Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano italiano
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Contenuto archiviato il 2024-04-17

Article available in the following languages:

"Ci sarà vero progresso quando le donne sceglieranno di non abbandonare la scienza"

Quando si pensa alle donne che operano in campo scientifico, sono in poche ad aver raggiunto i livelli di Susan Greenfield, direttore della Royal Institution britannica, Fullerian professor of physiology ad Oxford, baronessa e insignita della Legion d'onore francese. Purtroppo...

Quando si pensa alle donne che operano in campo scientifico, sono in poche ad aver raggiunto i livelli di Susan Greenfield, direttore della Royal Institution britannica, Fullerian professor of physiology ad Oxford, baronessa e insignita della Legion d'onore francese. Purtroppo è proprio questo il problema. Mentre l'UE e i suoi Stati membri comprendono oggi più che mai la necessità di attrarre e trattenere le donne nelle carriere scientifiche, specie se si calcola che si devono individuare in Europa almeno 600.000 nuovi ricercatori per raggiungere gli obiettivi di competitività, è un dato di fatto che le donne rimangano fortemente sottorappresentate, visto che a seconda del settore di attività rappresentano in percentuale il 17-35 per cento del totale dei ricercatori. Nel 2002 Patricia Hewitt, ministro britannico del Commercio e dell'industria, ha chiesto alla professoressa Greenfield di elaborare una relazione su donne e scienza in cui fossero delineate le difficoltà che esse devono affrontare e si suggerissero iniziative pratiche per superarle. Il documento redatto invitava ad adottare un approccio maggiormente integrato sul tema, perseguito riunendo le circa 70 iniziative britanniche dedicate alle donne attive nella scienza in un unico "centro di scienza operativa" e garantendo un più ampio finanziamento e supporto pubblico alle misure destinate alle singole persone, alle organizzazioni e alle politiche. A più di tre anni dalla pubblicazione della relazione, il Notiziario CORDIS ha chiesto alla professoressa Greenfield se abbia notato eventuali progressi nell'attuazione delle raccomandazioni da lei proposte. "Per essere estremamente franca, non ho riscontrato i progressi che auspicavo", ha risposto. Giudica positiva l'istituzione, da parte del governo britannico, di un centro di risorse per le donne attive nella scienza, nell'ingegneria e nella tecnologia (UKRC) e riconosce l'impegno di società come L'Oréal, che ha creato un programma di borse di studio per le donne che tornano alle professioni scientifiche dopo una pausa nella loro carriera. "È importante riconoscere i meriti del settore privato dove opportuno, ma in generale non abbiamo notato ampi progressi concreti", ha continuato, aggiungendo che oggi le giovani scienziate che vogliono creare una famiglia si confrontano ancora con la prospettiva di vedersi compromettere la carriera o addirittura di doverla abbandonare. Così come la natura del problema non è sostanzialmente cambiata negli ultimi anni, anche le soluzioni rimangono le stesse. "La nostra priorità dev'essere quella di uniformare le condizioni di attività per gli uomini e le donne piuttosto che tentare di favorire le donne. La discriminazione positiva non aiuta nessuno", ritiene la professoressa Greenfield. Uno strumento molto più efficace, afferma, consiste nel mettere a disposizione tutor validi che seguano le donne all'inizio della loro carriera scientifica. La professoressa Greenfield definisce un tutor come "una persona che crede in te più di quanto non ci creda tu stesso", avendo già in precedenza evidenziato l'impatto positivo che il suo tutor, Jane Mellanby, aveva avuto nei primi tempi della sua carriera a Oxford. "Il solo fatto di avere qualcuno che è lì presente per te, si interessa a te e con cui puoi essere a volte insicuro è molto importante, e penso che lo sia ancor di più per le donne che operano in ambito scientifico. Si deve valutare più approfonditamente come offrire in modo efficace alle persone un accompagnamento professionale e un mentorato", ha affermato. La professoressa ritiene che un mentorato efficace potrebbe incoraggiare un numero maggiore di donne a proiettarsi nelle professioni scientifiche più prestigiose. "Perché non ci sono più candidate donne per i ruoli di alto livello? In parte è colpa loro, per mancanza di fiducia. So che si tratta di una generalizzazione troppo vaga, ma invece di concentrarsi sui loro punti di forza, come spesso sembrano essere capaci di fare gli uomini, le donne trascorrono più tempo a scusarsi per quelli che considerano i propri punti deboli". In un momento in cui l'Europa fa appello a un maggior numero di operatori in ambito scientifico e tecnologico, la professoressa Greenfield usa termini come "tragedia" e "disastro" per descrivere il fatto che non sono ancora state individuate soluzioni per fermare l'emorragia che colpisce la metà dei talenti. Indica invece in modo molto chiaro da dove devono arrivare tali soluzioni: "Le misure a livello di governo sono le uniche che possono tradursi nei maggiori risultati oggi necessari. Sono importanti anche le azioni e le iniziative di altro tipo, ma da sole non possono bastare", afferma la professoressa. Pur ammettendo di non essere a piena conoscenza di quanto si realizza sul piano comunitario per affrontare la questione delle donne nella scienza, la professoressa Greenfield afferma di non disporre di prove che i risultati abbiano raggiunto il livello di base nel Regno Unito. Tuttavia, avendo chiesto nella sua relazione del 2002 che le azioni e le iniziative per promuovere il ruolo delle donne nella scienza fossero caratterizzate da una maggiore integrazione, sarebbe forse favorevole a una nuova iniziativa, finanziata dall'UE, con lo scopo di riunire le molteplici organizzazioni e reti esistenti in Europa in un'unica piattaforma europea delle scienziate (EPWS). Alla domanda di CORDIS News su quando vedremo progressi concreti, la professoressa risponde: "Quando le donne sceglieranno di non abbandonare la scienza, è questo l'obiettivo".

Paesi

Regno Unito

Il mio fascicolo 0 0