il commissario Borg, la politica marittima comunitaria deve essere sostenuta dalla ricerca
Il commissario per la Pesca e gli affari marittimi Joe Borg ritiene che il Libro verde su una politica marittima per l'Unione europea, attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione, debba essere sostenuto dall'eccellenza nella ricerca, nella tecnologia e nell'innovazione nel settore marino. Tuttavia, come ha dichiarato lo stesso Borg agli scienziati del settore marino intervenendo a una conferenza sul futuro della ricerca marina europea, tenutasi a Bruxelles il 17 ottobre, perché questo concetto possa essere tradotto in realtà, è necessario che la comunità dei ricercatori marini partecipi a pieno titolo allo sviluppo della politica marittima comunitaria. "Senza una consulenza scientifica, la nostra politica comune - per dirla in parole povere - non funzionerebbe", ha dichiarato il commissario. "Abbiamo bisogno di più scienza, più ricerca e più conoscenza per comprendere meglio le complesse interazioni esistenti negli ecosistemi marini e le loro risorse. Ci occorrono dati a lungo termine e migliori capacità di osservazione e di raccolta dei dati [...]. Sono necessarie più tecnologia e più innovazione al fine di sfruttare in maniera sostenibile l'enorme ricchezza che può derivare dalle attività connesse agli oceani e ai mari". Un elemento chiave di questo processo è il Settimo programma quadro (7PQ), ha affermato Borg, e la proposta legislativa per il programma prevede che "sarà prestata particolare attenzione all'integrazione orizzontale di settori scientifici prioritari trasversali ad argomenti quali le scienze e le tecnologie marine". Secondo il commissario: "L'individuazione della scienza e della tecnologia in campo marino quale priorità sia degli obiettivi strategici della Commissione che del [7PQ] è importante affinché la scienza e la tecnologia ottengano una quota adeguata del bilancio globale. [...] Eppure, in ultima analisi, è la qualità delle vostre proposte di ricerca a determinare il successo dei nostri sforzi". La frammentazione della ricerca marina europea costituisce tuttora un problema e l'elaborazione di un approccio più integrato comporta una serie di sfide specifiche, ha affermato Borg. In primo luogo, i finanziamenti per il programma quadro devono essere utilizzati per mobilitare e coordinare la ricerca marina svolta dai vari Stati membri. In secondo luogo, deve essere rafforzata l'interazione fra gli scienziati, da un lato, e gli sviluppatori della tecnologia e l'industria, dall'altro. Infine, è necessaria una più stretta cooperazione fra i diversi settori della scienza concernenti gli oceani, dall'ingegneria del petrolio e dei gas all'idrologia, la biologia e la tecnologia spaziale. "Tutte queste sfide possono essere affrontate soltanto con la piena partecipazione della comunità scientifica marina", ritiene il commissario. "Ciò comporta, tuttavia, che la comunità scientifica si organizzi in modo da poter contribuire a pieno titolo a questo processo di integrazione. La Commissione è disposta a fornire la propria assistenza in tal senso [...] favorendo, ad esempio, la creazione o l'ulteriore sviluppo di strutture comunitarie atte a sostenere la cooperazione e la coesione in seno alla comunità scientifica". Il commissario Borg ha concluso invitando la comunità dei ricercatori marini "a raccogliere le sfide che ci si prospettano, sia contribuendo attivamente al Libro verde per una politica marittima comunitaria, sia facendo in modo che si possa trarre il massimo vantaggio dal Settimo programma quadro".