Da un progetto emerge che le donne continuano a essere escluse dalla politica nell'Europa centrale e orientale
"Un maggiore equilibrio tra i generi rappresenta un obiettivo dell'Unione europea, tuttavia le donne continuano a essere escluse, e tale problema è più acuto nei paesi dell'Europa centrale e orientale [PECO]", ha dichiarato Yvonne Galligan, coordinatrice del progetto finanziato dall'Unione "Enlargement, Gender and Governance" (EGG-Allargamento, genere e governance), che ha presentato i propri risultati il 9 marzo. Il progetto ha analizzato la partecipazione delle donne alla politica negli otto PECO appartenenti all'Unione (Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia), nonché in Bulgaria e Romania. L'ipotesi di partenza era che le donne fossero sottorappresentate nelle istituzioni significative e nei gruppi associati (partiti politici, sindacati, organizzazioni non governative e movimenti sociali) di tali paesi. I ricercatori dell'EGG hanno confermato che la situazione è effettivamente questa, e hanno formulato nuove ipotesi al fine di spiegare il fenomeno. Il progetto ha inoltre prodotto una serie di raccomandazioni tese a migliorare la parità di genere nel campo della politica. Nel 2005, la rappresentanza media delle donne in seno ai parlamenti nazionali dei paesi UE era del 25 per cento, ma tale valore era del 17 per cento negli Stati membri dellEuropa centrale e orientale. Il divario tra la rappresentanza femminile nei PECO e nell'UE a 15 si è mantenuto costante per tutto lo scorso decennio, e sembra destinato a confermarsi, ha dichiarato Yvonne Galligan. Ciò è ancora più sorprendente se si tiene conto del fatto che i PECO sono democrazie relativamente recenti, che poggiano su nuovi accordi istituzionali. Nel 1990 in tali paesi vigevano condizioni quasi di parità, e ciò rappresentava un'opportunità per le donne. Tuttavia, ben presto le condizioni si sono deteriorate, ha affermato Yvonne Galligan. Ricerche precedenti hanno dimostrato che la nascita di nuove democrazie rappresenta di solito il momento in cui le donne iniziano a partecipare più attivamente alla governance. I ricercatori hanno scoperto che una delle ragioni di questa sottorappresentanza delle donne è la preferenza marcata per gli uomini nelle cariche politiche di rilievo. Le donne che entrano in politica sono spesso ritenute in controtendenza rispetto alle convenzioni sociali, e di conseguenza vengono guardate con un certo sospetto. Inoltre, le donne tendono a essere inserite nelle liste di partito in posizioni più basse, pertanto non acquisiscono il capitale politico necessario a sostenere una loro carriera in questo campo. Le donne che vengono elette nutrono inoltre forti sospetti nei confronti dei programmi politici di matrice femminista e finiscono per non cooperare tra loro, ben consapevoli che il femminismo rappresenta un disincentivo sotto il profilo elettorale. "Le femministe devono tapparsi la bocca durante le campagne elettorali, altrimenti rischiano di non essere elette. Sanno che devono concentrare la campagna su altri temi", ha affermato Eva Eberhardt, membro del gruppo dei ricercatori di EGG. Un ulteriore vincolo che limita le donne è la carenza di risorse finanziarie e di tempo, a causa degli impegni familiari, ha osservato Yvonne Galligan. Tra le raccomandazioni figurano lo sviluppo e l'attuazione di misure legislative, tra cui una modifica dei sistemi elettorali, misure speciali provvisorie o campagne di sensibilizzazione, nonché la promozione di immagini positive delle donne da parte delle autorità pubbliche. Per quanto riguarda l'UE, Yvonne Galligan ha usato le seguenti parole: "Prendiamo il toro per le corna - esigiamo la parità di genere per le elezioni del Parlamento europeo". Non tutti i presenti al seminario dell'EGG si sono detti d'accordo con tutte le conclusioni del progetto. Mentre alcuni hanno convenuto che le donne sono in una posizione di svantaggio a causa dei sistemi politici aggressivi e dominati dagli uomini, secondo altri le donne stesse sono in parte da biasimare. Le donne tendono a votare per gli uomini anziché per le donne, e per giunta sono meno inclini a farsi coinvolgere a livello di elettorato di base. Una risposta per alzata di mano a una domanda rivolta a un gruppo composto da persone di età compresa tra i 30 e i 40 anni, principalmente di sesso femminile, ha rivelato che solo quattro o cinque erano membri di un partito politico, e tre delle presenti erano o erano state europarlamentari. Non è stato tuttavia condotto un sondaggio comparativo con un campione di uomini. Il progetto EGG ha anche preso in esame i temi dell'integrazione di genere e del traffico delle donne ai fini dello sfruttamento sessuale. Per quanto riguarda il primo tema, le raccomandazioni principali sono state che le autorità devono attuare in maniera effettiva le politiche di integrazione di genere anziché limitarsi a farlo sulla carta e, a livello di UE, che il concetto di integrazione della dimensione di genere dev'essere comunicato in maniera più incisiva. Circa il traffico di donne, Eva Eberhardt ha concluso che i PECO rappresentano una "regione che nega il problema", in cui il traffico delle donne viene discusso molto di rado. Tra le sue raccomandazioni figurano ricerche più approfondite sulle cause primarie del traffico e dello sfruttamento sessuale delle donne, nonché sul comportamento da predatore dell'uomo, una politica più coerente verso l'esterno in materia di traffico delle donne e una legislazione che copra ogni forma di violenza contro le donne. L'impatto del progetto EGG sarà verosimilmente molto ampio. In termini di ricerca effettiva, il consorzio produrrà una relazione finale, oltre che relazioni su ciascuno dei paesi esaminati. Le relazioni sui singoli paesi verranno presentate in occasione di seminari di alto livello in ogni PECO e, secondo Yvonne Galligan, verranno diffuse nel momento in cui si avvertiranno maggiori pressioni a produrre risultati in termini di parità di genere a livello nazionale. A suo parere, al momento c'è un'apertura nei confronti di tale dibattito in seno alla Commissione e al Parlamento europeo. Il progetto avrà tuttavia altre ripercussioni. Yvonne Galligan ha dichiarato al Notiziario CORDIS: "Una delle cose più importanti che abbiamo appreso durante il progetto è come fare ricerca insieme. Il gruppo presentava effettivamente grandi discrepanze in termini di cultura della ricerca e di modo di trattare i temi oggetto dell'analisi". Secondo la coordinatrice, si è trattato di un aspetto molto positivo del progetto. La ricerca che si occupa di studi di genere rappresenta inoltre un tema relativamente nuovo nei PECO, e la maggior parte dei paesi coinvolti nel progetto non aveva mai condotto ricerca sulle questioni di genere in politica. Pertanto, l'EGG ha "gettato le basi" per lo studio delle donne e della politica nell'Europa centrale e orientale, ha osservato Yvonne Galligan.
Paesi
Bulgaria, Cechia, Estonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia